La Madonna del Divino Amore: “Salvezza del popolo romano”

Foto Vatican News

Quest’anno, il 4 giugno, ricorre l’80° anniversario della liberazione di Roma. Al comando del generale Kurt Maeltzer (1894-1952) le truppe tedesche avevano occupato la Città Eterna il 10 settembre del 1943, e Roma venne dichiarata “Città aperta”, dopo l’accordo con il Conte Giorgio Carlo Calvi di Bergolo (1877-1977) marito della principessa Iolanda Margherita di Savoia (1901-1986).

La liberazione della capitale avverrà da parte dei soldati americani, guidati dal generale Mark Wayne Clark (1896-1984) la sera del 4 giugno 1944. Ma perché la Madonna del Divino Amore, il santuario mariano di Roma, come lo definì nella sua prima visita il 1° maggio del 1979 Giovanni Paolo II, proprio in quei giorni di giugno del 1944 è stata definita: “Salvezza del Popolo Romano”? Facciamo un passo indietro ricordando brevemente quei drammatici giorni.

Tutta la zona di Castel di Leva, dov’è situato il santuario, era sotto il rischio di possibili bombardamenti, ricordiamo che siamo nell’ “Agro Romano”, su suggerimento di papa Pio XII, il quadro della Madonna, che era sulla Torre del primo miracolo nel lontano 1740, e poi da lì staccato e posto nell’antico santuario, fu portato a Roma nella chiesa a lei intitolata presso Fontanella Borghese, siamo nel rione di Campo Marzio: era il 24 gennaio 1944.

Visto il grande afflusso di romani e devoti della Madonna, il 23 febbraio l’effigie mariana viene trasferita nella basilica di S. Lorenzo in Lucina, e il testo di una lapide all’interno del tempio lo ricorda: “In questa basilica di San Lorenzo in Lucina, l’entusiasmo del popolo venerava la Madonna del Divino Amore, premessa ai più solenni trionfi remunerati con la incolumità di Roma L’11 marzo, considerando che l’affluenza della gente andava sempre più aumentando, il dipinto mariano, attribuito alla scuola del grande pittore Pietro Cavallini (1250-1330), si sposta ancora e viene portato, sempre in processione nella più grande basilica di S. Ignazio, nella piazza omonima. Una curiosità apparsa sul giornale “Civiltà Cattolica”, dava notizia che in quei giorni furono distribuite circa quindicimila comunioni.

Al termine dell’ottavario di Pentecoste, e della novena alla Madonna del Divino Amore, la domenica 4 giugno all’interno della basilica viene letto da parte di mons. Gilla Vincenzo Gremigni (1891-1963) camerlengo dei parroci, il testo del voto dei romani, nei confronti della Vergine, affinché la città venisse risparmiata dalla distruzione da parte dei tedeschi, esercito occupante.

Nel testo si legge: “I fedeli promettono di correggere la propria condotta morale, di erigere un nuovo santuario e di realizzare un’opera di carità a Castel di Leva”. La sera stessa di domenica i tedeschi lasciano la città senza colpa ferire.

La domenica successiva l’11 giugno Pio XII (1939-1958) volle recarsi di persona a S. Ignazio per omaggiare la Madonna del Divino Amore e salendo sull’antico pulpito, attualmente conservato nel nuovo santuario a Castel di Leva, insieme al primo rettore del santuario stesso don Umberto Terenzi (1900-1974) rivolgendosi a quanti affollavano la basilica disse tra l’altro: “Noi oggi siamo qui non solo per chiederLe i suoi celesti favori, ma innanzitutto per ringraziarLa di ciò che è accaduto, contro le umane previsioni, nel supremo interesse della Città Eterna e dei suoi abitanti. La nostra Madre Immacolata ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli; Ella ha ispirato, a chi ne aveva in mano la sorte, particolari sensi di riverenza e di moderazione; onde nel mutare degli eventi, e pur in mezzo all’immane conflitto, siamo testimoni di una incolumità, che ci deve riempire l’animo di tenera gratitudine verso Dio e la purissima Madre”.

E in quello stesso giorno Pio XII conferisce alla Madonna del Divino Amore il titolo di “Salvatrice dell’Urbe” e allo stesso tempo la proclama “Salvezza del Popolo Romano”. Il venerato quadro della Madonna, scortato da migliaia di persone, farà ritorno al Santuario il 12 settembre, dove sarà accolta con canti e preghiere dagli abitanti della zona. Roma era salva.

Concludiamo con gli ultimi versi della poesia in dialetto “La Madonna der Divin’Amore” del giornalista romano Carlo Sabatini (1924-2007): “E come ha già sarvato ‘sta città / da le brutture de la guera boja / o Madonnella nun ce sta a pensà: / ridacce ancora tanta pace e gioia / perché sur monno, schiavo der peccato, / torni a brillà la luce del creato.

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