L’Epifania è una delle feste cristiane più antiche. Le prime celebrazioni risalgono al III secolo d.C., soprattutto nelle Chiese d’Oriente.
In origine, l’Epifania non celebrava solo la visita dei Magi, ma comprendeva anche altri momenti fondamentali della vita di Gesù, come il battesimo nel fiume Giordano e, in alcuni casi, il miracolo delle nozze di Cana.
Dobbiamo aggiungere che la prima volta l’Epifania è ricordata da Clemente Alessandrino (150-215) teologo, filosofo e scrittore cristiano, nell’anno 194, nella sua opera “Stromata”, scritta tra la fine del II secolo e l’inizio del III, egli attestava che la stessa Epifania, avesse radici in Egitto, una tradizione che anticipa la celebrazione della nascita e del battesimo di Gesù. Inoltre egli sosteneva che i “Basilidiani”, una setta agnostica attiva nel II secolo soprattutto ad Alessandria d’Egitto, celebravano quel giorno il Battesimo di Gesù. Basilide era un maestro gnostico, particolarmente attivo sotto l’imperatore Adriano (120-140 d.C.) che diceva di trasmettere un insegnamento segreto ricevuto tramite Glaucia, interprete dell’apostolo Pietro, affermazione tipica degli gnostici, ma non storicamente verificabile.
Con la separazione delle festività nel calendario cristiano, il Natale venne distinto dall’Epifania. In Occidente, la festa si concentrò principalmente sull’adorazione dei Magi, mentre in Oriente rimase legata soprattutto al battesimo di Gesù. Nel Concilio di Saragozza del 380 non venne istituita né definita teologicamente la festa dell’Epifania, ma se ne presuppose chiaramente l’esistenza e l’importanza liturgica.
La decisione principale che riguarda l’Epifania fu stabilita dallo stesso Concilio dove si affermava che nessun cristiano potesse assentarsi dalle celebrazioni liturgiche tra il 17 dicembre e il 6 gennaio. Questo dimostra che in Spagna, nel IV secolo, l’Epifania era già una festa riconosciuta ufficialmente, celebrata con una liturgia pubblica obbligatoria.
Anticamente aveva luogo una solenne processione da Gerusalemme a Betlemme, come ci viene descritto nella “La peregrinatio” di Eteria (o Egeria) era il racconto di un pellegrinaggio in Terra Santa compiuto da una donna cristiana tra il 381 e il 384 circa. Eteria era probabilmente una donna colta, forse una monaca, originaria della Spagna nord-occidentale o della Gallia, scrisse il suo resoconto sotto forma di lettere indirizzate a un gruppo di “sorelle”.
La “ Peregrinatio” è ritenuta una fonte storica particolare, perché offre la descrizione più dettagliata della liturgia cristiana del IV secolo, ci mostra come si celebravano la Settimana Santa, la Pasqua e la stessa Epifania. Inoltre sappiamo dal suo racconto che il 6 gennaio era una festa molto solenne e celebrava insieme la nascita di Gesù e la manifestazioni ai Magi, le celebrazioni duravano più giorni con veglie e processioni. Queste notizie ci fanno comprendere come il Natale e l’Epifania erano ancora unite in Oriente, mentre in Occidente questi giorni, erano già separati e distinti.
Dopo il Concilio di Saragozza, l’Epifania diventerà proprio nell’Occidente una festa stabile e verrà inclusa nel calendario, soprattutto in relazione al Natale ormai fissato al 25 dicembre. Ma, naturalmente questo giorno ci ricorda anche l’omaggio dei Re Magi al neonato Bambino. In merito ai loro nomi, se ne ebbe notizia soltanto nel XII secolo, allorché si disse di averne ritrovati i corpi a Milano. Secondo la tradizione cristiana, i resti, le reliquie dei Re Magi sono conservati nella Cattedrale di Colonia all’interno di un grande reliquiario d’oro noto come lo “Shrine of the Three Kings”.
La Cattedrale dei Santi Pietro e Maria custodisce un’imponente arca-reliquiario contiene le ossa dei tre Magi: Melchiorre, Gaspare e Baldassarre. Il nome Melchiorre di origine forse ebraica potrebbe significare “il re della luce”, egli giungeva dall’Europa o Asia occidentale, quello di Baldassarre potrebbe interpretarsi come “il signore del meriggio” ed egli veniva dall’Arabia o Babilonia, mentre per Gaspare si deve intendere “ colui che porta il tesoro”, e proveniva dall’India o dalla Persia.
I doni che portarono i Magi, l’oro simboleggia la regalità di Cristo, l’incenso riconosce la sua divinità e la lode a Dio, e infine la mirra, anticipa la sua sofferenza e la morte redentrice, e questi doni ci ricordano che adorare Cristo, significa riconoscerlo come Re, Dio e Salvatore.
L’arrivo dei Magi davanti alla grotta lo riassume in maniera chiara e comprensibile a tutti il vescovo e teologo S. Giovanni Crisostomo (344/407) in questo pensiero: “Se i Magi non fossero giunti che per un semplice viaggio, non avrebbero adorato. Ma essi videro un bambino povero, una stalla, una madre umile. Eppure, in quella povertà estrema, essi riconobbero Dio e offrirono i doni della loro fede. Non si scandalizzarono dell’umiltà, perché i loro occhi cercavano l’eterno”.
Dal punto di vista teologico, possiamo affermare che nella festa dell’Epifania c’è senza dubbio un messaggio universale: Gesù non si manifesta solo a un popolo, ma a tutta l’umanità. Per questo la festa è particolarmente importante nel calendario liturgico cristiano, poiché ribadisce l’idea di apertura e di salvezza universale per ciascun essere.

