Papa Leone XIV, parlando al board del Programma Alimentare Mondiale ha affermato che: “i conflitti vengono ‘alimentati’ più facilmente di quanto le persone vengano nutrite.” Bastano queste parole per capire dove siamo arrivati come umanità. E per chiedersi: cosa possiamo fare noi? Da giovane impegnata nell’associazionismo di matrice cattolica, nel mio piccolo, continuo a chiedermelo. Il Papa ha parlato di “mercificazione della vita umana“, ovvero di un sistema che tende a rendere invisibili coloro che “non generano un valore quantificabile”. È una critica durissima all’ordine globale, ma è anche uno specchio in cui dobbiamo guardarci tutti. Anche noi giovani, spesso distratti o convinti che i grandi problemi appartengano ai grandi della terra. Eppure, il discorso al PAM apre anche una porta. Leone XIV ricorda che la Chiesa cattolica, attraverso parrocchie, Caritas, associazioni, “spesso raggiunge popolazioni vulnerabili in aree inaccessibili per gli attori internazionali.” Questo non è un vanto autoreferenziale: è una responsabilità concreta che ricade anche su di noi, giovani cattolici impegnati nell’associazionismo.
L’associazionismo cattolico non è fatto solo di momenti di preghiera o di ritiri spirituali. È una scuola di umanità. È il luogo dove impari che il volto dell’altro ti riguarda, che la sua fame non è un dato statistico ma un appello. È esattamente quello che il Papa chiama “solidarietà“: non un sentimento vago, ma un impegno strutturato, capace di fare rete, di moltiplicare l’efficacia collettiva. Cosa possiamo fare concretamente? Molto più di quanto pensiamo. Possiamo sensibilizzare le nostre comunità sui meccanismi che producono la fame, non solo le catastrofi naturali, ma le scelte politiche, i tagli agli aiuti, le logiche di mercato che escludono i più poveri. Possiamo sostenere le campagne di raccolta del cibo in diversi modi ma, anche e soprattutto, con la voce: sui social, nelle scuole e nelle piazze. Possiamo scegliere consapevolmente cosa mangiamo e comprare, sapendo che ogni scelta economica ha un impatto globale.
La fame non è un problema tecnico in attesa di una soluzione. È una questione morale. E come ci ricorda Leone XIV, “la dignità di ogni persona umana rimane intatta a prescindere dalle circostanze”. Riconoscerla, difenderla, nutrirla, nel senso più letterale, è il cuore della nostra fede e della nostra responsabilità come giovani nel mondo. Non aspettiamo che qualcun altro risolva ciò che riguarda tutti: abbiamo il dovere di agire in prima persona.

