Giovani, vacanze e volontariato: un’estate che lascia il segno

Immagine creata con ChatGtp

Ogni anno, quando le scuole chiudono e le città si svuotano, torna la stessa domanda: cosa faranno i giovani quest’estate? La risposta più scontata è: riposare. Ed è giusto che sia così, dopo mesi di studio, di ansie, di sveglie all’alba, il tempo libero è un diritto, non un lusso. Vorrei però proporre uno sguardo diverso: le vacanze estive possono essere anche altro. Possono diventare un tempo pieno, dove il riposo del corpo si accompagna alla crescita del cuore. Parlo di grest, campi scuola, esperienze di volontariato, missioni in Italia e all’estero. Ciò non significa solo “fare del bene“: ma anche “tornare diversi“, ossia più consapevoli, più grati, più capaci di guardare l’altro negli occhi senza fretta.

C’è un sentire secondo cui il volontariato estivo sia una parentesi impegnativa, quasi in contrasto con l’idea di vacanza come pausa. In realtà è vero il contrario: chi si mette al servizio degli altri riposa in un modo più profondo, mettendo al centro il prossimo. Questo tipo di esperienza ha anche un valore comunitario che va oltre il singolo ragazzo o ragazza. Un gruppo di giovani che decide di dedicare una settimana d’estate a chi è in difficoltà racconta a tutta la comunità che un’altra estate è possibile: non solo consumo, spiaggia, evasione, ma anche incontro, responsabilità, gratuità. Vedere ragazzi scegliere liberamente di donare le proprie vacanze è un segnale che vale la pena raccontare senza esitazione.

Non si tratta di negare il bisogno di riposo, di mare, di leggerezza ma, al contrario, si tratta di allargare l’idea stessa di vacanza, includendovi anche il servizio come esperienza che rigenera. Le parrocchie, gli oratori, le associazioni cattoliche hanno da decenni questa intuizione, e continuano a offrirla silenziosamente, estate dopo estate, a migliaia di giovani. Forse la vera domanda da farsi non è più “riposo o impegno?“, ma come costruire estati capaci di tenere insieme entrambe le cose. Perché chi ha imparato, anche solo per una settimana, a mettersi al servizio del prossimo, porta con sé qualcosa che nessuna vacanza al mare potrà mai dare da sola.

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