Iva congelata, ma famiglie sempre più povere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:36

Vale circa 30 miliardi la manvora economica varata dal Conte II, che sarà finanziata in parte con interventi su spese ed entrate, in parte con l'aumento del deficit dall'1,4 al 2,2%. Al centro della manovra, il contrasto all'evasione fiscale attraverso misure del valore di oltre 7 miliardi volti all'incentivo dei pagamenti elettronici, ma anche il salario minimo, il piano famiglia e una misura “green”, volta cioè a disentivare l'uso della plastica con una tassa ad hoc sui prodotti. “Una manvora ambiziosa” l'ha definita il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ieri in conferenza stampa, basata su valutazioni di aumento del Pil dallo 0,1% quest'anno, allo 0,4% nel 2020.

I punti critici

Scongiurato il rischio recessione? “In un certo senso, il blocco dell'aumento dell'Iva è un fatto positivo” – dichiara a In Terris Rosario Trefilettipresidente del Centro Consumatori Italia, che all'Iva e ai consumi ha dedicato degli studi specifici: “Al contrario, un suo aumento avrebbe asfissiato i consumi del Paese”. Come mostrano le ricerche del Centro Consumatori Italia, i consumi degli italiani non hanno ancora raggiunto i livelli pre-crisi: “I consumi non sono al livello del 2007/2008” spiega Trefiletti. Ma per Trefiletti una manovra economica non è sufficiente per risollevare le famiglie italiane: “Il vero problema in Italia – spiega – è il potere di acquisto delle famiglie. Se è vero che il potere di acquisto di ogni famiglia si risolve se aumentano i salari, oggi resta la disoccupazione dei giovani che non lavorano e sono a carico delle famiglie. Questo comporta non solo un problema etico ma anche di carattere economico, perché, per mantenere i figli, le famiglie adevono abbattere il potere d'acquisto“. Lavoro e famiglia, dunque, dovrebbero essere i due pilastri del programma di governo. 

Problema Mezzogiorno

Secondo Trefiletti, una manovra economica punta innanzitutto a investimenti pubblici: “Un grande piano di investimenti statali di stampo keynesiano – continua – incentiva gli investimenti privati”. Al primo posto degli investimenti pubblici dovrebbero esserci quelli infrastruttutrali. Per Trefiletti, è imperdonabile il gap tra Nord e Sud del Paese: “Nel mezzogiorno d'Italia siamo poco appetibili per il turismo, che porterebbe un sacco di lavoro, perché mancano strutture adeguate. Allora i privati preferiscono investire i loro capitali altrove”.

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