Il beato Pietro Bonilli (1841–1935) è stato sicuramente una figura significativa della storia religiosa e sociale italiana tra XIX e XX secolo, un periodo storico segnato da profondi cambiamenti politici, economici e culturali. Egli nacque a S. Lorenzo di Trevi, vicino Perugia, e visse in un’epoca particolare per l’Italia, attraversata dall’unificazione nazionale, dalle trasformazioni dello Stato liberale e dalle nuove questioni legate alla modernità.
Nel 1849 lascia la casa paterna per frequentare la scuola presso il Collegio salesiano Lucarini di Trevi, qui Pietro incontra don Ludovico Pieri e sarà questo sacerdote che gli trasmetterà la devozione verso la Sacra Famiglia. Lungo la strada per recarsi a scuola, si fermava spesso a pregare al santuario della Madonna delle Lacrime a Trevi, lentamente stava maturando la vocazione per il sacerdozio. Infatti, il 19 dicembre del 1863 a soli ventidue anni fu ordinato sacerdote, dal vescovo Giovanni Battista Arnaldi (1806-1867) nel seminario di Spoleto.
Subito fu nominato parroco nel poverissimo villaggio di Cannaiola di Trevi, dove rimase per oltre trent’anni, e qui esercitò il suo ministero con grande attenzione verso i più deboli, in particolare gli orfani, le ragazze abbandonate e le famiglie in difficoltà.
In seguito Pietro, ormai sacerdote, aderì con entusiasmo alla “Società dei Missionari della Sacra Famiglia“, fondata nel 1871 da don Ludovico Pieri, che proponeva l’evangelizzazione soprattutto delle popolazioni rurali, proponendo come modello la Famiglia di Nazareth. Da quel momento, fu spinto a trovare a propagare e favorire sempre più il culto verso la Sacra Famiglia, sosteneva che: “La casa familiare deve essere una piccola Chiesa, dove si impara ad amare, pregare e lavorare.”
Inizio così, con un’intensa opera di catechesi e di istruzione religiosa, per la cui promozione si servì, come un precursore, dell’informazione e della stampa: “La stampa è l’arma del tempo”, e così, fondò nel 1892 il periodico religioso l’“Apostolo della Sacra Famiglia”, si trattava di una rivista con finalità religiose e sociali, pensata per diffondere i valori cristiani nella famiglia.
L’idea centrale di Bonilli era che la cura degli emarginati dovesse avvenire in un ambiente che riproducesse concretamente il calore e la stabilità familiare, in contrapposizione alle istituzioni fredde e impersonali spesso diffuse all’epoca, così il 13 maggio del 1888 fondò un istituto di Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, con l’obiettivo di promuovere un modello di assistenza ispirato ai valori della famiglia cristiana.
Il suo motto e il suo programma: “Essere famiglia, dare famiglia, costruire famiglia” faceva intendere l’importanza e il valore, che il sacerdote umbro dava all’intero nucleo familiare. Tutta la spiritualità di Pietro Bonilli è stata profondamente radicata nell’annuncio del Vangelo e centrata sull’importanza della Sacra Famiglia di Nazareth, vista come modello di amore, di lavoro e di unità. Per lui, vogliamo giustamente ribadirlo, la famiglia ha rappresentato il nucleo fondamentale della società e il primo luogo di educazione alla fede e alla vita.
La sua opera si concretizzò in numerose iniziative: accoglienza di orfani e bambine abbandonate; educazione e formazione delle giovani donne; sostegno alle famiglie povere; promozione di una cultura della solidarietà cristiana, inoltre fu anche un abile organizzatore e comunicatore: utilizzò la stampa cattolica per diffondere le sue idee e sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi sociali del tempo. Dobbiamo ricordare che l’Italia di fine Ottocento era ancora prevalentemente agricola e segnata da povertà diffusa, analfabetismo e forti disuguaglianze sociali.
In questo contesto emersero nuove problematiche: l’emigrazione di massa, il lavoro minorile, la condizione femminile fragile e la mancanza di adeguate strutture assistenziali. La Chiesa cattolica, pur in tensione con lo Stato, sviluppò un forte impegno sociale attraverso opere caritative, educative e assistenziali. Negli ultimi anni della sua vita, viene nominato Canonico Penitenziere della Cattedrale di Spoleto e successivamente, Economo e Rettore del Seminario della stessa cittadina umbra.
Pietro Bonilli morì a Spoleto il 5 gennaio del 1935 e fu beatificato da Giovanni Paolo II (1978-2005) il 24 aprile del 1988 e in questo giorno si celebra la sua memoria liturgica, e non il giorno della sua morte, in quanto cade nel tempo di Natale, molto vicino a celebrazioni maggiori come l’Epifania, e non si inseriscono memorie di beati o santi.
Nel giorno della beatificazione il papa polacco così si espresse per ricordare la figura di Pietro Bonilli: “Comprese che occorreva associare i laici alla sua opera e seppe coinvolgerli nelle sue iniziative, affidando loro, come padre prudente e generoso, compiti di responsabilità, ma guidandoli altresì nella sua stessa esperienza di preghiera, affinché ‘trovassero pascolo’ nell’incontro con Dio e nell’Eucaristia. Soprattutto egli vide nella famiglia il fondamento della rinascita della società e della vita ecclesiale”.

