MERCOLEDÌ 13 FEBBRAIO 2019, 00:02, IN TERRIS

Agroalimentare in piazza, il Paese reale non vuole più slogan

ONOFRIO ROTA
Ulivi affetti da xylella
Ulivi affetti da xylella
I

gilet arancioni sono tornati a protestare per rivendicare le misure urgenti a sostegno dell’agricoltura pugliese, e domani a Roma saremo con loro, orgogliosi delle nostre proposte e della nostra autonomia, per condividere quella che è una battaglia sacrosanta. Gelate e xylella hanno messo in ginocchio il patrimonio olivicolo regionale e anche se alcune novità potrebbero emergere dagli incontri previsti nei prossimi giorni, è innegabile che la situazione sia complessa e che sia stata gravemente sottovalutata dalla politica. Il susseguirsi di interventi di apprendisti stregoni e teorici del complotto, ritardi burocratici e conflitti politici, infatti, ha comportato un dramma di enorme portata per centinaia di migliaia di famiglie. Per questo il 9 gennaio scorso, a Roma, avevamo presentato al ministro Centinaio un documento in cui chiediamo, insieme a Flai Cgil e Uila Uil, di modificare semplicemente un articolo dell’attuale legge sulle calamità naturali, riconoscendo per due anni, ai lavoratori agricoli delle imprese colpite, lo stesso numero di giornate accreditate l’anno precedente. Perché le giornate di lavoro perse sono migliaia, e hanno compromesso la possibilità, per tante lavoratrici e tanti lavoratori, di accedere alla disoccupazione agricola e di avere una regolare contribuzione previdenziale.

Difficile spiegare loro che “il 2019 sarà un anno bellissimo”, come ha detto recentemente il Premier Conte. La verità è che la direzione di questo Governo è stata, fin dall’inizio della legislatura, sorda alle tante richieste provenienti dalle parti sociali. Dal rilancio dei voucher in agricoltura, che riallarga le maglie del lavoro nero, alle micro misure contenute in manovra, totalmente prive di un disegno organico. Dall’attenzione mediatica e altalenante riservata al caporalato, al decreto sicurezza, che smantellando Sprar e protezione umanitaria offre ancora più manodopera agli sfruttatori. Dai mancati interventi su gelate e xylella, fino alle discutibili modalità con cui sono stati concepiti quota cento e reddito di cittadinanza. Abbiamo avuto conferma di quanti errori possa fare un esecutivo incapace di aprire al confronto. Ha preferito seguire la linea del saldo elettorale, che da un lato
elargisce bizzarre concessioni spot e dall’altro blocca la realizzazione di tante infrastrutture materiali e sociali, col rischio di mantenere isolate anche tante aree montane e interne ad alta vocazione agroalimentare e silvo-pastorale. Il tutto, mentre si taglia su innovazione, ricerca e formazione, rallentando l’ammodernamento dei nostri settori verso l’agricoltura 4.0 e la quarta rivoluzione industriale.

Scelte gravi, da non sottovalutare con superficialità. Qualcuno forse ancora fa orecchie da mercante, ma sabato scorso, da una gremita Piazza San Giovanni, a Roma, Cgil Cisl e Uil hanno inviato un messaggio molto chiaro: c’è un Paese reale che non vuole più sentire slogan, ma chiede investimenti virtuosi, equità fiscale, politiche sociali e coesione territoriale. È quella parte del Paese che ha già pagato la crisi e non intende pagarne di nuove. È quel Sud che non tollera più di essere etichettato come gente che si impegna poco, come ha fatto in questi giorni un ministro, rispolverando il peggiore stereotipo d’annata. È quella parte della nostra società che vuole rimettere in moto le tante potenzialità delle nostre eccellenze produttive, di cui proprio l’agroalimentare è la massima espressione nel mondo. È l’Italia del lavoro, che chiede a chi decide sul proprio conto di essere ascoltata e di poter partecipare alla costruzione del bene comune.

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