Gesù non invadente: cercare cuori, non territori

Ogni giorno apriamo la TV e vengono trasmesse notizie di guerre. Ovunque venti di guerra. Bambini, donne, anziani uccisi senza pietà. E qualcuno si chiede: Dio dov’è? Perchè? Mi ha colpito oggi mia moglie, sempre serena, che ha urlato: basta! La storia ci mette davanti a una verità che inquieta: anche i cristiani hanno invaso, combattuto, conquistato altri cristiani. Con croci sugli scudi, con preghiere sulle labbra, con Dio invocato da entrambe le parti. Questo non dice qualcosa contro il Vangelo. Dice qualcosa sull’uomo.

Il Vangelo non ha mai promesso di renderci immuni dal peccato, ma di svelarlo. E nulla smaschera l’uomo quanto l’uso del nome di Dio per giustificare la propria sete di potere. Gesù non ha mai invaso. È entrato inerme, a dorso d’asino. Non ha conquistato territori, ha cercato cuori. E quando Pietro ha alzato la spada, l’ha rimessa nel fodero. La tragedia della storia non è che i cristiani abbiano combattuto, ma che abbiano confuso Dio con se stessi, la fede con l’identità, la croce con la bandiera.

Ogni volta che il cristiano dimentica che il Regno di Dio non coincide con nessun regno umano, nasce la violenza “benedetta”, la guerra “giusta”, l’invasione “necessaria”. Eppure Dio resta fedele, anche quando i suoi lo tradiscono. Non ritira il Vangelo. Lo lascia lì, come specchio scomodo, a giudicare non gli altri, ma noi. Forse la vera conversione non è chiedersi chi aveva ragione, ma domandarsi con tremore: “Dov’era Cristo, mentre noi combattevamo in suo nome?”. Questa domanda, se accolta davvero, è già una preghiera.

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