La lezione delle catacombe

poveri
persona in condizione di povertà. Foto di Timur Weber: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-tenendo-aiuto-disperato-9533305/

Leone XIV richiama uomini e donne a non restare insensibile davanti alla piaga della povertà, mettendosi al pari di quanti in stato di necessità. Della “predilezione” che Dio rivolge ai poveri, Leone XIV ha trattato in particolare nella sua esortazione apostolica “Dilexi te”. Riguardo al diventare “rifugio” per i poveri, Robert Francis Prevost invita a chiedersi se si fa davvero quanto nelle proprie facoltà per arrivare “là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità”, ascoltandone i pensieri, condividendone le attese, pronunciandone i nomi. “Allora vedremo che i poveri diventano loro stessi rifugio per altri”, avverte Leone XIV.

In chiusura del Concilio 42 vescovi firmarono nella Catacombe di Santa Domitilla, a Roma, il cosiddetto “Patto delle catacombe”, per sancire l’impegno di realizzare una Chiesa povera per i poveri. I firmatari si impegnavano personalmente a vivere da Chiesa “povera e dei poveri”, ed hanno poi vissuto questo impegno fino in fondo con scelte concrete. La conclusione del Vaticano II offrì l’occasione a Paolo VI per un ispirato messaggio ai poveri: “O voi tutti che sentite più gravemente il peso della croce, voi che siete poveri e abbandonati, voi che piangete, voi che siete perseguitati per la giustizia, voi di cui si tace, voi sconosciuti del dolore, riprendete coraggio: voi siete i preferiti del regno di Dio, il regno della speranza, della felicità e della vita, siete i fratelli del Cristo sofferente e con lui, se lo volete, voi salvate il mondo”, evidenziò papa Montini. E aggiunse: “Sappiate che non siete soli, né separati, né abbandonati, né inutili: siete i chiamati da Cristo, la sua immagine vivente e trasparente. Nel suo nome, il Concilio vi saluta con amore, vi ringrazia, vi assicura l’amicizia e l’assistenza della Chiesa e vi benedice”.

A sei decenni da allora Leone XIV nota come sia diffusa anche ai nostri giorni “un’ingiustizia sociale che sgorga dalla corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria”. La perdita di senso della trascendenza nella vita quotidiana non è più tanto una negazione teorica dell’esistenza di Dio; piuttosto si evidenzia nella mancata considerazione della sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale. I primi a subire le conseguenze di questo vuoto sono i poveri, il cui numero, sottolinea papa Leone, è in costante aumento in molte società. “L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione”, sostiene il Pontefice figlio spirituale di Sant’Agostino. Viene così esibita una “dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia”. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni. Per questo Leone XIV cita le parole del Salmo che risuonano ancora colme di verità: “Divorano il mio popolo come il pane”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: