A Roma, verso il quindicesimo chilometro della via Cassia, in località “La Storta”, una delle strade consolari, che collegava la città Eterna, con l’Etruria settentrionale e successivamente fino a Firenze, divenuta in seguito una tappa fondamentale per i pellegrini della via Francigena avvenne una visione particolare.
Proprio nei pressi c’era una delle tante stazioni di posta per il riposo e il ristoro sia dei viaggiatori che dei cavalli. Un’iscrizione del IV secolo dopo Cristo, ricorda ancora uno “stabulum” cioè una stalla per gli animali, e una “tractoria” per i viandanti. L’origine di quest’ultima voce “tactoria”, deriva dalla lettera di credito o tratta, come si dice in gergo bancario, che consentiva alle persone di essere ospitate lungo il viaggio in determinati posti.
“La Storta”, luogo dell’evento, il cui nome deriverebbe da un territorio interessato durante il Medioevo, da continue guerre feudali e da un banditismo sempre più crescente, gli procurò nel passato, l’appellativo di “Malpasso”, forse perché qui la via Cassia si torceva e si divideva da qui il nome di “La Storta”.
Ignazio di Loyola (1491-1556) era in viaggio verso Roma da Venezia con alcuni compagni, tra cui Pietro Favre (1506-1546) e Giacomo Laínez (1512-1565), per offrire i loro servizi al Papa. Stremati dal viaggio, si fermarono a La Storta, allora un semplice centro di sosta con una taverna e una stalla. In quel luogo si trova una semplice e graziosa cappellina che ricorda la visione avuta da Ignazio di Loyola la sera dell’8 novembre del 1537. Sul luogo immerso allora nel verde della campagna romana, c’era una piccola grotta presso la quale il futuro santo e i suoi compagni si ripararono per un breve riposo.
Ignazio ebbe una visione profonda e trasformativa. Raccontò in seguito di aver visto Dio Padre che lo poneva accanto a Gesù Cristo che portava la croce. Cristo gli disse: “Io sarò propizio a voi in Roma”, mentre il Padre gli assicurava di volerlo porre al fianco di Suo Figlio.
Questa visione non solo rafforzò la vocazione di Ignazio, ma fu anche un elemento centrale nella scelta del nome del nuovo ordine. Avendo ricevuto il mandato di essere posti con Cristo, Ignazio volle che la congregazione si chiamasse la “Compagnia di Gesù”, sottolineando la devozione a quel “santissimo nome”. In effetti la “Compagnia di Gesù” venne fondata da Ignazio di Loyola, già nel 1534, ma venne riconosciuta ufficialmente da Papa Paolo III (1534-1549) solo nel 1540.
Qualche tempo dopo il luogo divenne presto oggetto di venerazione e meta di pellegrinaggi, specialmente da parte dei Gesuiti, che vi eressero sul posto l’attuale cappellina in memoria del prodigioso evento e nel 1700 il preposto generale dell’Ordine, lo spagnolo Tirso Gonzales de Santalla (1624-1705) vi fece apporre una lapide commemorativa a ricordo della visione. L’edificio originario, sebbene non monumentale, subì nei secoli diversi interventi. Purtroppo, la Cappella subì una sorte drammatica durante la Seconda Guerra Mondiale: nel maggio del 1944 fu quasi interamente distrutta da un bombardamento.
Tuttavia, il legame spirituale del luogo era troppo forte per essere interrotto. Nello stesso anno, grazie all’impegno del P. Norbert de Boynes, (1870-1954) la Cappella fu prontamente ricostruita. Un ulteriore e significativo restauro fu eseguito nel 1983 sotto l’impulso del Preposito Generale P. Pedro Arrupe (1907-1991).
All’interno, l’attuale Cappellina di appena 25 metri di superficie, ospita opere che narrano l’episodio della visione: in particolare, spicca la pala d’altare in ceramica, opera del gesuita catalano Cinto Casanovas (1933-2023) che raffigura Sant’Ignazio, vestito da pellegrino, che incontra Cristo con la croce presso il crocevia simboleggiato dalla sagoma della stessa cappella in basso a destra. Un mosaico della “Mater Domini“, copia di quello presente nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, ricorda inoltre il luogo dove Ignazio e i suoi compagni pronunciarono i primi voti ufficiali come Gesuiti nel 1541.
Ancora oggi, la Cappellina della Visione a La Storta resta una tappa significativa per i pellegrini della Via Francigena e per tutti coloro che desiderano ripercorrere i passi di Sant’Ignazio di Loyola, meditando sull’origine spirituale di uno degli ordini religiosi più influenti della storia.
È un simbolo della fede che può nascere nella semplicità di un crocevia, a pochi chilometri dalla Città Eterna.

