San Gregorio Magno, conosciuto anche come Gregorio I, è una delle figure più influenti della Chiesa cattolica e uno dei quattro grandi Dottori della Chiesa latina, insieme ad Ambrogio, Agostino e Girolamo. Nato intorno al 540 a Roma in una famiglia patrizia, che si distingueva per la nobiltà, probabilmente apparteneva all’antica “gens” Anicia, era figlio del senatore Gordiano e di Silvia, si dedicò ben presto allo studio del diritto, preparandosi ben presto a coprire nel 573 la carica di prefetto della città di Roma.
Ma, non era questo il suo desiderio, abbandonò la carriera civile, per abbracciare la vita monastica, fondando diversi monasteri, tra cui uno nella sua casa sul colle romano del Celio, dedicato a Sant’Andrea, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione: “Cerca di meditare ogni giorno le parole del tuo creatore. Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio, perché tu possa desiderare più ardentemente i beni eterni e con maggior desiderio la tua anima si accenda per i beni del cielo”. Egli conduceva infatti, una vita fatta di preghiera e solitudine, sotto la guida dell’abate Valentino, sottoponendosi a frequenti digiuni, e solo la madre Silvia, provvedeva ogni giorno a inviargli qualche pasto frugale. Nel 578 venne ordinato diacono da Benedetto I (575-579) e nominato allo stesso tempo come uno dei sette diaconi regionali di Roma.
Nell’antica Roma, a partire dal III secolo, il Papa aveva diviso la città in sette regioni ecclesiastiche, a capo di ognuna delle quali aveva posto un diacono. Questi diaconi, noti come “diaconi regionali”, avevano compiti molto importanti: l’assistenza spirituale ai poveri, la gestione del patrimonio ecclesiastico e la collaborazione con il vescovo.
Il suo profondo desiderio di vivere come monaco fu interrotto quando Papa Pelagio II (579-590) lo inviò come ambasciatore a Costantinopoli, presso la corte dell’imperatore Tiberio II (578-582) con lo scopo di rafforzare i legami con l’Impero Bizantino, per chiedere aiuto contro i Longobardi che minacciavano e assediavano Roma e l’Italia, e per cercare di risolvere la questione teologica e lo scisma dei tre Capitoli, una controversia a carattere teologico che aveva allontanato le diocesi della Dalmazia e dell’Italia Settentrionale dalla Sede Apostolica.
Gregorio, richiamato a Roma, divenne il consigliere più ascoltato dal Papa, erano in quel periodo, anni tristi e oscuri per l’Italia, oltre alle incursioni dei Longobardi, si registrarono devastazioni causate da alluvioni e piogge torrenziali in varie regioni, oltre all’epidemia causata dalla peste, che si diffuse rapidamente nella città di Roma. Il 7 febbraio 590 ne rimase vittima lo stesso pontefice Pelagio II, fu indicato Gregorio come suo successore, ma egli riluttante volle attendere la conferma da Bisanzio e il 3 settembre del 590, fu condotto in trionfo a S. Pietro e consacrato papa.
Come Vescovo di Roma, inizio subito la predicazione al popolo, ne sono testimonianza le omelie tenute sui Vangeli, fatte con un linguaggio semplice e chiaro: soleva ripetere che “Non si giunge mai alla conoscenza della verità se non attraverso l’umiltà”. Si prese cura dei più abbandonati riconoscendo che “Dare ai bisognosi ciò che è loro necessario è restituire il dovuto, non dare del nostro. Si tratta di un debito di giustizia, non di un’opera di misericordia”. Si diede da fare affrontando la minaccia longobarda non con la guerra, ma con la diplomazia. Siglò accordi e trattati di pace che, sebbene non definitivi, garantirono a Roma e ai territori papali un periodo di relativa stabilità. Riorganizzò l’amministrazione della Chiesa, stabilendo un sistema più efficiente per la gestione delle finanze e del vasto patrimonio terriero (il “Patrimonium Petri”).
Avviò inoltre importanti missioni di evangelizzazione, la più famosa delle quali fu quella inviata in Inghilterra sotto la guida dell’arcivescovo Agostino di Canterbury (534-604) che contribuì in modo decisivo alla cristianizzazione dell’isola.
Gregorio, compose il “Sacramentario”, una raccolta di preghiere liturgiche della Chiesa Romana, inoltre c’era l’indicazione della “stazione”, ovvero la chiesa di Roma dove il Papa celebrava la messa in un determinato giorno. Questo rifletteva l’uso liturgico proprio della Sede Apostolica. Il Sacramentario gregoriano ebbe un’enorme importanza storica. Nel VIII secolo, Papa Adriano I ne inviò una copia a Carlo Magno, il quale desiderava unificare la liturgia del suo vasto impero. Questo testo divenne la base per la liturgia carolingia, diffondendosi in tutta Europa e contribuendo a formare il rito romano-franco che, con l’aggiunta di elementi locali, divenne il fondamento del Messale Romano moderno. Gregorio riformò anche il canto liturgico in latino, quello conosciuto e che da lui prese il nome di “gregoriano”.
A tal proposito un’antica leggenda ci racconta che lo stesso Gregorio, avrebbe dettato i suoi canti ad un monaco, come si vede in alcune illustrazioni, lo stesso monaco spinto dalla curiosità, avrebbe scostato una parte del paravento di stoffa, che lo separava dal pontefice, e vide una colomba, simbolo dello Spirito Santo, posata su una spalla del papa, che gli dettava a sua volta i canti all’orecchio.
Così furono raccolti e codificati in un unico libro “l’Antiphonarium Cento” i canti liturgici esistenti, creando in tal modo un “corpus” unificato per tutta la cristianità. Recenti studi di esperti musicologi sostengono che la vera storia del Canto Gregoriano si colloca nell’VIII secolo, durante il Rinascimento Carolingio, e rappresenta il risultato di un incontro e di una fusione tra due tradizioni musicali preesistenti: il canto romano antico, praticato a Roma, e il canto gallicano usato dalle popolazioni franche.
Gregorio fu autore dei “Dialoghi”, un’opera agiografica che racconta i miracoli e le vite dei santi italiani, tra cui quella di San Benedetto, di una “Regola pastorale”: un manuale per vescovi, in cui descrive con profondità spirituale e grande umanità le responsabilità del ministero pastorale.
Egli morì il 12 marzo del 604, proclamato santo a furor di popolo e celebrato dalla Chiesa cattolica il 3 settembre, giorno della sua elezione al pontificato e nel 1298 il Papa Bonifacio VIII (1294-1303) lo riconoscerà anche come “Dottore della Chiesa”.
Sicuramente le riforme di Papa Gregorio, lasciarono una ricca impronta spirituale e una nuova organizzazione della stessa Chiesa in epoca medievale, egli fu capace di portare ordine, carità e fede in un’epoca di disfacimento. “Magno” questo appellativo, non gli fu dato in vita, ma fu un riconoscimento postumo per la sua straordinaria opera.

