Sentiamo spesso parlare di accoglienza. La parola “accoglienza” deriva dal verbo accogliere, che a sua volta proviene dal latino “accolligere” e il suo significato originario è quindi quello di “raccogliere presso di sé”, o “far entrare” qualcuno o qualcosa. Sicuramente l’accoglienza è un valore fondamentale che accompagna la vita dell’uomo fin dalle sue origini. Accogliere significa aprire le porte agli altri, offrire ascolto, rispetto e disponibilità, ma a volte anche generosità.
Naturalmente non dobbiamo considerare l’accoglienza, soltanto come il ricevere una persona in un luogo fisico, ma bisogna sforzarsi di creare un clima di fiducia e di inclusione, nel quale l’individuo possa sentirsi riconosciuto e valorizzato. E’ evidente, che nella società contemporanea, attraversata da tanti eventi e fenomeni, non sempre positivi, e soprattutto caratterizzata da ritmi, non solo veloci, ma frenetici, e da una crescente diversità culturale, l’accoglienza assume un ruolo ancora più importante e spesso difficile da realizzare.
Una buona accoglienza, favorisce l’incontro tra persone con esperienze, tradizioni ed idee differenti, contribuendo a superare spesso pregiudizi e incomprensioni, ma si possono costruire delle relazioni autentiche, basate sul dialogo e sulla reciproca comprensione. Fin dall’ antichità, l’accoglienza è stata considerata una virtù fondamentale. Ospitare una persona, offrire aiuto a chi si trova in difficoltà o semplicemente rivolgere un sorriso a uno sconosciuto, sono azioni che rafforzavano il senso di comunità e favoriscono la pacifica convivenza.
Nelle antiche civiltà sia quella greca che quella romana, l’accoglienza e di conseguenza l’ospitalità erano un dovere sacro: il viaggiatore veniva accolto, rifocillato e protetto, prima ancora di essere interrogato sulla sua identità. In molti villaggi del passato, soprattutto nelle campagne, era consuetudine offrire cibo, acqua e un posto dove riposare a chi era in viaggio. Le famiglie aprivano le proprie case agli ospiti e spesso l’intera comunità partecipava all’accoglienza degli stranieri.
Anche nel Medioevo, monasteri e locande rappresentavano luoghi sicuri per pellegrini e viandanti. L’ospitalità era vista come un gesto di solidarietà e di rispetto verso il prossimo. In molte culture, accogliere un individuo, era considerato un segno di benedizione, e ogni persona veniva trattato con ogni riguardo. Infatti, quando una persona si sente accolta, e trattata bene, sviluppa fiducia negli altri e si integra più facilmente nel contesto sociale. Nella nostra società, questa accoglienza assume ancora oggi, un’importanza e un valore ancora più grande, se si pensa ai continui spostamenti di persone in tutto il mondo, per motivi di studio, di lavoro o di necessità.
Chi arriva in un luogo nuovo, può provare soprattutto all’inizio, paura, incertezza e solitudine, ecco che allora un semplice gesto di disponibilità, una parola gentile, o un aiuto concreto possono fare una grande differenza, trasformando un’esperienza sicuramente difficile in un’opportunità di crescita.
Ci piace ricordare un pensiero di San Benedetto (480-547) che nella sua Regola così scriveva: “Tutti gli ospiti che arrivano siano ricevuti come Cristo stesso, perché Egli dirà: ero forestiero e mi avete accolto. Qualche millennio più tardi Madre Teresa (1910-1997) dirà rivolgendosi a ogni essere umano: “Accogli ogni persona che viene da te, come se fosse Gesù Cristo in persona”.
Proprio Gesù, sapeva accogliere e incontrare veramente tutti, senza pregiudizi né distinzioni: in primo luogo i poveri, i primi destinatari del Vangelo; poi i ricchi, i pubblici peccatori, le prostitute e i malati, per tutti aveva parole e soprattutto perché incontrava l’altro in quanto essere umano come lui, non era prevenuto verso nessun uomo o donna, verso di tutti c’era quel dialogo e quella comprensione, che l’uomo contemporaneo troppo spesso e sovente mette da parte.
In definitiva accogliere, significa riconoscere nell’altro, il famoso prossimo, una persona degna di rispetto e contribuire a creare un mondo in cui nessuno si deve sentire escluso e solo.

