Sud Sudan, attacco a Save the Children: distrutto centro sanitario a Jonglei

Le violenze tra fazioni rivali costringono l’ONG a sospendere le attività nello Stato di Jonglei, mentre cresce l’emergenza per migliaia di civili sfollati

Foto © Vatican News

La crisi umanitaria in Sud Sudan si aggrava ulteriormente dopo che Save the Children ha denunciato l’attacco e il saccheggio di un proprio ufficio e la distruzione di un centro sanitario a Walgak, nello Stato di Jonglei, da parte di bande armate. L’episodio ha costretto l’organizzazione a sospendere le attività e a ritirare il personale dalla zona, interrompendo l’erogazione di servizi essenziali per centinaia di bambini e famiglie già duramente colpite dall’instabilità. L’ONG sottolinea come gli attacchi alle strutture umanitarie mettano a rischio diretto la popolazione civile, in particolare i minori, mentre le Nazioni Unite segnalano un’escalation di violenze tra i sostenitori del presidente Salva Kiir e quelli dell’ex rivale Riek Machar, con oltre 280.000 persone costrette alla fuga nelle ultime settimane.

Attacchi alle strutture di Save The Children

L’ong Save The Children afferma che bande armate hanno incendiato e saccheggiato un suo ufficio e distrutto un centro sanitario a Walgak, nello Stato di Jonglei, nel Sud Sudan, interrompendo l’erogazione di servizi essenziali per centinaia di bambini e famiglie. Secondo l’organizzazione, nessuno nel suo staff è rimasto ferito ma l’ong ha annunciato aver interrotto le operazioni nella zona e di aver ritirato i suoi dipendenti. “Quando le strutture umanitarie vengono attaccate, sono i civili, soprattutto i bambini, a subirne le conseguenze. Queste azioni sono inaccettabili e devono cessare“, ha dichiarato Chris Nyamandi, direttore di Save the Children in Sud Sudan, sottolineando che “le risorse umanitarie devono essere protette”. Le Nazioni Unite denunciano che nelle ultime settimane si sono registrati violenti scontri tra i sostenitori del presidente Salva Kiir e il suo rivale di lunga data Riek Machar, concentrati soprattutto nello Stato di Jonglei, dove almeno 280.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case.

Fonte Ansa

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