La bontà: un valore cristiano

Il mondo attuale sembra essere dominato dalla frenesia, si corre per qualsiasi cosa, dalla competizione, sempre più crescente, dall’individuo che preferisce vivere di apparenza, parlare di bontà, ai giorni nostri, può risultare, visto il comportamento di alcune persone o di interi gruppi, quasi superfluo o addirittura inutile e anacronistico. La bontà è una qualità, o forse un modo di essere, che si manifesta e si dimostra in diversi contesti della nostra esistenza, ed è sicuramente una qualità insostituibile e fondamentale della convivenza umana. Essa diventa una disposizione dell’animo umano, che ci conduce a fare del bene, agendo con gentilezza, empatia e rispetto verso gli altri.

Se seguiamo una tradizione spirituale vediamo e intendiamo la bontà stessa come una virtù, nel Cristianesimo è merito dello Spirito Santo, ce lo ricorda San Paolo nella lettera ai Galati: “Il frutto dello Spirito, è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà”, nel buddismo è parte integrante della compassione, mentre nell’ Islam è vissuta sotto forme di carità e nelle filosofie orientali, è legata all’armonia interiore e collettiva. Talvolta consideriamo dei gesti di bontà, anche gli atti di eroismo, come salvare qualcuno da un pericolo, o in termini strettamente economici, più convenientemente, fare una donazione verso qualche ente o associazione, ma più spesso la bontà si può esercitare e praticare anche attraverso l’uso di una semplice parola, di un incoraggiamento verso chi sta in difficoltà, o dedicare del tempo a chi ne ha più bisogno. Non si tratta semplicemente di “essere gentili” o “non fare del male”, ma di provare con il nostro comportamento a cercare, per quanto possibile a migliorare il mondo, anche attraverso piccoli gesti quotidiani.

In un’epoca, come quella che stiamo vivendo e forse subendo, contrassegnata da divisioni sociali, crisi ambientali, dalla perdita di fiducia verso il prossimo, riscoprire la bontà, può essere un punto di partenza: forse un modo per ritrovare l’umanità che ci unisce e per creare relazioni più sane, più vere. Tutti possono comprendere e soprattutto praticare la bontà, non dobbiamo appartenere ad una determinata categoria o classe sociale, ma bisogna possedere un cuore aperto e tanta volontà di fare del bene, non per mettersi in mostra o sentirsi elogiare, e ricordarsi di quanto diceva Madre Teresa di Calcutta (1910-1997): “La vera bontà, non si aspetta nulla in cambio”.

Pertanto la bontà autentica vera si distingue nettamente dalla compiacenza o dalla ricerca di approvazione: essa si esprime, prevalentemente in gesti discreti ma significativi, fatti e compiuti in maniera semplice e spontanea.

“La bontà è il linguaggio che i muti possono parlare e i sordi possono ascoltare” in questo pensiero dello scrittore e umorista statunitense Mark Twain (1835-1910) si può sintetizzare il valore della bontà, che diventa così una qualità e una virtù che, se si vuole, può far parte dell’animo umano. Nella Bibbia, la bontà è una delle caratteristiche fondamentali di Dio, basta ricordare quanto recitato nel Salmo 34: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore”. Dio agisce sempre per il bene delle persone.

Nei vangeli Gesù stesso, attraverso le parabole, mette in relazione la bontà, con quello che si trova nel cuore di ogni singola persona, oppure ci ricorda e ci insegna, paragonandoci all’albero, che la vera natura di una persona si riconosce dalle sue azioni, proprio come un albero si riconosce dai suoi frutti: “Così ogni albero buono produce frutti buoni, e ogni albero cattivo produce frutti cattivi. Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni”.

Da qui, si comprende e si deve capire, quanto sia importante per ogni vero cristiano, praticare la bontà. Talvolta si pensa e si vuole far credere che la bontà sia sinonimo di ingenuità o di debolezza. In realtà, ci vuole forza per essere buoni in un mondo che spesso premia e riconosce l’arroganza o la furbizia, la bontà richiede coraggio: il coraggio di andare controcorrente, di scegliere la via più difficile, di rispondere con amore dove c’è odio.

In definitiva la bontà può essere vista come una scelta di vita, consapevole e costante che può, provare a contribuire alla costruzione di relazione umane più giuste, e più rispettose e solidali verso tutti.

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