In pieno Medioevo, nel XII secolo, tra le tante figure che hanno lasciato un’impronta nella società dell’epoca, c’è senza dubbio la monaca e mistica benedettina Ildegarda di Bingen e si può affermare che sia stata una teologa, compositrice e guaritrice. Era nata a Bermersheim vor de Hode, un comune della Renania-Palatinato in Germania nel 1098, in una famiglia nobile tedesca, Hildegard fu offerta a soli otto anni, a causa della sua salute, come oblata e dedicata alla vita religiosa al convento di Disibodenberg. Pronunciò i voti monastici tra il 1112 e il 1115 nelle mani del vescovo Ottone di Bamberga (1060-1139) una cittadina situata in Baviera. Studiò sui testi del teologo siro, Dionigi l’Aeropagita, vissuto nel I secolo e del vescovo di Ippona, Agostino (354-430).
Fin da bambina, aveva sperimentato visioni mistiche che descrisse come una “Luce Vivente” che le parlava. Queste visioni non erano allucinazioni, ma esperienze spirituali che interpretava come messaggi divini. A quarantatré anni, si sentì spinta a mettere per iscritto le sue visioni e a diffondere il loro contenuto. Il suo primo grande lavoro, lo “Scivias”, un’abbreviazione di “Sci vias Domini”, ovvero “Conosci le vie del Signore” un compendio di 26 visioni accompagnate da interpretazioni teologiche. Le sue visioni non erano soltanto fenomeni mistici, ma veri e propri strumenti di riflessione teologica e filosofica, così la visione diventa un ponte tra l’umano e il divino, tra la razionalità e il mistero. In quest’opera, Hildegard esplorò temi come la creazione, la redenzione e la fine dei tempi, affrontando questioni complesse con una profonda intuizione spirituale.
Nei suoi scritti compare spesso anche il concetto di “viriditas” per indicare l’energia creatrice di Dio, presente sempre nella natura e nell’uomo. Dopo la morte della priora del convento Giuditta di Sponheim, Ildegarda le succedette nel 1136 ma qualche anno dopo, visto il crescente numero delle novizie, si trasferì nella comunità femminile del monastero benedettino di Rupertsberg, da lei stessa fondato nel 1150 vicino a Bingen.
Oltre agli studi teologici, Ildegarda, si dedicò anche allo studio della natura e della medicina. Le sue opere “Physica e Causae et Curae” sono veri trattati di medicina, botanica e zoologia che descrivono le proprietà curative di piante, animali e minerali. In essi descrive, infatti, piante, animali, pietre e malattie, offrendo rimedi naturali e consigli terapeutici. Queste opere testimoniano il suo approccio olistico alla salute, che considerava la connessione tra corpo, mente e spirito. Hildegard era una sostenitrice della medicina naturale, basata sull’uso di erbe e rimedi che ancora oggi trovano un certo interesse, soprattutto come medicina alternativa.
Ma Ildegarda viene anche ricordata come compositrice di musica, raccolte tutte nel “Symphonia armoniae caelestium revelationum”, sono canti liturgici medievali. La sua musica si distinse per il suo stile unico, caratterizzato da melodie ampie e melismatiche che esprimono una profonda spiritualità. Il termine “melismatico” si riferisce a un modo di cantare e di comporre musica, in cui una singola sillaba di testo viene cantata su più note musicali diverse. “L’Ordo Virtutum”, l’ordine delle Virtù è un’opera di teatro morale considerata una delle prime forme di oratorio.
La presenza e L’influenza di Hildegard non si limitò al suo convento. Grazie alla sua reputazione di profetessa e consigliera, intrattenne una fitta corrispondenza con imperatori, papi e figure di spicco del suo tempo. Intraprese anche quattro viaggi di predicazione, un’impresa straordinaria per una donna di quell’epoca, in cui le donne raramente avevano accesso alla vita pubblica, si può affermare che sia stata veramente una donna fuori del tempo, capace di unire fede e ragione, spiritualità e scienza.
C’è da ricordare inoltre che Ildegarda divenne famosa anche per aver creato una lingua artificiale, che chiamò “Lingua Ignota”, una lingua segreta, creata probabilmente per scopi mistici e per essere usata all’interno della sua comunità monastica, probabilmente dalle sorelle del suo convento. Era un modo per distinguere la sua comunità, un linguaggio speciale e sacro, un glossario di circa 1.011 parole inventate, accompagnate da un alfabeto di 23 lettere, anch’esse create da lei e chiamate “litterae ignotae”.
Malferma nella salute fisica, ma vigorosa nello spirito, s’impegnò per un adeguamento rinnovamento della vita religiosa, colpita da malattia nel 1179, morirà il 17 settembre. Poco tempo prima di morire, Ildegarda aveva predetto e annunciato la data della sua morte alle sue monache e si era preparata spiritualmente all’incontro con Dio, con grande serenità.
Papa Benedetto XVI (2005-2013) la proclamerà santa il 10 maggio del 2012 e sarà una cosiddetta canonizzazione equipollente, una forma di riconoscimento della santità usata dalla Chiesa quando una figura è già venerata da secoli con culto diffuso e stabile. Non ha luogo il normale processo canonico con miracoli. Bisogna aggiungere che in realtà, Ildegarda era venerata come santa già dal Medioevo, specialmente in ambito monastico e tedesco, ma non era mai stata formalmente canonizzata dalla Chiesa universale fino al 2012.
Il 7 ottobre del 2012 lo stesso Papa Raztzinger definirà Ildegarda di Bingen, Dottore della Chiesa, come esempio eminente di dottrina, santità e sapienza spirituale. Sarà la quarta donna a ricevere questo titolo dopo Teresa D’avila il 27 settembre 1970, per opera di Paolo VI (1963-1978) e lo stesso pontefice farà ugualmente con Caterina da Siena il 3 ottobre 1970 e Teresa di Lisieux che Giovanni Paolo II (1978-2005) nominerà dottore della Chiesa il 19 ottobre 1997.

