La Domenica delle Palme ci avvicina alla Pasqua di Resurrezione, ma nella stessa giornata ricordiamo anche la Passione di Gesù Cristo. Prima della riforma del calendario liturgico, avvenuta nel 1969, la domenica prima di Pasqua si chiamava semplicemente “Domenica delle Palme” e faceva parte di un periodo chiamato “Tempo di Passione”; esisteva anche una “Domenica di Passione” separata, la penultima di Quaresima. Inoltre, nella celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme si leggeva già il racconto della Passione, ma la denominazione ufficiale non univa ancora i due titoli. La Domenica di Passione si celebrava la quinta domenica di Quaresima, cioè due settimane prima della Pasqua, ed iniziava il cosiddetto Tempo di Passione, le ultime due settimane prima della Pasqua, erano dedicate più intensamente alla meditazione sugli ultimi giorni di Cristo.
Nelle chiese spesso si coprivano croci e immagini sacre con veli viola; la liturgia diventava più austera; e gli stessi testi della Messa, raccontavano la persecuzione e la sofferenza vissuta da Gesù, gli ultimi giorni. E proprio dopo questa domenica, inizia la “Settimana Santa” in modo solenne e festoso con la proclamazione del Vangelo che ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto da una folla di giovani, fanciulli e adulti, che tenendo in mano rami di palme e di ulivi, lo seguono in corteo trionfale e lo acclamano: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele! Osanna nell’alto dei cieli!”.
L’origine della Settimana Santa, risale al I-III secolo d.C., quando i primi cristiani, iniziarono a celebrare la Pasqua, con il tempo, nacque l’esigenza e il bisogno di ricordare i giorni precedenti quali la Passione, la morte e la Resurrezione. Solamente dopo l’Editto di Milano del 313, le celebrazioni diventarono pubbliche, e soprattutto a Gerusalemme si svolgono riti particolari per ogni giorno della “Settimana Santa”, legati in prevalenza ai luoghi della Passione. Nel Medioevo, nascono tradizioni popolari e le prime rappresentazioni della Passione, in Italia e Spagna. Il Concilio ecumenico di Trento (1545-1563) indetto da Paolo III (1534-1540) ha l’obiettivo di riformare la Chiesa, in risposta alle dottrine calviniste e luterane, ed è giusta per uniformare la stessa liturgia della Chiesa Cattolica.
Fu il pontefice Pio XII (1939-1958) ad intervenire tra il 195 e il 1955, in modo decisivo sulla liturgia della Settimana Santa per renderla più partecipata, comprensibile e vissuta dal popolo. Infatti, il Papa, spostò la Veglia Pasquale alla notte tra sabato e domenica, riportò il Giovedì Santo alla sera e mantenne il Venerdì Santo nel pomeriggio. Questo cambiamento fu fondamentale: più persone potevano partecipare dopo il lavoro e i riti risultavano più fedeli al significato evangelico.
Proprio la Veglia Pasquale, era diventata poco frequentata, ma lo stesso pontefice, reintrodusse la benedizione del fuoco e diede maggior risalto al cero pasquale, inoltre valorizzò la liturgia della Parola, rendendo ancora più evidente il significato della Resurrezione. Per trovare le prime testimonianze dei riti della Settimana Santa, dobbiamo tornare indietro nel tempo e ricordare la descrizione fatta dalla pellegrina spagnola, forse della Galizia, Egeria che si recò in Palestina. Tra il 381 e il 384 d.C. intraprese un pellegrinaggio verso l’Oriente: visitò città e luoghi fondamentali della tradizione biblica, come Gerusalemme, il Monte Sinai, l’Egitto e la Mesopotamia.
Durante il viaggio scrisse una serie di lettere indirizzate alle sue “sorelle” probabilmente una comunità religiosa femminile nelle quali descriveva i luoghi visitati, le usanze locali e soprattutto le celebrazioni liturgiche cristiane. Il suo scritto è conosciuto come “Itinerarium Egeriae o Peregrinatio Aetheriae” ed è una fonte storica di grande valore perché: ci offre una delle prime testimonianze dei pellegrinaggi cristiani descrivendo in dettaglio la liturgia a Gerusalemme nel IV secolo, mostrando infine il punto di vista raro, per l’epoca, di una donna viaggiatrice.
Parlando della Domenica delle Palme, racconta che le celebrazioni iniziavano già dalla vigilia, quando i fedeli si recavano al “Lazarium” la chiesa di Betania, che ricordava la resurrezione di Lazzaro, poi il giorno dopo la domenica si saliva al “Martirium”, la chiesa della Passione sul Golgota. Nel pomeriggio prima al monte degli Ulivi, quindi all’“Eleona”, la grotta dove Gersù ammaestrava i discepoli, e successivamente ancora più in alto, all’“Imbormon” la chiesa dell’Ascensione, dove veniva letto il passo del Vangelo sull’ingresso di Gesù a Gerusalemme.
La “Settimana Santa” si concludeva la sera della Resurrezione, con una sosta al Cenacolo per ricordare l’apparizione di Gesù agli apostoli. Ricordiamo, che dopo la Domenica delle Palme e il Tempo della Passione, arriva la Pasqua.
Anche nei giorni difficili che stiamo attraversando, può arrivare il tempo della Resurrezione, in ogni istante, a qualsiasi età, si può cominciare un nuovo mattino: basta pensare a quello che Gesù ha detto apparendo ai suoi discepoli, ma vale anche per tutti noi: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non è una speranza, per chi crede è una certezza!

