Cosa significa essere operai nella vigna del Signore

Vigna. Foto © Janko Ferlic da Pexels.

Ci sono parabole di non facile comprensione. Nel Vangelo secondo Matteo (20,1-16) Gesù ci consegna una parabola che disorienta la logica umana: operai chiamati a ore diverse ricevono la stessa ricompensa. È la parabola della sproporzione tra il nostro calcolo e la misericordia di Dio. La vigna è il Regno. Il padrone è Dio che esce, instancabile, a cercare uomini.

Non attende che siamo noi a bussare: esce Lui, all’alba, a mezzogiorno, al tramonto. Questo dettaglio è decisivo: è Dio che prende l’iniziativa. E così comprendiamo che essere “operai” non è un titolo di merito, ma la risposta a una chiamata. Come sulle rive del lago di Galilea, quando Gesù dice: “Seguimi” (Vangelo secondo Marco 1,17). Non viene chiesto un curriculum, ma disponibilità.

Nel Vangelo secondo Luca (17,10) Gesù ammonisce: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili”. Parole dure, che non umiliano, ma liberano. Liberano dall’illusione che Dio ci debba qualcosa. L’operaio evangelico non lavora per vantare diritti, ma per amore. Sa che la vigna non è sua. Sa che il raccolto non dipende solo dalle sue mani. E quando la fatica pesa, torna alla promessa: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi” (Vangelo secondo Matteo 11,28).

Forse il passaggio più consolante della parabola è l’“ora undicesima”. Dio chiama anche quando il giorno sembra finito. Nessuna vita è tardiva. Nessuna storia è esclusa. Come il buon ladrone sulla croce, che nell’ultimo respiro si sente dire: “Oggi sarai con me in paradiso” (Vangelo secondo Luca 23,43). La misericordia non conosce ritardi.

Essere operai nella vigna del Signore significa vivere ogni stagione — giovinezza, maturità, prova, successo, silenzio — come luogo di servizio. Non sempre vedremo il frutto. Non sempre comprenderemo la giustizia della paga. Ma sappiamo che il Padrone è buono. E alla fine, quando il sole tramonterà per sempre, forse comprenderemo che la ricompensa più grande non sarà stata il denaro della parabola, ma l’aver sentito quella voce: “Amico, vieni anche tu nella mia vigna.”

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