Giovedì 30 ottobre 2025 riapre la Basilica di san Benedetto di Norcia, casa del Santo Patrono d’Europa, simbolo della città, ma anche culla di storia e di grande spiritualità. I lavori per la ricostruzione della Basilica, iniziati il 16 dicembre 2021, hanno portato al ritrovamento di opere artistiche di inestimabile valore, di cui si era persa la memoria; tra le rovine, è tornato alla luce, dopo essere stato sepolto per secoli, anche un affresco raffigurante la Vergine in trono al fianco di San Benedetto che regge tra le braccia la città di Norcia.
Pio XII salutò San Benedetto “padre dell’Europa” (Cf AAS loc. mem.); in quanto ai popoli di questo continente egli ispirò quella cura amorosa dell’ordine e della giustizia come base della vera socialità (Cfr. Pacis nuntius). San Benedetto Abate “col libro, ossia con la cultura, salvò con provvidenziale sollecitudine, nel momento in cui il patrimonio umanistico stava disperdendosi, la tradizione classica degli antichi, trasmettendola intatta ai posteri e restaurando il culto del sapere e con il suo famoso motto «ora et labora», nobilitò ed elevò la fatica umana”. La cultura e la fatica umana ancelle della resilienza e della rinascita.

La riapertura della Basilica, bene dall’elevato valore artistico e storico, che sarà accompagnata, il giorno 31 ottobre, anche da una solenne celebrazione eucaristica (Programma.pdf), è uno dei segni più evidenti e incoraggianti dell’opera straordinaria di ricostruzione. Un bell’esempio di lavoro di squadra del Commissario straordinario per la Riparazione e la Ricostruzione Sisma 2016, delle diocesi, di tutto il sistema istituzionale, delle università e delle comunità. Una sinergia che riporta speranza, restituendo gioia e futuro a Norcia, che insieme a Castelluccio, Camerino e Amatrice, rappresenta il simbolo del sisma 2016. Il lavoro collettivo di tutti i soggetti coinvolti ha consentito di costruire e ricostruire perché ci si è messi tutti insieme, come evidenziato dall’Arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo, impegnato in prima linea nella ricostruzione. Arcivescovo che ci rammenta che “se si condivide un fine per il bene di tutti si riesce a raggiungerlo”. La comunità di intenti e il camminare insieme “sono la chiave di volta per trasformare il dolore in rinascita, le norme in cantieri e i cantieri in futuro”, come affermato dal Commissario di Governo, Sen. Avv. Guido Castelli.
E il modello della ricostruzione sostenibile e in sicurezza, nell’area del cratere del sisma del 2016-2017, ha dimostrato di essere un laboratorio di rinascita. Un modello collettivo di riparazione, di assistenza alla popolazione e alla ripresa economica dei territori colpiti dal sisma 2016-2017 che affida alla struttura commissariale, la gestione della governance, il supporto tecnico e la crescita culturale dell’Appennino centrale d’Italia. Cittadini che hanno sofferto, che nove anni fa lasciavano le loro abitazioni e i loro paesi con il terrore negli occhi e poche certezze, cittadini resilienti, che non hanno perso mai la speranza e assistono con gioia alla rinascita delle loro comunità.

Era il 30 ottobre 2016 quando la Basilica di San Benedetto di Norcia crollò, dopo l’ennesima, terribile scossa di quella drammatica sequenza sismica che sconvolse il cuore dell’Appennino centrale: ottomila chilometri quadrati divisi tra quattro regioni: Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio. Danni provocati dal terremoto al patrimonio residenziale, produttivo, artistico e culturale. Un silenzio, fatto di paura e macerie, cambiò per sempre la vita di migliaia di persone.
Ma dopo le scosse sismiche del 2016-2017 e il loro sciame di effetti distruttivi lungo la catena appenninica umbro-marchigiana e laziale-abruzzese, l’Italia centrale, oltre la fragilità del territorio, può diventare la “Mediae Terrae” (prendendo in prestito il titolo del libro del Commissario di Governo, Avv. Sen. Guido Castelli) dove cresce e si costruisce il futuro. Il percorso della ricostruzione nell’area del sisma 2016-2017 si connota per essere una ricostruzione in sicurezza nel senso ampio del termine, ossia, che va oltre il rischio sismico e interessa anche il capitale naturale e quello sociale incentrato sulle comunità locali. Una ricostruzione è sicura quando è capace di attingere ad ogni innovazione tecnologica. Una ricostruzione tempestiva, trasparente con criteri omogenei e tempi certi argina lo spopolamento dei meravigliosi e vulnerabili borghi colpiti dal sisma.
Un modello di governance multilivello quello della struttura Commissariale che si inserisce appieno titolo nell’ambito della cornice normativa della LEGGE 18 marzo 2025, n. 40 – Normattiva, rubricata “Legge quadro in materia di ricostruzione post-calamità”, che introduce un quadro normativo organico che disciplina l’attività ricostruttiva nei territori colpiti da eventi calamitosi, nella quale confluiscono anche tante misure adottate per la ricostruzione del sisma 2016-2017.
Un intervento normativo varato dal Governo affinché dalle tragedie e dalle rovine possa costantemente nascere speranza, e ci sia sempre una fase di rinascita e di rinascimento, economico, sociale e culturale.

