Dal Cin (M5s): “Basta austerity, sì all'economia sostenibile”

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Da tempo il M5s va ripetendo che dopo il 26 maggio le cose in Europa cambieranno. L’intento è di capovolgere un sistema basato sull’austerity mettendo al centro un’economia sostenibile, che si fonda sull’attenzione ai temi sociali e ambientali. A poco più di una settimana dall’appuntamento elettorale europeo che tanti osservatori ritengono snodo cruciale nella storia dell’Unione, In Terris ha provato a sviscerare i propositi dei 5Stelle con Viviana Dal Cin. Prima dei non eletti alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, esperta di economia e finanza nonché storica attivista del Movimento, è stata la più votata alle europarlamentarie nel Nord-Est (circoscrizione in cui è candidata). Ora spera che questo risultato ottenuto sia un propulsore per volare a Bruxelles e cambiare l’Europa.

Concretamente, cosa volete cambiare dell’Europa?
“Questa Europa l’abbiamo subita, non rispecchia le aspettative della maggioranza dei cittadini. Su volere dei Paesi nordici, della Germania soprattutto, è stata improntata sull’austerity. E i risultati purtroppo si sono visti: la politica ‘lacrime e sangue’ ha devastato la Grecia, dove ci sono stati più morti per la crisi che per altre pestilenze. Bisogna rimettere al centro il cittadino, l’ambiente: questo il nostro obiettivo. Non se ne può di politiche decise a porte chiuse, a favore di pochi poteri forti a discapito dei tanti”.

Ritiene sia necessaria anche una riforma della Bce?
“La Bce ha un unico obiettivo nel suo mandato: il controllo dei prezzi. E così si parla solo di prezzi e mercato, come se le cose non avessero un valore intrinseco. Ma i prezzi si controllano tramite il controllo dell’occupazione: più c’è lavoro, più cresce l’inflazione. È fondamentale riformare la Bce ponendo come suo obiettivo la crescita economica e la piena occupazione”.

Eppure la Bce ha dato una mano all’Italia con il Quantitative easing…
“In molti l’hanno descritto come una manna dal cielo, però nei fatti è stata un’iniezione forte di liquidità in un sistema, quello delle istituzioni creditizie, che tuttavia ne era già saturo. Di fatto, questi soldi non sono arrivati ai cittadini. Ciò che chiediamo è che la Bce diventi prestatrice di ultima istanza, ossia che possa comprare direttamente i titoli di Stato dei singoli Paesi nel mercato primario”.

Ma conviene disubbidire all’Europa dell’austerity? L’Italia ha sforato il debito con la scorsa manovra, ma nel 2020 la strada si prevede già in salita: servono 25miliardi per evitare l’aumento dell’Iva e per finanziare il piano per aumentare dello 0,1% gli investimenti…
“È una situazione paradossale: da un lato questa Europa ci impone una serie di vincoli molto rigidi, dall’altra ci rimprovera perché non riusciamo a crescere. Ma ciò che ci chiediamo è: come si può far diminuire il rapporto debito/pil senza avere margini per fare investimenti? Abbiamo visto che le scorse manovre basate sull’austerity non hanno fatto altro che soffocarci, così abbiamo battuto una strada diversa. Ma non basta: vogliamo togliere i vincoli di bilancio – rappresentati dal Fiscal Compact – puntando su investimenti produttivi e sociali, come sanità, ricerca, istruzione, infrastrutture, ecologia. E poi sul rapporto debito/pil assurto ad unico criterio per valutare lo stato di salute di un’economia avrei da ridire…”.

Prego…
“Come ogni persona ha delle caratteristiche, così è per gli Stati. L’Italia ha una propensione al risparmio privato molto più alta dei Paesi del Nord Europa, che hanno un debito pubblico più basso. Ma ciò di per sé non implica nulla. Il Giappone ha un debito/pil che è il doppio del nostro, eppure ha i tassi d’interesse negativi perché ha una struttura monetaria ed economica diversa. E poi bisogna ricordare che le crisi sono accadute in Paesi che avevano un rapporto debito/pil basso, come la Russia e il Messico”.

Volete cambiare l’Europa, ma forse dovremmo anche cambiare il nostro atteggiamento rispetto all’Europa: siamo il secondo beneficiario dei fondi Ue, eppure ne spediamo una misura minima…
“Tante piccole imprese non sono messe nelle condizioni di beneficiare di questi fondi: i bandi sono complicati da compilare, per cui è quasi sempre necessario avvalersi di una consulenza esterna che non tutti si possono permettere. L’obiettivo deve essere quello di agevolare l’accesso delle nostre imprese ai bandi”.

A proposito di imprese nazionali, in che modo volete tutelare il made in Italy in sede europea?
“Il nostro progetto è quello della blockchain (un registro digitale, ndr), che garantirebbe la tracciabilità di tutta la filiera di un prodotto. Abbiamo delle eccellenze, che troppo spesso abbiamo lasciato che venissero contraffatte. C’è il problema delle dogane: se in Italia abbiamo una certa severità nel controllo dei prodotti che arrivano da Paesi extra-Ue, lo stesso non avviene per altri Paesi membri. Ecco, è necessario uniformare il sistema delle dogane per evitare che falsi prodotti italiani oppure alimenti che non rispettano criteri ambientali e sanitari possano arrivare in qualsivoglia Paese europeo. La strada maestra è quella dell’economia sostenibile e del riciclo”.

A proposito di riciclo, ha seguito la polemica scaturita dalla dichiarazione del capogruppo M5s alla Camera, Francesco D’Uva, che si è detto a favore degli assorbenti usa e getta?
“Ho sentito che ha detto che gli assorbenti non possono avere un’aliquota bassa perché sono inquinanti. Non ho seguito il percorso ministeriale del dl Crescita, ma è chiaro che si tratta di un bene di prima necessità, dunque eviterei di rendere prioritario fare la differenziata proprio sugli assorbenti. Certo, è vero che se è possibile riciclare alcuni rifiuti pericolosi ospedalieri, forse è possibile riciclare anche questo prodotto…”.

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