La fede in Gesù Cristo: la vera fonte della felicità

Nuove disposizioni del Vaticano prevedono che il Papa risponda solo a domande personali. Niente più questioni inerenti al viaggio, alla politica, alla geopolitica o ai temi caldi che riguardano la Chiesa o il Vaticano e stuzzicano la curiosità dei grandi media alla ricerca di scoop da prima pagina. Per questo una giornalista italiana ha chiesto il permesso di porre una “domanda personale” al Pontefice. Una domanda semplice e diretta: gli ha chiesto se il Papa è una persona felice.

La domanda della vaticanista non sembra aver imbarazzato o sorpreso più di tanto Papa Leone che, dopo aver sorriso, ha dato una risposta chiara ed esaustiva. «Felice? Sì, penso di sì». La giornalista ha dunque chiesto “Dove trova…”, intendendo probabilmente chiedere quale è la fonte della felicità del Papa. Ma la risposta di Leone è arrivata prima che la domanda fosse formulata per intero (facendo così prova di determinazione e concretezza). “Trovo… nella fede”. «Nonostante le difficoltà. Sono contento della scelta fatta molti anni fa, che rinnovo ogni volta.  E dico: seguire Gesù è la cosa più felice della vita».

Dopo questo breve scambio di battute il Papa ha voluto scherzare con la giornalista chiedendogli il perché della sua domanda: «Non so se mi vedi triste…». E qui il messaggio finale: Interpellato sul peso che un Pontefice porta sulle spalle, la responsabilità della Chiesa, ha risposto «è pesante, qualche volta di più. Ma Dio è grande, molto più grande di noi».

Quello tra il Pontefice e la giornalista sembrerebbe uno scambio di poca importanza, alcuni hanno giudicato negativamente la domanda perché banale e poco rispettosa o inerente. C’è chi addirittura, commentando sui social, ha definito “cortigianeria” la questione (così un noto intellettuale cattolico italiano). Ma a dire la verità la risposta dice molto agli uomini di oggi, cristiani e non cristiani. La risposta del Papa che afferma di essere felice perché “seguire Cristo è la cosa più felice della vita” è – a suo modo – un annuncio di speranza per l’uomo in un mondo spesso troppo stanco e troppo triste per dirsi felice.

L’uomo, infatti, ha sempre cercato di essere felice, lo desidera ardentemente anche quando non se ne accorge, e tutto ciò che fa nella vita – le scelte, l’impegno, le relazioni, gli affetti e i progetti – punta a quell’obbiettivo (più o meno evidente a sé stesso): trovare la felicità. Questo confermano la filosofia e la letteratura, che da sempre cercano di aiutare l’uomo a trovare il tesoro tanto desiderato offrendo le più svariate strade e vie, più o meno percorribili, per poter vivere bene, vivere felici: ciò che Aristotele definisce il bene supremo a cui ogni uomo aspira, il fine ultimo di ogni sua azione.

Tuttavia le innumerevoli difficoltà, le delusioni, le sconfitte e i dissapori che spesso la vita riserva, possono far sorgere nell’uomo un sentimento di delusione e di disillusione: il radicato convincimento che la felicità sia irraggiungibile, una mera illusione, e dunque che la vita stessa non possa superare un certo livello di soddisfazione, un livello troppo basso che non raggiunge la soglia di quella che vorremmo definire felicità. Nessuna fiducia negli uomini, nessuna fiducia in Dio: la frustrazione può annidarsi nel cuore quando i sogni non si realizzano o gli obbiettivi sperati non si raggiungono. Le difficoltà hanno la meglio e ci si adegua, sforzandosi di accontentarsi di quello che si ha.

Leone XIV non ha scritto un trattato sulla felicità, non ha preparato un discorso, né ha sistematizzato un pensiero per aiutare l’uomo a trovare il tesoro più ambito. Ha risposto sorridendo, a braccio, a chi gli chiedeva se fosse felice e dove avesse trovato quel tesoro. La risposta è semplice e nasce dalla esperienza personale: la fonte della felicità è nella fede in Cristo.

Papa Leone XIV offre dunque, in poche parole, una risposta chiara a l’uomo disilluso e cinico che ha smesso, non solo di sperimentare la felicità ma di cercarla. E la risposta è che la vera felicità non viene da i beni materiali, dal denaro o dal successo professionale (lo sappiamo ma ci cadiamo sempre); non la troviamo dentro noi stessi, neanche nelle relazioni, nell’affetto dato o ricevuto, né nell’amore umano: la vera felicità viene dal seguire Gesù Cristo.

E le difficoltà? Il peso, se non della Chiesa, quantomeno quello della quotidianità, delle relazioni, dei fallimenti, delle difficoltà economiche… Il peso c’è, ammette il Papa, ma «Dio è grande. Più grande di noi».

In poche parole – e in altre parole – papa Leone XIV, ha ricordato – senza volerlo – le parole di Giovanni Paolo II che, alle soglie del terzo millennio il 19 agosto del 2000 a Tor Vergata, annunciava ai giovani che ogni desiderio umano trova il suo compimento in Cristo e in nessun altro luogo, cosa o persona: «In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate».

E ciò che sant’Agostino insegnava affermando che il cuore inquieto dell’uomo non troverà riposo se non in Dio, nel suo amore e nella sua contemplazione che è gioia e riposo per l’anima. «Cercando te, Dio mio, io cerco la felicità della vita […] E questa è la felicità, godere per te, di te, a causa di te; fuori di questa non ve n’è altra» (Confessioni, libro X).

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