Santa Rosalia è una delle figure religiose più importanti della storia di Palermo e ancora oggi è profondamente venerata dai suoi abitanti che la chiamano “Santuzza”. Secondo la tradizione, Rosalia nacque a Palermo intorno al 1130 in una famiglia nobile, legata alla corte normanna, dal conte Sinibaldo signore di Monte delle Rose e Quisquina, membro della famiglia dei Berardi, discendente diretta dell’imperatore Carlo Magno (748-814) , e dalla nobile Maria Guiscardi, nipote di Ruggero II d’Altavilla (1130-1154) primo re di Sicilia. Fin da giovane Rosalia rinunciò alle ricchezze e ai privilegi della sua famiglia per dedicarsi completamente alla fede cristiana.
Rosalia, educata a corte, per la sua bellezza e gentilezza nel 1149 divenne damigella d’onore della regina Sibilla di Borgogna. Un cavaliere della corte di Guglielmo I il Malo (1154-1166) Baldovino, chiese in sposa Rosalia, ma il giorno delle nozze la fanciulla si presentò con le bionde trecce tagliate sostenendo che, la sera prima mentre si specchiava, vide riflessa l’effige di Gesù, poté così evitare il matrimonio al quale era stata costretta, preferendo abbracciare la fede, cui si era già dedicata da fanciulla. Ella dice di no perché ha capito una cosa, che S. Bernardo (1090-1153) suo contemporaneo predicava in quegli anni: “Non puoi amare Dio con il cuore diviso “.
Secondo la tradizione, Rosalia trascorse gli ultimi anni della sua vita in una grotta, dedicandosi alla preghiera e alla penitenza. La grotta si trovava in un feudo della famiglia Quisquina, dove Rosalia per circa dodici anni, vestita di stracci, ha vissuto mangiando erbe. I pastori della zona che la vedevano, la credevano pazza. Rosalia scriverà su una roccia e la scritta esiste ancora oggi, nella grotta di Quisquina: “Io Rosalia, figlia del Signore delle Rose Sinibaldo, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta. Intorno al 1162 Rosalia comprende, che deve tornare vicino alla sua città, e sale sul Monte Pellegrino che si trova a seicento metri sopra Palermo, da lì si vede tutta la Conca d’Oro, e proprio su quel monte il 1166 morì.
Il suo corpo resta lì per ben 450 anni, al buio, tra le stalattiti della grotta. La fama della santa, però, esplose soprattutto molti secoli dopo, il 15 luglio 1624, quando Palermo fu colpita da una terribile epidemia di peste. Secondo la tradizione religiosa, il ritrovamento delle reliquie di Rosalia e la loro processione attraverso la città contribuirono alla fine dell’epidemia. Infatti il Senato, aveva deciso di recarsi sul Monte Pellegrino, ma qui trovarono un cumulo di ossa umane, avvolte da un velo bianco, accanto, su una pietra, la scritta in latino. Le ossa vennero portate in processione e appena il corteo raggiunse Porta Felice, l’epidemia della peste sparisce. La gente sembra impazzire dalla gioia per lo scampato pericolo e la dichiara Patrona della città. L’arcivescovo di Palermo dal 1169 al 1190, Gualtiero Offamilio la dichiarò santa.
Per comprendere la figura di questa santa è importante conoscere il periodo storico in cui, secondo la tradizione, visse. Il XII secolo fu un’epoca di grandi trasformazioni politiche e culturali nel Mediterraneo. In Sicilia, questo periodo fu caratterizzato dal dominio dei Normanni. Dopo aver conquistato progressivamente l’isola nell’ XI secolo, i Normanni crearono un regno potente e organizzato, capace di riunire popolazioni e culture differenti. Nel 1130 quando Ruggero II fu incoronato re di Sicilia. Il suo regno comprendeva non solo la Sicilia, ma anche importanti territori dell’Italia meridionale. Palermo divenne uno dei principali centri politici e culturali del Mediterraneo. La città era caratterizzata dalla presenza di comunità di diversa origine e religione: cristiani latini e greci, musulmani ed ebrei vivevano e lavoravano nello stesso territorio. Questa particolare convivenza contribuì a creare un ambiente culturale molto ricco. La Sicilia normanna era un luogo di incontro tra il mondo europeo, bizantino e islamico. Questa caratteristica si rifletteva nell’architettura, nella lingua, nell’arte e nell’amministrazione del regno.
In questo contesto, la vita religiosa aveva un ruolo fondamentale. La maggior parte della popolazione era profondamente legata alla fede e la scelta di vivere come eremita, dedicandosi alla preghiera e alla rinuncia dei beni materiali, era considerata una forma particolarmente intensa di devozione cristiana. La figura di Santa Rosalia può quindi essere interpretata anche alla luce della spiritualità medievale.
In un’epoca nella quale la religione occupava un posto centrale nella vita quotidiana, alcuni uomini e donne sceglievano di allontanarsi dalla società per vivere nella solitudine, nella preghiera e nella penitenza. Rosalia ha rappresentato proprio questo ideale: quello della persona che rinuncia alla ricchezza e al potere per cercare una vita spirituale. La sua scelta assume un significato ancora più importante considerando la tradizione secondo cui proveniva da una famiglia nobile. La grotta del Monte Pellegrino divenne così il simbolo della sua vita da eremita e, nel corso dei secoli, un importante luogo di pellegrinaggio. Nel 1629 fu costruito sul Monte Pellegrino un santuario dedicato alla Santa e vi si accede attraverso una lunga scalinata, proprio il santuario custodisce la memoria del prodigioso ritrovamento delle sue ossa.
Il grande scrittore francese George Bernanos (1888-1948) in un pensiero riguardante la santità che ben sia adatta a S. Rosalia, affermava che: “I santi non sono quelli che fanno cose straordinarie, sono quelli che fanno cose ordinarie con amore straordinario”.

