“A pochi mesi dall’inizio del mio Pontificato, chiamai mons. Agostino Casaroli al mio fianco come Segretario di Stato e poco dopo lo creai Cardinale – disse Giovanni Paolo II -.Per lunghi anni, sino al compiersi del suo mandato nel dicembre del 1990, ho avuto modo di constatare con ammirazione, beneficiandone per primo, la sua fedeltà e le sue molteplici doti umane, pastorali e diplomatiche”. E aggiunse: “In occasione della mia visita alla diocesi di Piacenza volli recarmi a Castel San Giovanni, suo paese natale, ed entrare nella chiesa parrocchiale dove egli fu battezzato, cresimato e ordinato sacerdote, lì elevai un rendimento di grazie allo Spirito Santo per averlo donato alla Chiesa al diretto servizio della Sede Apostolica”. L’ecumenismo ha nel Concilio il suo momento più alto e intenso. Promuovere il ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani è stato uno dei principali intenti del Vaticano II.
Conversando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla GMG di Rio de Janeiro, Francesco ha ricostruito le radici ecumeniche e conciliari del proprio pontificato attraverso il debito di riconoscenza verso Angelo Roncalli. «Giovanni XXIII è un po’ la figura del prete di campagna, del prete che ama ognuno dei fedeli, che sa curare i fedeli», ha sottolineato papa Bergoglio. «E questo lo ha fatto come vescovo, come nunzio. Tante testimonianze di Battesimo false ha fatto in Turchia in favore degli ebrei! Era un coraggioso. Prete di campagna, buono, con un senso dell’umorismo tanto grande e una grande santità». E ancora: «Quand’era nunzio, alcuni non gli volevano tanto bene in Vaticano, e quando arrivava per portare i conti, o chiedere a certi uffici, lo facevano aspettare. Mai se ne è lamentato. Pregava il rosario, leggeva il breviario… Mai. Un mite, un umile».
E Giovanni XXIII, puntualizza Francesco, era anche «uno che si preoccupava per i poveri: quando il cardinale Casaroli è tornato da una missione, credo fosse l’Ungheria o la Cecoslovacchia, non ricordo, è andato da lui a spiegare come era stata la missione, la diplomazia dei piccoli passi, lo ha ricevuto in udienza, venti giorni dopo moriva, Giovanni XXIII, e quando Casaroli se ne andava lo fermò, “Ah, eccellenza, una domanda: lei continua ad andare da quei giovani?”. Perché Casaroli andava a trovare al carcere minorile di Casal del Marmo, giocava con loro… E Casaroli: “Sì, sì”. “Non li abbandoni mai”. Questo a un diplomatico che arrivava da un viaggio così impegnativo…Giovanni XXIII “Non li abbandoni mai”. Un grande. Un grande». E poi, continua Francesco, «il Concilio, un uomo docile alla voce di Dio. Perché quello gli è venuto dallo Spirito Santo, e lui è stato docile. Pio XII pensava a farlo, ma le circostanze non erano mature per farlo. Giovanni XXIII non ha pensato alle circostanze, ha sentito quello e lo ha fatto, un uomo che si è lasciato guidare dal Signore». Inquadrare teologicamente la svolta conciliare consente di rintracciarne i tentativi di attuazione nel pontificato riformatore di Jorge Mario Bergoglio.

