Dalla misericordia all’integrazione: la sfida di un’accoglienza autentica

Immagine creata con ChatGtp
La Chiesa, nel nome di un Dio che è amore, deve aprire le braccia a tutti, essere misericordiosa con tutti, come sintetizzò in Portogallo papa Francesco alla Giornata mondiale della Gioventù: “Tutti, tutti. Non mettiamo dogane nella Chiesa. Tutti!”. Questa “accoglienza universale”, e lo ha spiegato la rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, non significa affatto relativismo, né mettere da parte i valori ideali.

Il Magistero di Leone XIV pone l’accoglienza come un valore centrale. Accogliere secondo Robert Francis Prevost significa “ricevere, prendere con sé” ed è espressione di prossimità e custodia. La dignità umana non possiede passaporti e non perde valore quando si attraversa un confine. L’impegno del Papa per l’accoglienza e la dignità umana si articola su più fronti. Innanzitutto agisce contro l’indifferenza. Durante la visita alle Isole Canarie, Leone XIV ha richiamato l’Europa alle radici della sua civiltà ribadendo che non ci si può abituare a contare i morti.

L’accoglienza è alimentata dalla gratuità di uomini e donne di buona volontà, “lievito” di una società spesso influenzata dalla logica del profitto. Il Papa figlio spirituale di Sant’Agostino promuove perciò l’integrazione e la creazione di vie legali e sicure: ne è una testimonianza il suo viaggio a Lampedusa. Il primo elemento dell’evangelizzazione, come sottolineava San Paolo VI, è infatti la testimonianza: “Tutti i cristiani sono chiamati e possono essere, sotto questo aspetto, dei veri evangelizzatori. Pensiamo soprattutto alla responsabilità che spetta agli emigranti nei Paesi che li ricevono” (Evangelii nuntiandi, 21). Leone XIV lancia una vera “missio migrantium”, cioè una missione realizzata dai migranti, per la quale devono essere assicurate un’adeguata preparazione e un sostegno continuo frutto di un’efficace cooperazione inter-ecclesiale.

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