La Vergine di Guadalupe: storia di un popolo

Foto © Vatican News

Quando si parla e si pensa alla Vergine di Guadalupe, la cui festa ricade il 12 dicembre, dobbiamo sicuramente ricordare che la sua storia riguarda un intero popolo: quello atzeco e poi messicano. Protagonista di questa storia è sicuramente Juan Diego Cuauhtlatoatzin, (1474-1548) uno dei primi aztechi convertiti al cristianesimo.

Gli Aztechi, o Mexica, erano una delle più grandi e influenti civiltà precolombiane, che fiorì nel Messico centrale tra il XIV e il XVI secolo. La loro cultura, ricca di tradizioni, arte e ingegneria, ha lasciato un’impronta indelebile sulla storia di tutta l’America Latina. Essi erano originari di un luogo leggendario chiamato Aztlán, successivamente si stabilirono sulle isole del lago Texcoco, dove fondarono la loro capitale, Tenochtitlán, l’attuale Città del Messico, una meraviglia architettonica e un centro cerimoniale di grande importanza.

Nel 1521, Hernán Cortés (1485-1547) e gli spagnoli conquistarono la capitale azteca, dando origine alla Nuova Spagna. Successivamente, i francescani arrivarono per diffondere il Vangelo tra i nativi, suscitando inizialmente una certa diffidenza che, però, portò alla conversione di alcuni indigeni, tra cui lo stesso Juan Diego.

Secondo i racconti tramandati dal Nican Mopohua, un testo nahuatl del XVI secolo, la Vergine Maria apparve a Juan Diego Cuauhtlatoatzin, un indigeno convertito al cristianesimo, sul colle di Tepeyac tra il 9 e il 12 dicembre 1531. La Vergine, dalle sembianze meticce e parlante in lingua nahuatl, gli chiese di far costruire un santuario nel luogo dell’apparizione.

E proprio nel santuario è conservato il mantello di Juan Diego, sul quale è riprodotta l’immagine di Maria, come una giovane nativa americana: che per la sua pelle scura è chiamata dai fedeli la “Virgen morenita”. Durante la terza apparizione, la Vergine gli chiese di raccogliere dei bellissimi fiori di Castiglia, rose tipiche della regione spagnola, in un luogo dove non ce n’erano. Quando Juan Diego mostrò le rose al vescovo, Juan de Zumárraga (1468-1548) un frate francescano spagnolo, miracolosamente apparve l’immagine della Vergine sulla sua tilma (manto) che da allora è venerata come la Madonna di Guadalupe.

La “tilma”, ancora intatta dopo quasi cinquecento anni  è formata da due teli di “ayate”, della fibra d’agave cuciti insieme, l’immagine della Vergine, che non sembra dipinta da mani umane, non presenta infatti tracce di pennellate, è circondata dai raggi del sole e la luna sotto i piedi, porta sull’addome un nastro di colore viola annodato sul davanti che tra gli atzechi indicava lo stato di gravidanza; sotto la luna, un angelo dalle ali colorate di bianco, rosso e verde, i colori della bandiera messicana, che sorregge la Vergine stessa. Questo miracoloso prodigio ha avuto un enorme impatto spirituale sui nativi dell’epoca, incoraggiandoli ad accettare il Vangelo portato dai missionari spagnoli.

L’immagine della Vergine sulla tilma è stato oggetto di studio e venerazione da secoli. Le sue caratteristiche uniche, come gli occhi che sembrano seguire l’osservatore e i dettagli realistici del mantello, hanno suscitato grande stupore e devozione.

C’è da ricordare che le apparizioni di Nostra Signora di Guadalupe sono state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, e Juan Diego è stato proclamato santo il 31 luglio del 2002 da Giovanni Paolo II (1978-2005).

La Madonna di Guadalupe è venerata dai cattolici come patrona e regina di tutti i popoli di lingua spagnola, specialmente del continente americano. La sua festa è celebrata il 12 dicembre, giorno dell’ultima apparizione del 1531.

Il Santuario della Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, a Città del Messico, è oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio più visitati al mondo, con oltre venti milioni di devoti all’anno. Ogni 12 dicembre, in occasione della festa della Vergine, il sito si riempie di fedeli che arrivano da ogni parte del continente, molti dei quali percorrono lunghe distanze a piedi in segno di devozione.

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