C’è un giorno sul calendario, nel mese di novembre che riguarda tutti, non è qualcosa di particolare, ma ci parla di qualcuno che non c’è più, è quel qualcuno è rimasto sempre nel nostro cuore. Soprattutto nel giorno del 2 novembre i ricordi tornano indietro nel tempo e ci fanno rivivere attimi, momenti e presenze delle persone che adesso sono in un’altra dimensione, ma che anche da lassù, il loro vissuto terreno continua a parlarci e a farci compagnia.
Ricordare chi ci ha preceduto, significa anche riconoscere le proprie radici, in quanto essi ci hanno trasmesso nel corso della loro esistenza, la cultura, le tradizioni i valori. Onorarli è anche riconoscere ciò che siamo diventati grazie a loro, comprendere la nostra storia personale in un contesto più grande. Il significato profondo della Commemorazione del due novembre risiede nella fede, nella vita eterna e nella comunione dei santi. Non si piange un’assenza definitiva, ma si coltiva una presenza diversa: quella del ricordo che, come diceva Sant’Agostino, ci accompagna ovunque siamo.
E’ un momento per ripensare anche al senso della nostra vita, soprattutto al valore che diamo allo scorrere del nostro tempo. Ricordare i propri cari, o gli amici, non vuol dire guardare al passato, ma dare continuità alla propria storia personale, proprio in questo giorno dobbiamo almeno per una volta rallentare, provare a fare silenzio, visto che la nostra società, corre sempre più veloce.
In un’epoca contrassegnata molto spesso dall’individualismo, dall’indifferenza, questo giorno, ci vuole richiamare all’essenziale, quasi ad ammonirci che il ricordare è un atto d’amore. Non si tratta solo di rievocare chi non c’è più, ma di imparare da ciò che hanno lasciato, di costruire sulle fondamenta del loro esempio.
“Oggi siamo invitati a vivere una particolare comunicazione con i nostri defunti. Nella fede e nella preghiera, ristabiliamo i vincoli familiari con loro che ci guardano, ci seguono e ci assistono…”. Questo pensiero di San Giovanni Paolo II ben si addice alla giornata del 2 novembre, sì, per chi crede, viene effettivamente ristabilito ancor di più un legame con chi rimarrà per sempre nel nostro cuore. Questo giorno invita ognuno a una profonda riflessione sulla caducità della vita terrena e sull’importanza di cercare e provare a vivere secondo valori spirituali, preparandosi, per quanto sia possibile al proprio destino ultimo.
Bisogna ricordare che in un mondo che corre, che teme il silenzio e l’assenza, fermarsi a ricordare significa riconoscere anche la possibile fragilità e la profondità dell’esistenza. E’ un momento per riscoprire il silenzio dentro di noi, pensando ai nostri cari, con i quali siamo cresciuti, con i quali abbiamo condiviso sensazioni ed emozioni, possiamo dire ogni stato d’animo.
Abbiamo l’occasione di guardare alla vita con più consapevolezza, sforzandoci di coltivare relazioni autentiche, a non dare assolutamente per scontato ciò che abbiamo. Non c’è nulla di definitivo e di stabile sulla terra; il tempo fugge via inesorabile e come un fiume veloce sospinge senza sosta noi e le cose nostre verso la luce misteriosa della morte. Tutti conosciamo la massima del filosofo greco Epicuro (341-270):” Quando ci siamo noi, la morte non c’è e quando c’è la morte, noi non ci siamo”.
La morte invece fa parte della nostra esistenza, ma di fronte ad essa, la fede dà una risposta ben precisa, grazie all’annuncio gioioso che Dio non si è rassegnato al fallimento della sua creatura, ma in Cristo Gesù ci dà speranza. Gesù ha preso su di sé la morte come conseguenza del peccato e, trionfando nella sua risurrezione, ha eliminato per sempre la potenza della morte.
Coloro che ci hanno preceduto nella dimora eterna non sono come talvolta paganamente si ritiene nella sofferenza; essi sono entrati nel “riposo”; riposano nel Signore, anzi “vivono”, in pace. Spesso nelle catacombe c’è la scritta “vivas in pace”, cioè l’augurio, questo più cristiano dell’altro che auspica il riposare in pace o il riposare in eterno; è l’eterna vita il retaggio dei nostri morti se sono vissuti nel Signore.

