Dal deserto all’episcopato: la vita e l’eredità di Serapione di Thmuis

Foto dal sito della Cei

Il 21 marzo la Chiesa ricorda San Serapione di Thmuis, teologo e vescovo vissuto circa nel 300 d.C. e morto probabilmente dopo il 362 forse intorno al 370; entrambe le date non sono conosciute con precisione. In gioventù fu monaco e visse in un ambiente ascetico, entrando in contatto con la spiritualità dei primi eremiti del deserto egiziano, questo contesto monastico influenzò profondamente la sua spiritualità e la sua visione della vita cristiana. Grazie alla sua cultura teologica e alla sua reputazione di santità, fu scelto come vescovo della città di Thmuis, un importante centro del delta del Nilo, in Egitto.

Thmuis si trovava, come si è detto, nel delta del Nilo, nell’attuale Egitto. Era una città importante nell’antichità, soprattutto durante il periodo greco-romano dell’Impero Romano, Oggi il sito archeologico è vicino alla città moderna di Tell El‑Timai. Di Thmuis restano rovine e resti archeologici l’area è oggetto di scavi archeologici.

L’Egitto era diventata una provincia romana nel 30 a.C. quando l’imperatore Ottaviano Augusto (dal 27. a.C. al 14 d.C.) sconfisse Cleopatra VII (69-30 a.C.) e annesse il regno egiziano all’impero. Serapione era un anacoreta e, prima di diventare vescovo, conduceva una vita di solitudine e di preghiera nel deserto. La parola “anacoreta” deriva dal greco anachōrētḗs, che significa “colui che si ritira”.

Gli anacoreti erano cristiani che lasciavano la città e la vita ordinaria si ritiravano nel deserto o in luoghi isolati vivevano sempre in preghiera, digiuno e meditazione e cercavano al tempo stesso una relazione più intensa con Dio. Questo stile di vita era molto diffuso in Egitto tra il III e il IV secolo e diede origine al monachesimo cristiano. Una figura molto famosa di questa tradizione è Antonio Abate (251-356), considerato uno dei padri del monachesimo.

Serapione è venerato come santo in diverse tradizioni cristiane, soprattutto nelle Chiese orientali. La sua memoria rimane legata alla difesa della fede nicena e alla ricchezza della tradizione liturgica dell’antico cristianesimo egiziano.

Nel Martirologio Romano il libro ufficiale della Chiesa cattolica, che elenca i martiri e i santi riconosciuti, ordinati secondo il calendario, per la commemorazione quotidiana, fu istituito nel XVI secolo e la sua forma moderna fu pubblicata per la prima volta da papa Gregorio XIII (1572-1585) nel 1583, questo santo egiziano viene commemorato per la sua vita monastica iniziale, legata alla spiritualità dei padri del deserto; il ministero episcopale a Thmuis; il suo contributo teologico e liturgico, in particolare l’Eucologio di Serapione, uno dei più antichi testi liturgici cristiani.

L’Eucologio di Serapione, è una raccolta di preghiere liturgiche risalente al IV secolo. Questo documento è uno dei più antichi esempi di formulari liturgici cristiani conservati e offre preziose informazioni sulla liturgia della Chiesa egiziana antica. Si tratta inoltre di una collezione di trenta preghiere (eucologia) scritte in greco e destinate all’uso da parte di un vescovo, si trovano formulari per la celebrazione eucaristica, per il battesimo, l’unzione degli infermi e la sepoltura e contiene una delle prime testimonianze scritte del “Sanctus”, proprio all’interno della preghiera eucaristica.

L’Eucologio fu ritrovato in un manoscritto del monastero di Lavra, il più grande e il più antico dei venti monasteri ortodossi della Repubblica del Monte Athos, verso la fine del XIX secolo. C’è da ricordare che nel IV secolo la Chiesa era attraversata da forti tensioni dottrinali, in particolare dalla controversia sull’arianesimo, dottrina associata al presbitero Ario (256-336) che negava la piena divinità di Cristo.

Serapione fu uno dei più fedeli sostenitori della posizione definita dal Concilio di Nicea del 325, che affermava la consustanzialità del Figlio con il Padre. In questo contesto collaborò strettamente con Atanasio di Alessandria (293-373) uno dei principali teologi antiariani del tempo. Sicuramente la sua figura testimonia il ruolo centrale che l’Egitto ebbe nello sviluppo della teologia cristiana e della vita monastica nei primi secoli, e ancora ai giorni nostri.

Gli studiosi di storia della liturgia e della teologia patristica, vale a dire lo studio del pensiero, delle opere e della dottrina dei Padri della Chiesa, considerano i testi collegati a Serapione una fonte fondamentale per comprendere la vita della Chiesa nel IV secolo.

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