Come è nata la devozione alla Madonna del parto

La Madonna del Parto - Foto © Avvenire

La seconda domenica di ottobre nella basilica romana di S. Agostino in Campo Marzio, viene ricordata la Madonna del Parto. Questa statua alta 181 centimetri, raffigura la Vergine con il Bambino in braccio. È oggetto di grande devozione, in particolare da parte delle donne incinte (“partorienti”), che la invocano per ottenere protezione durante la gravidanza e il parto. Vi si trovano numerosi ex voto attorno alla statua.

L’opera fu realizzata dall’artista Jacopo Tatti (1486-1570) detto il Sansovino, che la scolpì servendosi del marmo di Carrara tra il 1516 e il 1521, su incarico della famiglia del ricco mercante fiorentino Giovanni Francesco Martelli, che la donò subito dopo ai Padri Agostiniani. Secondo la tradizione, Sansovino avrebbe adattato una statua romana raffigurante Agrippina con il piccolo Nerone in braccio, trasformandola nella Madonna con il Bambino.

Secondo alcuni storici e studiosi dell’arte, l’opera sarebbe stata ispirata a un’antica scultura in porfido e bronzo, allora conservata in una casa gentilizia dell’Urbe e ritenuta la personificazione della dea Roma, portatrice dei concetti di abbondanza, forza e autorità.

L’usanza devozionale verso la Madonna del Parto, prevedeva che i fedeli baciassero il piede della statua. E nel 1822 il pontefice Pio VII (1800-1823) concesse un’indulgenza a chi baciasse il piede della statua. Conseguenza della pratica devozionale è la sostituzione nella prima metà del Novecento, dell’originario piede sinistro di Maria, deformato dall’uso, con un nuovo piede in lamina d’argento.

Sull’architrave che sovrasta la statua c’è l’iscrizione “Virgo Gloria Tua Partus”, che significa “Vergine, il parto è la tua gloria”. Questa frase rafforza l’identificazione devozionale della statua come “Madonna del Parto”. La devozione verso l’immagine, una delle più popolari della città di Roma, cominciò nei primi anni dell’Ottocento ad iniziativa di un modesto e bravo operaio, tale Leonardo Bracci, il quale, prima di recarsi al lavoro, era solito fermarsi ogni mattina presso la sacra effigie.

Nel 1820, desideroso di una particolare grazia per la sua famiglia, egli fece accendere a proprie spese una lampada perpetua; poco dopo la gentile usanza si diffuse in tutta la città, soprattutto tra le donne in attesa del “lieto evento”.

E i numerosi ex-voto conservati in chiesa e nel vicino convento agostiniano, testimoniano tuttora il culto reso alla Madre di Dio e le grazie ricevute a seguito delle quali, il 2 luglio del 1851, l’immagine stessa venne incoronata dal Capitolo Vaticano.

C’è da aggiungere che le pratiche devozionali, soprattutto con la presenza di candele e lumini, dinanzi alla statua, e l’uso di toccarla, spalmando olii profumati e vestirla di monili e corone, oltre al tempo e alle polveri, avevano intaccato fortemente e addirittura oscurato il bianco marmo di Carrara, nel 2023, grazie ad un approfondito restauro, durato ben sei mesi, la popolare statua della Madonna del Parto, è tornato al suo antico splendore.

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