Quando si parla di Fatima, la mente corre all’indietro e ripensa naturalmente a quello che accadde il 13 maggio del lontano 1917. Fatima è un nome arabo, così si chiamava la figlia di Maometto, ma la località delle apparizioni è infatti legata ad una cappella fatta erigere nel XII secolo da Mafalda di Savoia (1125-1157) sposa del primo re del Portogallo don Alfonso Henriques ( 1109-1185) dedicata ad una nobile fanciulla saracena di nome Fatima, catturata da cavalieri cristiani e che poi si sarebbe convertita.
La storia è nota. La vergine la domenica 13 maggio del 1917 appare a tre pastorelli alla Cova de Iria, lasciando a Lucia dos Santos (1907-2005), la più grande tra i veggenti, dei messaggi, alcuni dei quali si sono rivelati veri e propri segreti. Per decenni si è parlato di questi segreti, soprattutto del “Terzo”, quello che poi Giovanni Paolo II (1978-2005) nell’Anno Santo del 2000, e in occasione della beatificazione degli altri due pastorelli Giacinta (1910-1920) e Francisco Marto (1908-1919), proprio davanti al Santuario di Fatima, rese pubblico non solo alle migliaia di persone che affollavano il grande piazzale, ma a tutto il mondo.
E’ doveroso ricordare che proprio nel periodo storico delle apparizioni che si ripeterono ogni tredici del mese da maggio a ottobre, e tutto quello che accadde successivamente, Fatima fu senza dubbio la risposta all’ateismo che intendeva cancellare dall’orizzonte umano la presenza di Dio.
Infatti, le apparizioni si verificarono in un momento drammatico della storia, era in corso la prima guerra mondiale, si era alla vigilia della cosiddetta Rivoluzione d’ottobre in Russia, e lo stesso Portogallo aveva alla guida governi anticlericali. L’importanza dei messaggi e dei segreti di Fatima non risiede soltanto nei loro contenuti profetici, ma anche nel loro valore spirituale universale. Essi invitano alla riflessione interiore, alla preghiera, alla conversione e alla responsabilità collettiva per il destino del mondo.
In un’epoca segnata da guerre, crisi morali e incertezze, il messaggio di Fatima continua a essere percepito da molti come un appello alla speranza e alla trasformazione. In particolare tanti libri sono stati scritti nel passato sul cosiddetto “Terzo” segreto, giornalisti, studiosi, esperti e conoscitori di quanto accaduto a Fatima, hanno avanzato ipotesi di vario genere, su quanto la Vergine confidò a Lucia.
Il terzo segreto, come si è detto, reso pubblico ufficialmente solo nel 2000, è forse il più enigmatico. Descrive una visione simbolica in cui un “vescovo vestito di bianco” attraversa una città in rovina e viene infine ucciso insieme ad altri martiri. Molti hanno interpretato questa immagine come un riferimento alle persecuzioni contro la Chiesa e, in particolare, all’attentato del 1981 a Papa Giovanni Paolo II in piazza S. Pietro il 13 maggio. Tuttavia, proprio la natura simbolica del messaggio lascia spazio a diverse interpretazioni.
Ma, vale la pena ribadire che parlare e ricordare Fatima, non può e non deve significare solamente quello che c’è scritto e si racconta nel segreto, rivelato a Lucia. Questo luogo ogni anno vede la presenza di milioni di pellegrini che giungono da ogni parte del mondo, non vive di messaggi mariani, va oltre, come scritto su una delle tante pagine di facebook: “Sono partito con una domanda che avevo da vent’anni. A Fatima non ho avuto la risposta. Ho avuto di meglio la…pace”. Questa frase espressa da uno sconosciuto che si è recato a Fatima, conferma quello che fedeli, pellegrini e devoti della Madonna, trovano nel luogo delle apparizioni: la pace. Ed è così veramente.
Quando si giunge in Portogallo e ci si allontana dall’aeroporto di Lisbona, per raggiungere Fatima, appena si arriva, si comprende subito che in quel posto è successo qualcosa di unico, di irripetibile e di meraviglioso, qualcosa che attira tutti, maggiormente i devoti della Vergine, anche se sono passati più di cento anni. C’è chi parte per fede, chi per bisogno di consolazione, chi per ringraziare o per chiedere. Eppure, al di là delle motivazioni individuali, tutti condividono il desiderio di incontrare qualcosa che dia senso, che risponda, o almeno accolga le inquietudini più intime e nascoste di ogni essere umano.
Fatima, allora, non è solo una meta geografica, ma un simbolo. Rappresenta la speranza che il dolore possa essere trasformato, che le preghiere trovino ascolto, che la fragilità umana non sia inutile. Tra i pellegrini c’è anche chi percorre in ginocchio, a volte aiutandosi con le mani o proteggendo le ginocchia stesse l’ultimo tratto del piazzale, per chi lo fa, generalmente è l’adempimento di un voto o è legato ad una promessa fatta in un momento di difficoltà, oppure a un ringraziamento per una grazia ricevuta, i loro volti sono spesso segnati dalla fatica, raccontano in maniera silenziosa la propria condizione, ma nonostante la stanchezza in tutti c’è la fiducia e la speranza verso quella Madonna che li aspetta nella semplice cappellina.
E lei la “Tutta Bella” sta nella cappellina, che fu eretta nel 1919, la statua originale della Madonna di Fátima è alta poco più di un metro e venne realizzata nel 1920 dallo scultore portoghese Josè Ferreira Thedim (1892-1971). La costruzione nacque spontaneamente per iniziativa dei fedeli locali, proprio nel luogo dove, secondo la tradizione, i tre pastorelli dissero di aver visto la Madonna. Inizialmente era una struttura molto semplice, quasi improvvisata, ma con il tempo è stata restaurata e ampliata, mantenendo però sempre un forte valore simbolico. Sì, la Vergine Maria, sta sempre lì ad ascoltare quanti da ogni angolo della Terra, confidano le proprie paure e ansie, cercando quell’aiuto che solo lei può dare per superare le difficoltà di tutti i giorni.

