A che serve fare penitenza e confessarsi, confidando ad un qualsiasi sacerdote i pensieri e soprattutto le mancanze e i peccati? Generalmente tutti l’hanno sempre chiamata confessione e popolarmente così si continua a chiamarla così, ma giustamente la Chiesa la definisce come il sacramento della Penitenza, o meglio ancora sacramento della Riconciliazione o del Perdono. Il Vangelo ci ricorda che Gesù ha lasciato a tutti, senza distinzione alcuna, un mezzo con cui possiamo, se vogliamo, ricorrere continuamente al suo perdono: il sacramento della Confessione.
Quando Egli appare risorto rivolgendosi agli Apostoli dice: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. E ancora. “Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”. Così è scritto nel Vangelo di Giovanni. Da quel momento gli Apostoli e i sacerdoti in futuro hanno la capacità di assolvere quanti si accostano semplicemente davanti ad un confessionale di una qualsiasi chiesa.
Talvolta si ha quasi paura e timore della confessione, perché si teme di essere giudicati, ma bisogna ricordare che proprio in questo sacramento risiede principalmente la misericordia di Dio. Dobbiamo vedere il confessionale, non come un tribunale, ma come un luogo d’incontro tra noi e la misericordia infinita di Dio: è un tornare a casa. Chiaramente quando ci si trova a parlare con un sacerdote, ad aprire il proprio cuore, nel momento dell’assoluzione, Gesù stesso ci chiede, dopo averci infinitamente perdonato, un cambiamento di vita, di comportamento, e ci ricorda le parole che egli stesso disse all’adultera: “Neanch’io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più…”.
Naturalmente, e non vuole essere una giustificazione, sappiamo benissimo, quanto sia fragile la nostra natura umana, e così ci facciamo talvolta prendere dalle nostre tante e troppe debolezze. Grazie al sacramento della Penitenza, l’uomo ha la possibilità e l’opportunità di veder cancellate o azzerate tutte le sue colpe commesse, è un invito a ricominciare, certi che il Signore ci sarà sempre vicino. C’è senza dubbio nella confessione un momento di autenticità e sincerità, è un momento di confronto, è un dialogo che ci aiuta a capire e a guardarci dentro a trovare quell’ umiltà che può condurci a Dio, proprio mediante una buona confessione.
E proprio una buona confessione deve essere sempre preceduta da un attento esame di coscienza, parola che forse nella nostra epoca, sembra passata di moda o addirittura dimenticata, con il quale possiamo provare a specchiarci a domandarci quali siano le nostre mancanze e i nostri difetti. Il penitente riflette sui propri peccati, riconoscendo le proprie mancanze alla luce della fede e della morale cristiana. Una vera e sincera confessione può aiutarci a liberarci dai nostri sensi di colpa e ci consente di ritrovare un senso di pace e serenità.
Il sacramento offre la grazia di superare le debolezze e di crescere nella vita spirituale e la confessione favorisce la crescita personale e la maturazione morale, aiutando il fedele a riconoscere i propri errori e a impegnarsi per migliorare. Non dobbiamo fare un elenco delle nostre colpe, ma riconoscere tutte le volte che abbiamo nella nostra vita compiuto azioni che non sempre si possono definire da veri cristiani. In confessionale dobbiamo metterci in condizione di chiedere a Dio il suo perdono, e di conseguenza la sua riconciliazione, con noi stessi e con i fratelli.
Il peccato allontana in sostanza l’uomo da Dio e dalla comunità ecclesiale, ma attraverso la confessione, il fedele sperimenta pienamente il perdono divino e la riconciliazione con la Chiesa stessa, la confessione è un sacramento, è un momento di grazia, un incontro a tu per tu con Dio, così, il perdono ricevuto non è solo simbolico, ma reale e liberatorio: è un invito a ricominciare, a ricostruire il legame con Dio, con gli altri e con se stessi. Il perdono non cancella solo un peccato, un errore commesso, ma restituisce all’individuo dignità e libertà e ci ricorda che siamo e valiamo di più dei nostri sbagli. Il sacerdote, in nome di Cristo, pronuncia le parole dell’assoluzione, attraverso le quali Dio perdona i peccati del penitente.
Nel lontano passato i peccati si confessavano in casa del sacerdote e l’assoluzione era data in chiesa, dall’XI secolo, tutto il rito si svolgeva in chiesa, davanti al confessore seduto su una semplice sedia. Fu il Concilio di Trento del 1545 che prescrisse come luogo del sacramento una sede chiusa che dal XVII secolo assunse le caratteristiche del confessionale, in alcuni casi, realizzato in maniera artistica, che troviamo nelle singole chiese. In definitiva possiamo fare nostro il pensiero di S. Agostino: “Nella confessione l’uomo esprime la sua umiltà, nella misericordia Dio manifesta la sua grandezza”.

