Rossano Ercolini: “L’economia del futuro sarà rigenerativa”

In occasione della Giornata internazionale rifiuti zero, il presidente dell’associazione Zero Waste Italy Rossano Ercolini spiega a Interris.it la sua strategia di economia circolare

Nell'immagine: a sinistra foto di Shirley Hirst da Pixabay, a destra Rossano Ercolini (per gentile concessione)

Ecologia è anche economia, la strategia dei rifiuti zero significa recuperare risorse. La scelta delle Nazioni unite di istituire una Giornata internazionale ne è la dimostrazione”. A dirlo è un veterano dell’attivismo ambientale di base, Rossano Ercolini, maestro elementare partito dalla sua Capannori, in provincia di Lucca, nella seconda metà degli anni Settanta, e arrivato al premio Goldman per l’ambiente nel 2013. Presidente dell’associazione Zero Waste Italy, a cui aderiscono 337 Comuni italiani, e coordinatore del Centro di ricerca rifiuti zero, in occasione della Giornata internazionale dei rifiuti zero ha raccontato a Interris.it come si possono cambiare le cose.

Identità ambientale

Fresco di rientro da Bruxelles, le sue prime considerazioni sono proprio sull’Unione europea. “Sta facendo un buon lavoro sui temi del riciclo, del riuso e della rigenerazione dei materiali. L’Europa deve trovare la sua identità nella questione ambientale e dare l’esempio”.  Più in chiaroscuro la sua valutazione dell’Italia: “Grazie alla società civile e ai Comuni in sintonia con i cittadini su molte cose siamo avanti, ma la politica e i gruppi economici non vanno nella direzione della transizione ecologica”.

Quanto inquina l’abbigliamento

L’edizione di quest’anno della Giornata internazionale dei rifiuti zero pone l’attenzione sull’industria tessile, che ogni anno produce 92 milioni di tonnellate di rifiuti, il 4% circa del totale, ed emette tra il 2 e l’8% delle emissioni di gas serra, con impatti a livello ambientale, economico e sociale soprattutto nel Sud del mondo. “Le catene internazionali di fast fashion acquistano i materiali a zero e fanno abiti e accessori in buona parte acrilici”, puntualizza il presidente di Zero Waste Italy. “Da gennaio di quest’anno ci si deve adeguare alla normativa europea sul passaporto digitale per i prodotti tessili, un qr code che ne garantisce la tracciabilità”, ricorda Ercolini.

Rifiuti e raccolta

C’è un punto su cui il nostro Paese ha fatto i “compiti a casa” prima del previsto. L’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili in Italia è stato introdotto nel 2022, tre anni prima rispetto a quanto indicato dalla direttiva Ue 85/2018. Nell’ultimo rapporto dell’Ispra sui rifiuti urbani, le frazioni tessili sono lo 0,9% della raccolta differenziata, 171 tonnellate su 19,5 milioni, e rappresentano l’1% di quello che viene avviato al riciclaggio. Nel primo comune italiano certificato rifiuti zero, Capannori, la raccolta differenziata porta a porta prevede il conferimento di due fasce di qualità merceologica per sottrarle al rifiuto urbano. “Lavoriamo anche la parte meno nobile per utilizzarla nelle imbottiture e nella bioedilizia”, racconta il coordinatore del Centro rifiuti zero, “e con i fondi del Pnrr finanziamo il progetto di un impianto per il recupero di oltre 6.500 tonnellate di materiale tessile. Siamo in stretto rapporto con il distretto produttivo più importante d’Europa in questo ramo, quello di Prato”.

Economia rigenerativa

Dare una seconda vita ai prodotti alimenta l’economia circolare e aiuta la riduzione delle emissioni. “Riparare e riusare è vantaggioso dal punto di vista economico ed ecologico. Pensiamo ai cosiddetti beni durevoli, sono appena il 3% ma rappresentano il 39% del valore economico. Se salvo una lavatrice questa potrebbe valere almeno 150 euro”, spiega. “Chi si occupa di questi argomenti sa che bisogna passare da questa cruna dell’ago, più resistenza opponiamo e più faticoso sarà raggiungere gli obiettivi”, afferma poi il presidente di Zero Waste Italy, “l’economia del futuro sarà rigenerativa”.

“Battaglia civile”

Il pioniere italiano della strategia rifiuti zero ha fiducia nell’apertura delle persone a comportamenti più ecologici e in definitiva virtuosi, ma occorrono anche soluzioni coerenti e funzionali a livello di sistema Paese. “Bisogna mettere a disposizione dei cittadini pratiche e servizi efficaci e non inceneritori, più o meno sotto mentite spoglie”. Forte dell’appoggio di sette milioni di persone, gli abitanti di quegli oltre 300 Comuni aderenti alla sua associazione, e delle scuole, delle imprese e della società civile, Ercolini ricorda che il tempo stringe: “E’ una battaglia civile, dobbiamo sbrigarci per rispettare le scadenze e rigenerare i processi”.

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