Dedicazione delle Basiliche di San Pietro e San Paolo: l’importanza di questa ricorrenza

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@ Fabio Fistarol su Unsplash

In questo mese di novembre, il giorno nove, dopo il ricordo della dedicazione della basilica di S. Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, il diciotto si celebra, la dedicazione delle basiliche di S. Pietro in Vaticano e di S. Paolo fuori le Mura. La ricorrenza affonda le sue radici nella Roma dei primi secoli. Dopo la pace costantiniana, l’imperatore Costantino (308-337) promosse la costruzione di due grandi basiliche sui luoghi più sacri della cristianità.

La dedicazione delle due basiliche venne ricordata fin dall’antichità e assunse nel tempo e nella storia un valore unico ed universale, poiché entrambe custodiscono la testimonianza dei due apostoli martirizzati a Roma. La basilica di S. Pietro, considerata il simbolo e il cuore della cristianità venne edificata sul colle Vaticano, sul sepolcro dell’apostolo Pietro, il primo Vescovo di Roma.

Papa Anacleto, (80-92) secondo le antiche testimonianze cristiane e i cataloghi papali, egli terzo vescovo di Roma dopo Pietro e Lino, fece costruire un piccolo luogo di culto, “oratorium” vicino alla tomba dell’Apostolo sul colle vaticano. Questo oratorio, era molto semplice, probabilmente una piccola cappella o un memoriale un “martyrium” destinato a custodire e onorare il sepolcro del Principe degli Apostoli. Nella Chiesa delle origini era comune edificare piccoli santuari sui luoghi dove i martiri erano stati sepolti, come segno di venerazione e di comunione spirituale, con lo scopo di conservare e proteggerne la memoria e offrire ai cristiani, un preciso punto di riferimento per la preghiera.

Questo primissimo oratorio precedette di circa due secoli la costruzione della grande Basilica di San Pietro voluta dall’imperatore Costantino nel IV secolo verso il 324-330.

Quando l’imperatore decise di innalzare la basilica, fece in modo che l’altare principale si trovasse esattamente sopra la tomba di Pietro, mantenendo così la continuità con il culto iniziato già dai primi papi, tra cui Anacleto. Gli scavi sotto la Basilica Vaticana, che hanno riguardato e interessato sia il sepolcreto e sia la necropoli, hanno confermato che fin dal II secolo esisteva un luogo di culto e venerazione sul sepolcro dell’apostolo, a supporto della tradizione antica.

C’è da aggiungere che Papa Silvestro I (314-335) consacrò la basilica, quella voluta da Costantino nel IV secolo, ma quella attuale vide l’interessamento di altri pontefici, infatti nel 1506 fu Giulio II (1503-1513) ad iniziarla.

La realizzazione della monumentale basilica si deve ai più grandi artisti che si sono succeduti nel tempo, tra i quali l’architetto Donato Bramante (1444-1514) lo scultore, pittore e genio, Michelangelo Buonarroti (1475-1564) l’architetto Carlo Maderno (1556-1629) e lo scultore Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). La basilica fu poi completata sotto il pontificato di Urbano VIII (1623-1644) e la dedicazione e consacrazione avvenne il diciotto novembre del 1626.

Il nome “colle Vaticano” ha un’origine antichissima, precedente al cristianesimo. Secondo molti studiosi, l’area era chiamata Vatica o Vaticum, un nome di origine etrusca sopravvissuto nell’uso romano. Il termine indicava una zona rurale paludosa, forse il nome di un antico insediamento, di un campo funerario o di una villa etrusca presso il Tevere.

In latino, vātēs significa “profeta”, “indovino” e tutta la zona era soggetta a riti profetici, da parte di sacerdoti o indovini che svolgevano attività religiose, al tempo di Pietro già si parlava di “ager Vaticanus” campagna vaticana, la zona non era dentro la città.

Il 18 novembre il calendario romano ha voluto ricordare, anche la memoria dell’altra basilica quella di S. Paolo fuori le Mura, che venne consacrata da Papa Pio IX (1846-1878) il 10 dicembre del 1854 dopo il famoso incendio che la distrusse la notte tra il 15 e il 16 luglio del 1823. Papa Leone XII (1823-1829) eletto due mesi dopo l’incendio della basilica, sulla via Ostiense, ordinò che la stessa venisse ricostruita, grande e bella come prima e lanciò un appello a tutta la cristianità. Le origini di questa basilica, dedicata all’apostolo delle Genti, si devono al vescovo Anacleto, che eresse sulla tomba un oratorio, toccò successivamente all’imperatore Costantino ingrandire il primitivo oratorio, che fu detto “ad corpus”.

Il sacro edificio, corrispondeva all’attuale transetto o crociera, e inoltre lo stesso imperatore fece deporre le spoglie dell’apostolo Paolo, in un sarcofago marmoreo, lo stesso che attualmente è situato sotto l’altare papale, coperto dall’imponente baldacchino di Arnolfo di Lapo di Cambio (1245-1302). In questa basilica sono conservate le reliquie delle catene, legate alla prigionia romana dell’apostolo, nel carcere Mamertino.

Da ricordare che sopra la cornice delle navate e del transetto, grandi medaglioni in mosaico riproducono il ritratto dei papi succedutisi da S. Pietro ai giorni nostri. Essi hanno un diametro di due metri e sono stati eseguiti quasi tutti nella Fabbrica del mosaico in Vaticano. La basilica di San Paolo fuori le Mura si chiama così perché si trova al di fuori delle antiche mura Aureliane che circondavano la città di Roma.

Nel III secolo d.C., l’imperatore Aureliano (270-275) fece costruire una grande cinta muraria per difendere la città dalle invasioni, queste mura includevano molti quartieri e basiliche, ma non l’area sulla via Ostiense dove sorgeva la tomba dell’apostolo Paolo. In definitiva ritornando alla festa del 18 novembre, la dedicazione di una basilica è importante perché rappresenta uno degli atti più solenni e simbolici della vita della Chiesa.

Non è una semplice “inaugurazione”, ma un rito sacro che trasforma un edificio in un luogo consacrato alla presenza di Dio e alla vita della comunità cristiana.

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