Papa Francesco ha ricevuto mons. Giovanni D’Ercole

D'Ercole, vescovo emerito di Ascoli Piceno, si è dimesso il 29 ottobre scorso. Sabato pomeriggio è partito per il Marocco: vivrà in monastero

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:17
Mons. D'Ercole e Papa Francesco (immagine di repertorio)

Papa Francesco ha ricevuto sabato in udienza mons. Giovanni D’Ercole, vescovo emerito di Ascoli Piceno, dimessosi dal suo incarico il 29 ottobre scorso.

L’incontro col Papa

“Un incontro cordialissimo nel quale ho potuto rinnovare a papa Francesco la mia piena adesione al suo Magistero e la totale obbedienza alla sua autorità, che è parte essenziale del mio carisma orionino, ringraziandolo per aver accolto le dimissioni anticipate che gli ho presentato in piena libertà, per consentirmi di dedicarmi ora alla preghiera nel silenzio”, commenta mons. Giovanni D’Ercole, che – riferisce il Faro di Roma – ha voluto che all’udienza di oggi fosse presente anche il cappellano dell’ospedale Mazzoni, don Francesco Simeone, al quale il Pontefice ha affidato il dono di 300 rosari e altrettante immaginette come dono per i malati della diocesi, assicurando loro la preghiera del Papa.

Marocco

Sabato pomeriggio mons. D’Ercole è partito per il Marocco dove vivrà per un periodo nel monastero di Notre Dame de Atlas, l’unica realtà monastica del Maghreb, del quale fa parte, tra gli altri monaci, padre Jean Pierre Schumacher, di 94 anni, ultimo sopravvissuto e testimone del massacro di Tibhirine, in Algeria, del 1996, a seguito del quale il convento trappista è risorto dall’altra parte del confine, in Marocco. Sette monaci vennero rapiti il 26 marzo 1996 e uccisi il 21 maggio seguente. Le vittime sono state poi beatificate con altri martiri d’Algeria l’8 dicembre 2018.

I trappisti

I trappisti sono ospiti in un Paese in cui sono stranieri per origine e per religione e dove conducono una vita molto umile e povera, di preghiera e di lavoro, “completamente nelle mani di Dio”, testimoniando attraverso la loro vita gratuita il senso di una presenza monastica in un contesto esclusivamente musulmano, la sola in tutto il Maghreb. Oranti in mezzo ad altri oranti, come amava ripetere Christian de Chergé, priore di Tibhirine.

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