Don Buonaiuto: “Le sette cavalcano la disperazione della gente”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:53

Dietro i fenomeni sovrannaturali delle apparizioni può celarsi, talvolta, una truffa. Se ne è parlato stamattina a “Storie italiane” su RaiUno, con ospite in trasmissione il direttore di In Terris e membro dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, don Aldo Buonaiuto.

Presunti veggenti

Le telecamere si sono spostate su un presunto veggente pugliese, che attira a sé molte persone in cerca di risposte ai loro bisogni spirituali. Di queste ha parlato don Buonaiuto, invitando ad avere molta attenzione a quelle realtà che non hanno un riconoscimento ufficiale.

“E' facile trovarsi dinanzi a realtà pseudocristiane, dove possono esserci persone che utilizzano il linguaggio spirituale” per altri fini, ha aggiunto. E poi, guardando le immagini delle presunte apparizioni proposte nel corso della trasmissione, don Aldo ha osservato che nel mondo ci sono tante realtà che recitano con trucchi di cui si è già a conoscenza. Purtroppo la nostra società è invasa da santoni e gruppi che cavalcano la disperazione della gente.

Il “prete di strada”, che coordina da quasi vent'anni il numero verde antisette dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ha precisato che la Chiesa è “l’unica istituzione che è intervenuta in questo caso, con un documento del Vescovo invitando i sacerdoti ad avvertire i fedeli”. Secondo don Buonaiuto “dovrebbero intervenire anche altre istituzioni”. Ma c’è un grande vuoto legislativo che non permette di intervenire nei confronti di quanti raggirano le persone in buona fede.

Finte suore?

La trasmissione si è poi occupata di un gruppo di presunte suore, che tuttavia non apparterrebbero ad alcuna aggregazione cattolica ufficiale. “Tutti i sacerdoti e i religiosi della Chiesa cattolica devono dare obbedienza al Vescovo e alla Chiesa – ha precisato don Buonaiuto -. Se questo viene a mancare, siamo di fronte a ruoli e realtà non riconosciuti”. “Una persona con voto privato può consacrarsi – ha aggiunto -, ma ciò non significa aver ricevuto un riconoscimento diocesano come suora”.

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