M5S, dopo le espulsioni la scissione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:52

Dopo sette espulsioni in un anno, sul movimento fondato da Beppe Grillo incombe il rischio di una scissione. I 5 Stelle a Palazzo Madama potrebbero perdere altri 10 senatori. Gianluigi Paragone, riferisce Repubblica, sarebbe a capo di una frangia di eletti pronti a staccarsi dal gruppo di maggioranza relativa e costituire un gruppo autonomo come quello di Renzi. Di fatto resterebbero nella maggioranza ma con la funzione di pungolarla dall’esterno. Alcuni dei senatori che sarebbero pronti a seguire l'ex conduttore sono: Emanuele Dessì, Dino Mininno e Luigi Di Marzio.

Maggioranza in bilico

La “pattuglia” pronta a fuoriuscire sarebbe sufficiente per mettere in crisi la maggioranza al Senato che ora è a quota 166, poco sopra la soglia di sopravvivenza. “Paragone e altri 10 pronti alla scissione- titola Affari Italiani-. Ora i 5S tremano al Senato“.  Anna Macina, parlamentare del Movimento 5 Stelle punta l'indice contro il comportamento del senatore Paragone dentro M5S. “Paragone continua a dire e sostenere che non è più d'accordo, che non si ritrova più, non vota i provvedimenti, non vota la fiducia. Coerenza imporrebbe che prendesse una decisione- attacca Macina-. Se io non sto più bene in un posto vado via. E' proprio una questione di coerenza interna. Rassegni le dimissioni, torni dai cittadini e si faccia rieleggere con una forza politica in cui crede”.

Il nodo Ue

 “Un conto è cacciarmi, un conto è dire Paragone si dimetta. Lo ridico: non mi dimetto e voi non mi caccerete, altrimenti nasce un problema dentro il Movimento. C'è una parte del movimento che per dieci anni si è sentita ripetere che l'Europa è “brutta e cattiva” e consuma i diritti dei cittadini. E ora a quelli cosa si dice? Non è che se vi siete svegliati una mattina dentro i palazzi (perché lo so come vanno certe cose) poi cambiate idea. Io non la cambio l'idea- afferma Gianluigi Paragone-. Con tutti i problemi che abbiamo e che dovremmo cercare di risolvere voi pensate ai probiviri di Paragone? Mi cacciano per eccesso di coerenza rispetto al programma? Son simpatici. Io non sono una persona dal bel carattere. Sono uno che si appassiona alle lotte. Il Movimento Cinque Stelle è un movimento di lotta. Se dev' essere un movimento di peluche è un problema loro. Dobbiamo dire è inutile che scrivete dei programmi elettorali”.

I dissidenti

Lo scontro interno alla delegazione parlamentare grillina covava da tempo ed è emerso in modo palese martedì, quando, a due mesi esatti dal Consiglio dei ministri che la varò, la manovra ha ricevuto il primo via libera parlamentare. Il Senato ha approva il testo con 166 sì e 128 no al voto di fiducia, ma nel M5s è  spuntata una pattuglia di dissidenti, con Gianluigi Paragone che ha vota no e quattro assenti, Cataldo Mininno, Lello Ciampolillo, Primo Di Nicola, Mario Michele Giarrusso. Dopo settimane assai turbolente, lo stralcio in extremis di 15 norme e una settantina di correzioni finali.  La manovra deve ora essere approvata dalla Camera blindata, senza più modifiche, per avere il via libera definitivo a ridosso del Natale. Salvo imprevisti, il testo non cambia più: passa senza la legalizzazione della canapa, con lo stop all'aumento dell'Iva, con un taglio da 3 miliardi delle tasse per i lavoratori, con plastic e sugar tax ma anche con una nuova tegola da 47 miliardi di aumenti di Iva e accise nel 2021 e nel 2022 che dovranno essere disinnescati. La manovra 2020, dopo le modifiche approvate in Senato, potrebbe salire e toccare i 32 miliardi”, riferiscono all'Ansa fonti parlamentari.

 

 

 

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