“Stop agli sfruttatori delle schiave, untori del coronavirus” – Video

"Fermate l'industria criminale della prostituzione coatta". In esclusiva su Interris.it l'appello di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Giovanni XXIII e la testimonianza del sacerdote anti-tratta don Aldo Buonaiuto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:27

“L’Italia è ferma per il coronavirus, centinaia di denunce sono scattate per chi non ha rispettato i provvedimenti del governo, ma i clienti dell’industria della prostituzione continuano ad uscire in cerca di donne da sfruttare sessualmente“, denuncia in una lettera al governo e alle autorità Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Papa Giovanni XXIII, la comunità di don Oreste Benzi, il sacerdote che per primo in Italia ha lottato per la liberazione di migliaia di donne dall’inferno della prostituzione. A Ramonda Interris.it ha chiesto di intervenire in esclusiva su questo aspetto dimenticato dell’emergenza sanitaria che l’Italia sta vivendo.

Vigilanza serrata

“In questo momento di emergenza coronavirus siamo tutti coinvolti in una coscienza comune per evitare contagi, per evitare che i più deboli e più fragili si ammalino, rischiando di morire – afferma Ramonda a Interris.it -. Nonostante, l’emergenza, i clienti continuano ad andare sulle strade per comprare le ragazze costrette a prostituirsi dai loro aguzzini e sfruttatori. Noi vogliamo lanciare un appello affinché ci sia una vigilanza serrata perché i più deboli in questo caso sarebbero le ragazze”.  Aggiunge il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII: “Vogliamo ringraziare il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per tutto quello che si sta facendo sul territorio nazionale. Un ulteriore ringraziamento al ministro dell’Interno per la sua visita presso la nostra struttura protetta, coordinata dal nostro sacerdote don Aldo Buonaiuto, dove ha incontrato insieme al capo della Polizia Gabrielli, le ragazze salvate dal racket della prostituzione e ha potuto toccare con mano le loro sofferenze”.  Quindi “un grazie a chi sta lavorando in prima linea, cioè medici, infermieri, volontari, protezione civile. Chiediamo loro di avere un’attenzione particolare per queste ragazze che purtroppo potrebbero in primis essere vittime  e venire contagiate”.

La testimonianza di don Buonaiuto

Interris.it ha raccolto la testimonianza di don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII, che da decenni libera e accoglie le vittime della tratta finalizzata alla prostituzione coatta. “Purtroppo anche la tragedia del Covid-19 ci dimostra lo stato di schiavitù in cui si trovano le oltre 100 mila giovanissime donne costrette a vendersi nelle notti del coronavirus sulle strade del nostro paese”.  Prosegue don Buonaiuto: “E’ intollerabile che ci sia il divieto per chiunque di uscire per strada ad acquistare lo stretto necessario, mentre i cosiddetti clienti continuano a circolare liberamente per andare a comprare il corpo di queste creature indifese”. Per loro, evidenzia il sacerdote anti-tratta, “sembrano non esserci divieti e ciò che più mi inquieta è che nessuno dica che sono queste donne a rischiare la vita a causa delle infezioni provocate dal virus-killer”.  Don Buonaiuto ricorda quando “25 anni fa queste donne crocifisse, schiavizzate dalla tratta, venivano uccise dall’Hiv perché le contagiavano i clienti”. Infatti “le prime vittime dell’Aids erano vittime del contagio provocato dai cosiddetti clienti”. E, sostiene don Buonaiuto, “da qui il nostro appello affinché le autorità si occupino di tutti gli ultimi della società odierna: un plauso al capo della protezione Civile, Angelo Borrelli che ha avuto un pensiero concreto per i nostri fratelli senza tetto”. E “la stessa sollecitudine la supplichiamo a favore delle nostre sorelle vittime della tratta e dell’indifferenza“. Don Buonaiuto auspica che “le autorità da cui dipende l’ordine pubblico contrastino radicalmente i clienti che in questo tempo diventano “untori di fatto” del coronavirus”. Ancora una volta “le vittime della tratta non esistono se non per burlarsi anche in questo tempo di loro”, ma della loro incolumità “non si preoccupa nessuno”.  La prova che sono schiave, secondo il sacerdote di frontiera della Papa Giovanni XXIII, è che “sono per strada anche in piena pandemia: non ci starebbero di certo se non fossero costrette dagli aguzzini che le sfruttano”.

Prosegue il mercato illegale

La Comunità Papa Giovanni XXIII in una lettera al governo e alle autorità locali ha chiesto che si “prenda ogni opportuno provvedimento al fine di limitare al massimo la diffusione del Covid-19 scoraggiando la domanda di prestazioni sessuali a pagamento”.
“In tutta Italia, da nord a sud, si segnala la presenza di vittime di tratta a scopo di prostituzione lungo le strade. I clienti, contrariamente alle misure previste dal decreto della presidenza del consiglio dell’11 marzo 2020, espongono loro stessi, le loro famiglie ed ambienti di lavoro a un possibile contagio. Un comportamento che mette in pericolo tutti, dato che in Italia il mercato della prostituzione coinvolge milioni di clienti”. La Comunità chiede anche che siano garantite “alle vittime di tratta informazioni adeguate sia rispetto ai rischi per la salute, sia sulle possibili vie di uscita dal sistema prostituivo”. Infine nella lettera all’esecutivo e alle autorità locali, Ramonda chiede che in Italia si adotti il cosiddetto modello nordico, che prevede la sanzione dei clienti, percorsi di protezione e reinserimento sociale per le donne prostituite e programmi di educazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica“. E conclude: “In molti paesi europei, a partire da Svezia e Francia, questo modello è già applicato ed è dimostrata la sua efficacia nella riduzione del numero di clienti, conseguentemente di persone prostituite e di questa forma di violenza verso le donne. Per tutelare la salute pubblica, per giustizia, per un’effettiva parità di genere”.

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