Nel mese di settembre sono diverse le feste mariane come quelle dell’8 che ricorda la natività della Madonna, o il 12 dedicato al SS. Nome di Maria, in tutt’è due l’inno all’ufficio dei vespri, sia nella tradizione monastica che quella romana, è il celebre “Ave Maris stella”. Infatti fin dalla sua composizione, l’inno si è diffuso rapidamente in tutta Europa. È stato inserito nella Liturgia delle Ore, in particolare nei Vespri, la preghiera della sera, e nella Compieta, la preghiera prima di coricarsi, essenzialmente nelle feste della Vergine Maria.
Il “Liber Hymnarius” degli inni latini ci offre parte del repertorio del canto gregoriano, e la sua melodia si basa sulla semplicità e sulla bellezza meditativa. L’Ave Maris Stella (in italiano, “Salve, stella del mare”) è uno degli inni mariani più antichi e amati della tradizione cristiana.
L’esatta paternità di questo inno rimane un mistero. Sebbene alcuni studiosi l’abbiano attribuita a figure illustri come San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato (530-610), autore di poesie in lingua latina e biografo di santi, vescovo e venerato come Santo, o allo storico Paolo Diacono (720/24-799). Risale al IX secolo, poiché lo si ritrova nel Codex Sangallensis custodito nell’Abbazia di San Gallo, c’è infine anche una teoria che lo colloca nel periodo carolingio, tra l’VIII e il IX secolo.
Questa attribuzione si basa su prove storiche e stilistiche che indicano un’origine più antica rispetto a San Bernardo. Il testo dell’inno riflette una teologia e una devozione mariana che erano già ben sviluppate in quell’epoca. Per la sua profonda spiritualità e la sua melodia solenne viene recitato e cantato da secoli in onore della Vergine Maria. Il titolo Stella del Mare, sarebbe nei versetti del Primo Libro dei Re 18,41-45; solitamente viene anche interpretato come sinonimo di stella polare, guida tradizionale dei naviganti. I marinai, i pescatori e i viaggiatori hanno sempre trovato conforto e protezione nella devozione a Maria.
L’inno è composto da sette strofe, ciascuna con un significato ben preciso: Le prime tre strofe si concentrano sull’invocazione di Maria come “stella del mare”, una guida sicura per i marinai, simbolo dei cristiani che navigano nel “mare” della vita. In questo contesto, Maria è vista come un faro di speranza e un rifugio nelle tempeste, mentre quelle successive parlano della maternità divina e della sua intercessione per l’umanità. Nelle due ultime strofe si cantano le lodi alla Vergine e al suo ruolo di “Madre” di Dio, il tutto si conclude invocando la Santissima Trinità, ed è un omaggio all’unità della fede cristiana.
Oggi, come nei secoli passati, “Ave Maris Stella” può essere una fonte di conforto, soprattutto nei momenti di incertezza ci ricorda che la fede non è solo una dottrina, ma anche un’esperienza vissuta fatta di speranza, bellezza e affidamento. Le strofe dell’inno hanno nel passato, ispirato numerosi compositori tra i quali l’italiano Claudio Monteverdi (1567-1643) l’ungherese Franz Liszt (1811-1886) e il pianista norvegese Edvard Grieg (1843-1097), inoltre lo stesso inno continua a essere eseguito nella liturgia tradizionale e nei concerti di musica sacra.
Infine una curiosità, sembrerebbe che il nome “Stella Maris” attribuito alla Vergine Maria, deriverebbe dalla stella “Ursae Minoris”, da sempre conosciuta come “Stella Polaris” o stella del Nord, inoltre l’appellativo “Stella Maris” nascerebbe da un errore di trascrizione fatta da un copista che stava scrivendo una copia dell’“Onomasticon” di Eusebio di Cesarea un vescovo e scrittore greco antico, vissuto dal 260 al 339, nella traduzione latina fatta da San Gerolamo (347-420). Il santo aveva definito la Vergine come “Stilla maris”, cioè goccia del mare, ma il copista trascrisse “Stella maris”.

