La Chiesa del silenzio parla attraverso la Via Crucis stasera al Colosseo. Le meditazioni sono state preparate da Papa Francesco. Nonostante la convalescenza che prosegue a Casa Santa Marta, il Pontefice ha voluto firmare i testi che accompagneranno la processione guidata dal cardinale vicario Baldo Reina. I riti del Venerdì Santo come testimonianza della Chiesa perseguitata. Robert Royal, presidente del Faith & Reason Institute di Washington, è l’autore di un fondamentale studio sui martiri del XX secolo. Lo studioso ha pubblicato un nuovo volume intitolato “The Martyrs of the New Millennium” (I martiri del nuovo millennio), commissionato dalla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). Royal ha presentato l’opera prima al Catholic Information Center di Washington. E il 29 aprile la presentazione del libro avrà luogo alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Royal ammette che non aveva intenzione di rivisitare l’argomento. Ma, spiega Robert Royal, “Acs ha fatto notare che, poiché Papa Francesco in occasione del Giubileo del 2025 sta cercando di replicare ciò che Giovanni Paolo II fece nel 2000, valeva la pena farlo”. Il suo primo libro si concentrava sui martiri sotto i regimi comunisti e fascisti, il nuovo volume esamina l’ascesa dell’islamismo radicale in Africa e nel Sud-Est asiatico e della criminalità organizzata in Paesi come il Messico. “In questo momento, i cartelli della droga hanno reso il Messico il posto più pericoloso sulla Terra per essere un sacerdote cattolico- ha osservato Royal-. Non apprezzano quando sacerdoti e figure religiose si oppongono alle loro operazioni“.

Chiesa martire
A differenza del suo lavoro precedente, che si basava molto su libri accademici e archivi vaticani, “I martiri del nuovo millennio” contiene testimonianze di prima mano. “Gran parte di questi dati provengono dai resoconti quotidiani di Aiuto alla Chiesa che Soffre e di altre organizzazioni che raccontano le persecuzioni in tutto il mondo“, puntualizza il ricercatore. Royal è rimasto particolarmente colpito dalla determinazione dimostrata dai martiri africani. “Alcuni di loro sapevano esattamente a cosa andavano incontro e hanno continuato a perseverare, anche quando è stato detto loro di convertirsi all’Islam o morire. Sono persone in prima linea, pronte a morire per la loro fede“. Una testimonianza particolarmente forte è quella di un sacerdote assunzionista della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver studiato all’Università di Boston, il religioso è tornato nella sua terra natale, nonostante il pericolo. Dopo aver pubblicato un rapporto che implicava i governi congolese e ruandese nelle violenze, è stato giustiziato da un commando. Un sacerdote che “ha svolto un ministero coraggioso, anzi impavido, cercando di proteggere le persone nella sua patria. Lo ha fatto, in parte, perché nessun altro stava facendo qualcosa per loro“, evidenzia Royal. Insegna papa Francesco: “I martiri non vanno visti come eroi che hanno agito individualmente, come fiori spuntati in un deserto, ma come frutti maturi ed eccellenti della vigna del Signore, che è la Chiesa”.

Scia di sangue
Al Colosseo, luogo simbolo del martirio cristiano, ad essere commemorata è appunto la Chiesa martire. Due suore della Congregazione delle Piccole Sorelle di Santa Teresa di Gesù Bambino “sono state brutalmente assassinate da bande armate a Mirebalais, a circa cinquanta chilometri a nord-est della capitale haitiana Port-au-Prince”. Suor Evanette Onezaire e Suor Jeanne Voltaire, rende noto Acs (Aiuto alla Chiesa che Soffre). E prosegue: “si trovavano in città per una missione quando sono state costrette a rifugiarsi in un nascondiglio insieme ad altri civili. Gli aggressori li hanno scoperti e hanno ucciso i membri dell’intero gruppo”. Il fatto che bande armate abbiano iniziato a operare a Mirebalais, a poche decine di chilometri dalla capitale, già quasi completamente dominata dai criminali, dimostra come la situazione nel Paese sia peggiorata notevolmente negli ultimi giorni. “La città è controllata dai banditi- denuncia l’arcivescovo di Port-au-Prince, monsignor Max Leroy Mésidor-. Ventinove parrocchie dell’Arcidiocesi di Port-au-Prince sono chiuse, mentre circa 40 sono operative a livelli minimi perché i quartieri sono controllati dalle bande. I sacerdoti sono stati costretti a fuggire, trovando rifugio presso le loro famiglie o presso altri ecclesiastici. Haiti sta bruciando e ha bisogno di aiuto urgente. Chi verrà in nostro soccorso?“.

Allarme Haiti
In una lettera indirizzata ai religiosi e alle religiose dell’arcidiocesi monsignor Max Leroy Mésidor ha descritto la gravità della crisi: “Stiamo attraversando uno dei periodi peggiori della nostra storia come popolo. Devo riferire alcuni degli eventi che hanno avuto luogo nelle ultime settimane”. Prosegue il presule: “Comunità religiose sono state sfollate, molte scuole sono state chiuse, suore anziane e malate sono state evacuate nel cuore della notte e intere congregazioni hanno dovuto lasciare le loro case di cura, senza un posto dove ricoverare le suore malate. I nostri fratelli e sorelle consacrati stanno partecipando attivamente alla sofferenza della nostra gente”. Il direttore dei progetti di Acs Internazionale, Marco Mencaglia assicura che “Aiuto alla Chiesa che Soffre desidera sottolineare il suo continuo sostegno e la sua solidarietà alla Chiesa haitiana”. Un filo rosso unisce nel mondo le sofferenze della Chiesa martire. Andrew Peter, seminarista di 21 anni, è stato ucciso dai suoi rapitori, secondo quanto comunicato dalla diocesi nigeriana di Auchi ad Aiuto alla Chiesa che Soffre. L’omicidio del giovane segue di poco quello di padre Sylvester Okechukwu, della diocesi di Kafanchan. “Tutto ciò nel quadro di un allarmante aumento dei rapimenti e degli attacchi al clero cattolico rispetto allo stesso periodo del 2024”, commenta Acs. Nel primo trimestre dello scorso anno sono stati rapiti tre sacerdoti, tutti rilasciati nel giro di pochi giorni, mentre quest’anno il bilancio supera già i dieci rapimenti, due dei quali finiti con altrettanti omicidi. Andrew Peter era stato rapito insieme a padre Philip Ekweli. Quest’ultimo è stato rilasciato dieci giorni dopo. “La vita è stata un inferno per la nostra gente negli ultimi tempi. Le persone non sono al sicuro nelle strade, nelle loro fattorie o persino nelle loro case”, dichiara il vescovo di Auchi, monsignor Gabriel Dunia.

Siria senza pace
In seguito ai massacri avvenuti nella Siria occidentale nelle ultime settimane che secondo i rapporti e le stime disponibili hanno causato circa oltre mille morti, l’arcivescovo di Homs Jean Abdo Arbach lancia il suo allarme attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). “Non vogliamo altri spargimenti di sangue. Chiediamo unità e riconciliazione – afferma-. Dopo 14 anni di guerra, non abbiamo bisogno di un altro conflitto”. L’arcivescovo ha condannato gli attacchi che sono stati attribuiti ai militanti del gruppo Hts, attualmente al potere in Siria. I quali hanno reagito dopo un’imboscata alle forze di sicurezza governative. Il presule chiede “giustizia, perché uccidere donne e bambini non è una cosa buona per la Siria”. Monsignor Arbach ha descritto la difficile situazione che la Siria sta affrontando dopo la caduta del regime di Assad: “La gente non ha lavoro, mancano cibo e medicine. Molti si chiedono quando finirà, non vedono un futuro e vogliono andarsene“. Secondo l’arcivescovo di Homs, è diventato normale vedere persone che vagano per le strade di Homs parlando da sole in un’atmosfera di solitudine, paura e tristezza. L’arcivescovo invoca, inoltre, la revoca delle sanzioni economiche internazionali, che continuano ad avere un effetto profondo sulla popolazione. La Chiesa siriana deve affrontare grandi sfide per rispondere alle esigenze dei suoi fedeli. Dice monsignor Jean Abdo Arbach: “Stiamo sostenendo i nostri fedeli in tutti i sensi. Pagando l’affitto, fornendo medicine, cibo e vestiti, e anche sostenendoli spiritualmente in modo che si sentano vicini a Dio, per incoraggiarli a rimanere nella loro terra, nel loro Paese, e per preservare le radici della Siria, che sono i cristiani. Incoraggio le persone ad aspettare e a restare, perché senza i cristiani non ci può essere un futuro per la Siria. I cristiani sono le radici della Siria e la Siria è la culla del cristianesimo”. Monsignor Arbach ringrazia inoltre Acs per tutto il sostegno che ha fornito alla Chiesa in Siria allo scopo di aiutare la comunità cristiana locale. L’arcivescovo di Homs ha partecipato alla veglia “Notte dei testimoni” organizzata da Acs nella cattedrale dell’Almudena di Madrid. La veglia di preghiera e testimonianza per i cristiani perseguitati nel mondo è stata presieduta dal cardinale José Cobo.

