Gesuita e scienziato: 70 anni fa moriva Pierre Teilhard de Chardin

Foto © Vatican News

Pierre Teilhard de Chardin nasce il 1° maggio 1881 al Castello di Sarcenat nel comune di Orcines, non lontano da Clermont-Ferrand, in un’epoca caratterizzata da un’accelerazione senza precedenti delle scoperte scientifiche, soprattutto nel campo della biologia e della paleontologia, c’è da aggiungere, anche, che la stessa teoria dell’evoluzione di Darwin aveva aperto nuove prospettive sulla comprensione della vita, e Teilhard cercò di integrare queste scoperte con la sua visione cristiana. Ma purtroppo visse in un periodo storco contrassegnato da due conflitti mondiali, che ebbero un impatto devastante sulla società europea.

Il padre ha interessi da naturalista che trasmette al figlio. A 11 anni Pierre viene inviato in collegio presso i Gesuiti, poi nel corso dell’adolescenza si sente chiamato alla vita religiosa, entrando successivamente nel 1899 nel noviziato dei Gesuiti a Aix-en-Provence per una formazione che, come per tutti gli appartenenti alla Compagnia di Gesù, durerà 13 anni. E’ il 1901, un nuovo secolo, Pierre pronuncia i primi voti religiosi, proprio in quell’anno in Francia, furono approvate delle leggi antireligiose e l’ordine dei Gesuiti, fu addirittura espulso dal territorio nazionale. Pierre è costretto a continuare gli studi all’estero, a Jersey, l’isola più grande del Canale della Manica, tra il Regno Unito e la Francia, approfondisce la teologia e contemporaneamente incomincia ad essere fortemente attratto dalla natura animale e vegetale, si aggiorna sulle nuove scoperte della fisica, e si dedica alla lettura e al pensiero di Henri Bergson (1859-1941) un filosofo francese, che influenzò la psicologia, la biologia, l’arte, la letteratura e la teologia. Egli proponeva una visione del mondo dinamica e creativa in cui era fondamentale il ruolo e la durata della coscienza.

Questa grande passione per la scienza instilla in Pierre, il dubbio che essa possa essere di ostacolo alla propria vocazione sacerdotale, ma riesce a superare la crisi poiché il maestro dei novizi gli dichiara che “il Dio della Croce gli richiede l’espansione naturale del suo essere tanto quanto la sua santificazione”.

Riceve la cattedra di fisica e chimica nel collegio dei Gesuiti al Cairo, tale incarico gli permette di dedicarsi alle sue prime ricerche sul terreno, e, soprattutto, è l’occasione per essere investito dalle prime grandiose sensazioni che lo condurranno alla scoperta di Dio nel cuore del Mondo. Il Mondo si crea ancora e in lui è il Cristo che si compie. “Quando ebbi inteso e compreso questa parola, contemplai, e mi accorsi come in un’estasi che attraverso tutta la natura mi ero tuffato in Dio”

Nel 1911 viene ordinato sacerdote ad Hasting, una cittadina inglese nella contea di East Sussex e dichiara: “Con tutte le mie forze, in quanto prete, voglio essere il primo a prendere coscienza di quanto il mondo ama, persegue e soffre…”. Lavorando successivamente a Parigi presso il laboratorio del celebre paleontologo Marcelin Boule (1861-1942), Pierre inizia a produrre degli studi in cui affiora la preoccupazione di creare una sintesi tra le nuove frontiere della scienza e le vedute religiose che intuisce rischino di bloccarsi in categorie culturali troppo rigide. Egli si interroga su come sia possibile conciliare l’amore appassionato e legittimo per un cosmo che si rivela sempre più grandioso, con la ricerca del Regno di Dio.

Laureatosi in scienze naturali viene inviato nella città cinese di Tien Tsin dove per due anni lavora in un importante laboratorio che collabora con quello parigino di Boule e partecipa così a spedizioni e scoperte paleontologiche. Resterà in Cina 20 anni, lavorando al servizio geologico di Pechino e partecipando alla scoperta del Sinantropo, importante anello della catena evolutiva umana.

E’ il periodo della sua partecipazione, come geologo alla spedizione denominata “Crociera Gialla”, sostenuta dalla Citroën, con l’obbiettivo di attraversare l’Asia Centrale tra Beirut e Pechino. Viene così a contatto con scienziati e tecnici non cristiani o cristiani solo di nome, ma ricchi di valori che Teilhard rispetta profondamente. La sua ansia evangelizzatrice viene ad assumere di conseguenza questo atteggiamento: “In ogni persona, anche non credente, non distruggere niente, ma far salire, far crescere. Tutto ciò che cresce va verso il Cristo.”

E dal 1951 si stabilisce definitivamente a New York, nella casa dei gesuiti di Park Avenue, dove continua i suoi studi alla Fondazione Wenner e da dove parte ancora per alcuni viaggi di ricerca, in Sud Africa, in Rhodesia, negli Stati Uniti stessi. Nel frattempo redige gli ultimi suoi grandi saggi in cui sintetizza i fili conduttori del suo pensiero.

Pochi mesi prima di morire in una lettera indirizzata ad una conoscente aveva scritto questa frase: “Se non ho preso abbagli, chiedo al Signore di morire il giorno di Pasqua”. Il 15 marzo 1954, durante un pranzo al Consolato di Francia, Padre Teilhard aveva confidato ad alcuni parenti: “Desidererei morire il giorno della Resurrezione”. Il 10 aprile 1955, dopo aver assistito alla solenne funzione nella Cattedrale di St.Patrick, Teilhard si reca ad un concerto poi in casa di amici per l’ora del thé, colpito da un infarto devastante, muore. Quel 10 aprile 1955 era la Domenica di Pasqua.

Tutto il pensiero di Teilhard è caratterizzato da una visione dinamica e ottimistica dell’universo. Egli vedeva l’evoluzione come un processo continuo e ascendente, guidato da una forza interiore che spinge la materia verso forme di coscienza sempre più complesse. Questa forza, che chiamò “energia radiale“, è per lui l’espressione dell’amore divino che pervade l’universo. Il suo lavoro ha aperto nuove prospettive sul rapporto tra scienza e fede, anche se talvolta è stato criticato per la sua visione troppo ottimistica dell’evoluzione e per la sua interpretazione del cristianesimo. Pierre Teilhard de Chardin rimane un gesuita e uno scienziato il cui pensiero continua a stimolare il dibattito e la riflessione, anche a settant’anni dalla sua morte. 

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