Il Signore è il mio pastore: il Salmo di Davide

Immagine creata con ChatGtp

Tra i tanti salmi, che si recitano abitualmente nelle lodi mattutine, sicuramente uno dei più conosciuti, anche sotto il profilo della melodia, è senz’altro quello che si apre con il famoso verso: “Il Signore è mio pastore”. Il testo, che storici e studiosi, attribuiscono a Davide, venne scritto mille anni prima della nascita di Gesù Cristo, e lo stesso Davide, divenuto poi re d’Israele, visse tra il 1010 e il 970. C’è da ricordare che in quel determinato periodo storico, Israele non aveva libri di preghiere, aveva solamente i salmi. Essi erano testi che il popolo usava per parlare con Dio: per ringraziare, per lamentarsi, per chiedere aiuto e lodare, venivano cantati e accompagnati alla lira o all’arpa nel Tempio di Gerusalemme.

Gli ebrei vivevano in una civiltà prettamente rurale e in parte anche nomade, per uomo, la cui principale ricchezza era data dal suo gregge di pecore, e tutta la sua vita, si incentrava sulla necessità di trovare pascoli ed acque abbondanti. Così era il pastore, che usciva con il gregge e che lo guidava e soprattutto non l’abbandonava, in questo che era un vero lavoro, egli era attento e vigile. L’immagine del pastore richiama qualcuno che conosce le proprie pecore, le guida con pazienza, le protegge dai pericoli e si prende cura di loro con amore. Questo salmo, è una preghiera semplice, ma al tempo stesso profonda, capace di parlare al cuore di ogni persona, in ogni epoca. In essa troviamo un messaggio di fiducia, protezione e speranza, che continua a essere attuale anche al mondo di oggi.

Analizzando il testo, si parla di “pascoli erbosi” ed acque tranquille, potremmo dire che non significa di benessere materiale, ma è quasi un invito a cercare quella pace interiore che può nascere ed esistere dalla fiducia in Dio. Proprio queste immagini ci ricordano quanto, ancora una volta sia importante ritrovare momenti di silenzio, preghiera e di ascolto, per provare a riscoprire ciò che conta davvero. Uno dei passaggi più intensi è certamente quello che dice: “se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me”, da qui si capisce e si comprende che la vita presenta inevitabilmente delle prove, delle sofferenze e addirittura momenti di smarrimento. Ecco che allora il salmo, offre una certezza: Dio non abbandona mai e la sua presenza, diventa forza, quando ci sentiamo deboli, e luce quando attraversiamo il buio e soprattutto conforto e consolazione, quando il dolore sembra prevalere.

Se pensiamo al riferimento al bastone e al vincastro del pastore, citati nel salmo, questi strumenti usati dal pastore, non rappresentano soltanto la protezione, ma anche la guida. A volte Dio stesso, ci invita a cambiare strada, a correggere i nostri passi e a fidarci di lui, anche quando la nostra mente non comprende pienamente il senso degli avvenimenti. Potremmo intenderla come una chiamata alla fede, che non vuole mettere da parte le domande e i dubbi, ma permette di affrontare la fede stessa con maggiore serenità. Ancora oggi, i versetti di questo salmo, ci presentano il Signore proprio come un “buon pastore”, che continua a chiamare ciascuno per nome, per lui non saremo mai un numero, a guidarlo con amore e a ricordargli che, anche nelle notti più oscure della nostra esistenza, egli starà sempre con noi. Se saremo in grado di seguire quanto lui ci dice ogni giorno, allora potremmo dire tutti in cori, come nelle lodi mattutine: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”.

Sconto del 15% sul primo acquisto su StampaeStampe.it
Sconto del 15% sul primo acquisto su StampaeStampe.it

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Lenovo

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: