Il termine enciclica deriva dal greco “enkyklios”, che significa circolare, proprio perché queste lettere venivano diffuse a tutte le diocesi. In origine i papi scrivevano soprattutto epistole apostoliche, ma con il passar del tempo alcune lettere assunsero un valore più autorevole e universale, diventando encicliche nel senso moderno.
Le encicliche rappresentano uno degli strumenti più importanti attraverso cui la Chiesa cattolica comunica il proprio insegnamento ai fedeli e al mondo intero. Nel corso dei secoli, questi documenti particolari, hanno affrontato questioni religiose, morali, sociali, politiche ed economiche, diventando al tempo stesso dei veri punti di riferimento non solo per i cattolici, ma anche per studiosi, governi e naturalmente per la cosiddetta opinione pubblica.
C’è da aggiungere che pur non essendo considerate definizioni dogmatiche infallibili, assumono un valore elevato all’interno del magistero pontificio. Forme di comunicazione simili alle encicliche, esistevano già nei primi secoli del cristianesimo, erano gli stessi vescovi e pontefici che inviavano lettere alle varie comunità cristiane, con lo scopo di chiarire questioni che riguardavano la teologia, la disciplina e la liturgia.
Tuttavia, l’enciclica come la conosciamo ai tempi nostri, si sviluppò soprattutto tra il XVIII e XIX secolo, quando il papato iniziò a utilizzare questo mezzo di comunicazione, come strumento diretto per affrontare temi universali riguardanti la Chiesa e la società in genere.
Il primo pontefice ad utilizzare formalmente il termine “enciclica” fu Benedetto XIV (1740-1758) al secolo il famoso cardinale di Bologna, Prospero Lorenzo Lambertini, che pubblicò la “Ubi primum” il 3 dicembre del 1740, poco dopo la sua elezione al soglio pontificio.
Nel documento viene espressa una chiara visione delle priorità spirituali, morali e pastorali del papa, c’è un riferimento che riguarda la condotta morale dei sacerdoti e dei vescovi. Benedetto XIV insiste sul fatto che il clero debba essere un esempio per il popolo cristiano, e inoltre c’è un forte richiamo affinché i vescovi vigilino sulla formazione del clero, e una difesa della dottrina cristiana, dove si invitano i fedeli a custodire la stessa dottrina evitando interpretazioni arbitrarie della religione.
Non va dimenticato che in questa enciclica c’è un richiamo a dare importanza alla preghiera e alla devozione e naturalmente alla pratica dei sacramenti. Nel XIX secolo le encicliche assunsero un ruolo quasi centrale nella vita della Chiesa, per tutti vale ricordare quanto scrissero Pio IX (1846-1878) e Leone XIII (1878-1903) che usarono le encicliche stesse per affrontare le grandi trasformazioni della società moderna.
Si deve ricordare la celebre enciclica “Rerum Novarum” che Leone XIII pubblicò nel 1891 e che viene considerata ancora ai giorni nostri come un testo fondamentale che ci parla della dottrina sociale della Chiesa. Altre encicliche sono per così dire, passate alla storia, tra le quali la “Summi Pontificatus” scritta nel 1939 da Pio XII (1939-1958) nella quale il pontefice condanna il razzismo, il nazionalismo estremo e le ideologie totalitarie, era appena scoppiata la Seconda guerra mondiale; e poi ancora la “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII ( 1958-1963) scritta nel 1963, e la “Popolorum progressio” di Paolo VI (1963-1978) pubblicata nel 1967, di Giovanni Paolo II (1978-2005) ricordiamo tra le tante la “Laborem Exercens” del 1981 e la “Fides et Ratio” del 1998, e di Benedetto XVI ( 2005-2013) la “Caritas in Veritate” del 2009 e di Papa Francesco (2013-2025) non vanno dimenticate la “Laudato si” del 2015 e “Fratelli tutti” del 2020.
In definitiva, col passar del tempo e con le varie trasformazioni della società in genere, le encicliche mostrano una crescente attenzione ai problemi sociali ed economici, ribadendo sempre la centralità della persona sopra ogni cosa, proprio in questa società odierna e alla crisi anche culturale del nostro tempo, spesso caratterizzata dal relativismo, e dall’individualismo, la Chiesa attraverso le encicliche riafferma il valore della verità e della dignità umana.

