Come stanno cambiando le abitudini di chi guarda film e serie TV

Negli Stati Uniti, un gruppo di giornalisti ha realizzato una serie di interviste per capire come stanno cambiando le abitudini di chi guarda film e serie TV. L’indagine ha coinvolto persone di età e provenienze diverse, incontrate nelle loro case, nei bar, o contattate al telefono, per ascoltare il loro rapporto con i sottotitoli. Ne è emerso un ritratto curioso e significativo di una società sempre più abituata a leggere mentre guarda, in un mondo dove i suoni si mescolano ai rumori quotidiani e la concentrazione è spesso divisa tra mille cose.

Taylor Heine, 35 anni, vive a Johnson City, nel Tennessee, insieme al suo compagno e ai loro animali domestici. È stata intervistata nella sua abitazione, in un pomeriggio tranquillo, mentre la televisione trasmetteva in sottofondo una serie che aveva già visto. Sul divano, con un gatto acciambellato accanto e il telefono in mano, racconta con naturalezza: “Spesso faccio più cose insieme: controllo il telefono, coccolo i miei animali, magari riordino. Con i sottotitoli posso seguire la storia anche se non guardo sempre lo schermo.” Sorride, poi aggiunge che anche il suo compagno ne beneficia: “Quando lui cucina o fa rumore in cucina, non devo alzare troppo il volume della TV. È comodo per tutti.”

L’intervista a Taylor è solo una delle tante raccolte per capire come le abitudini di visione stiano cambiando. Ariaunna Davis, 21 anni, di Tampa, in Florida, è stata incontrata in un bar frequentato da studenti universitari, dove tra le risate e la musica di sottofondo ha raccontato: “Uso i sottotitoli quando l’audio è basso o un personaggio parla con un accento difficile da capire. Mi aiutano a non perdere nulla, soprattutto se non posso alzare troppo il volume.”

Poi c’è Adrian Alaniz, 31 anni, di Midland, in Texas. È stato intervistato al telefono mentre rientrava dal lavoro. Racconta che, dopo tanti concerti frequentati da ragazzo, il suo udito non è più perfetto. “Con i sottotitoli mi sento tranquillo: capisco ogni parola, anche se sto mangiando qualcosa o c’è rumore in casa. Li trovo utilissimi, soprattutto nei cartoni animati o nei film doppiati, dove l’audio e il testo a volte non coincidono.”

Infine, Patricia Gill, 67 anni, di Columbus, nel Tennessee, è stata intervistata nel soggiorno della sua casa di campagna, mentre sistemava dei fiori freschi in un vaso. A differenza dei più giovani, lei non sente il bisogno dei sottotitoli. “Se perdo una battuta, torno indietro e la riascolto. Sono all’antica, mi basta il suono normale.” Quando il nipote viene a trovarla, però, nota che guarda tutto sul telefono con i sottotitoli. “Lui non riesce più a farne a meno,” dice scuotendo la testa con un sorriso divertito.

Le testimonianze raccolte mostrano un divario generazionale evidente. Quattro adulti su dieci sotto i quarantacinque anni usano spesso i sottotitoli, contro tre su dieci tra gli over quarantacinque. Tra gli over sessanta, invece, la maggior parte dichiara di non usarli mai.

Le ragioni sono diverse. I più giovani vivono in ambienti rumorosi, dove la TV è solo una delle tante fonti di stimoli: notifiche, musica, conversazioni, social. Guardano una serie mentre fanno altro e i sottotitoli li aiutano a non perdere il filo. Gli adulti e gli anziani, invece, li accendono per capire meglio i dialoghi o per compensare una lieve perdita di udito.

David Barber, esperto di montaggio del suono, spiega che si tratta anche di una questione culturale: “Le nuove generazioni sono abituate a fare più cose contemporaneamente. Ascoltano musica, chattano, scorrono i social, e nello stesso tempo guardano un film. Così guardano e ascoltano solo a metà. I sottotitoli diventano un appiglio visivo per non distrarsi del tutto.”

Un altro fattore è la qualità del suono. Gli attuali televisori a schermo piatto hanno altoparlanti che proiettano l’audio verso il muro, riducendo la chiarezza. Inoltre, i film moderni usano colonne sonore più ricche, con effetti e musiche che competono con i dialoghi. “Oggi gli attori recitano in modo più realistico, spesso con toni bassi,” spiega la sound designer Karol Urban. “Ma se sotto ci sono musica e rumori, le parole si perdono.” Arianna cita come esempio “Game of Thrones”: “Le scene di dialogo sono sussurrate, poi parte la musica fortissima. Senza sottotitoli dovrei alzare e abbassare il volume ogni minuto.”

E così, anche chi non ha problemi di udito si è abituato a leggere mentre guarda. Un quarto degli spettatori dice di farlo perché nel frattempo cucina, messaggia o si dedica ad altro. I più giovani lo considerano ormai naturale, gli anziani un’abitudine superflua.

Forse, però, non si tratta solo di una moda. In un mondo pieno di rumori, distrazioni e schermi, leggere i dialoghi sullo schermo è diventato un modo per restare concentrati, per non perdere nemmeno una parola di ciò che accade — dentro e fuori dal film.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: