L’eredità di papa Francesco: “Il vero amore è la condivisione”

Il lascito spirituale di Jorge Mario Bergoglio all'umanità ferita del terzo millennio globalizzato

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Foto © Carlo Lannutti

Ciò che resterà di papa Francesco è spiegato nella prefazione all’Opera omnia del cardinale Carlo Maria Martini, gesuita come lui. Per Francesco “i principi della fede, lungi dal trasformarsi in motivo di conflitto e di contrapposizione all’interno della convivenza civile, possono e devono risultare vivibili e appetibili anche per gli altri, nel maggior consenso e concordia possibili e motivare in profondità l’impegno per la giustizia e per la solidarietà”. Ecco la missione e il senso della predicazione di Francesco. Rimarrà nella storia l’atteggiamento nei confronti del mondo, lo stesso della Gaudium et Spes. Da una parte Francesco esprimeva riconoscenza, gratitudine, apprezzamento. Dall’altra offre una parola autenticamente profetica, capace di sottolineare le sfide e la responsabilità di tutti e di ciascuno. L’enciclica “green” Laudato si’ ne è un ottimo esempio, come dimostra anche lo straordinario impatto che ha avuto, anche, se non soprattutto, al di fuori della Chiesa. Non per niente il “dialogo” è sempre stato al centro dei processi che Francesco ha cercato di  aprire e dello stile che ha portato avanti. Resterà indelebile nella coscienza ecclesiale l’ insistenza di papa Bergoglio sulla collegialità, sulla sinodalità. Camminare insieme è una sua espressione ricorrente, che parli ai leader del G20 o ai movimenti popolari o ancora di più alla Chiesa nel suo insieme.

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Benedizione di Papa Francesco nel giorno di Pasqua (foto: Vatican Media)

Il Papa del dialogo

E’ quello che Francesco ha messo in pratica nei Sinodi, evidenziando che ci sono sempre punti di vista diversi e bisogna cercare spazi per ascoltare lo Spirito Santo e permettergli di operare in profondità. Il l Sinodo non è un parlamento, dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si occorre al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi, ma l’unico metodo del Sinodo è quello di aprirsi allo Spirito Santo, con coraggio apostolico, con umiltà evangelica e con orazione fiduciosa. In particolare l’attenzione agli ultimi appare come il frutto del percorso della Chiesa latinoamericana dopo il Concilio, ma anche dell’esperienza personale di Jorge Mario Bergoglio nelle periferie di Buenos Aires. La misericordia è innanzi tutto l’attuazione del Vangelo, per questo è inevitabilmente anche l’attuazione del Concilio Vaticano II e la manifestazione del Dna della Chiesa. Che “vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva” (Evangelii Gaudium 24). Questo desiderio spinge con tutte le sue forze ad andare incontro ai poveri, agli afflitti, ai bisognosi (Evangelii Gaudium 193). Così, proprio l’esercizio della misericordia diventa il criterio di verità della fedeltà al Vangelo, nella comunità primitiva come nella Chiesa di oggi.

Foto di Sara Minelli (Imagoeconomica)

La misericordia come missione

In questa chiave va letto anche il Giubileo della Misericordia, che Francesco ha indetto esattamente a “sette settimane di anni” dalla chiusura del Vaticano II. A tutti gli effetti un Giubileo del Concilio, di cui riafferma il carattere di evento della storia della salvezza. Papa Francesco, senza che ce lo chiedi noi continueremo a pregare per te e siamo certi che tu continuerai a pregare per noi, per la chiesa e per il mondo”, ha detto ieri il cardinale Matteo Zuppi nella messa in suffragio celebrata nella cattedrale di Bologna. “Ringraziamo per il dono di Papa Francesco – ha detto concludendo – Portiamolo nel nostro cuore. Impariamo ad avere cuore e a dare cuore a questo mondo pieno di tanta sofferenza”, dopo aver ricordato le parole del pontefice nella lettera enciclica ‘Dilexit nos’. “Dio è un maestro di sorprese – ha esordito Zuppi nell’omelia – sempre ci sorprende, ci aspetta, noi arriviamo e lui sta aspettando, sempre”, anche Papa Francesco “non ha fatto mancare sorprese da discepolo di questo maestro. Mai per stupire, secondo la logica del mondo e di un certo protagonismo, ma sempre per liberarsi dalla tentazione di conservare. Perché questo significa perdere, e così non si trasmette“. Il cardinal Zuppi ha invitato a portare “al cuore” in particolare le ultime parole del Papa, quella di ieri sulla pace. Ma non solo. Ha ricordato il non voler mai nascondere “la sua concreta umanità, senza nessuna esibizione”. “Si è donato sino alla fine, senza risparmio e calcolo, senza convenienza, per parlare a tutti e per insegnarci a parlare a tutti“. 

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Papa Francesco dal balcone del Gemelli il giorno delle dimissioni (foto: Vatican Media)

Giro del mondo

La notizia della scomparsa di Jorge Mario Bergoglio ha fatto immediatamente il giro del mondo. In particolare le riflessioni della stampa americana sulla vita di papa Francesco lasciano intravedere le divisioni che attraversano la società statunitense. Diversi spettri politici danno letture diverse dell’eredità spirituale del Pontefice, con la stampa più vicina al mondo liberal che esplora il contrasto tra i messaggi del papa e la condotta dell’amministrazione di stampo repubblicano, guidata dal presidente Donald Trump. Come ricorda la Cnn, l’impegno del pontefice a favore dei migranti lo ha portato a criticare duramente le politiche di espulsione sposate da Trump nei mesi precedenti la sua morte. “Il pontificato di Francesco, spesso visto come un argine all’ascesa del populismo nazionalista, lo ha messo più volte nel mirino delle potenti correnti cattoliche conservatrici statunitensi”, scrive l’emittente, ricordando una lettera inviata a febbraio ai vescovi americani in cui il pontefice “criticava apertamente” le mosse della Casa Bianca, sottolineando il pericolo che danneggiassero “la dignità di molti uomini e donne”. Il New York Times mette in risalto le ultime parole pubbliche del pontefice e il suo invito a “proteggere e difendere i migranti, un tema politico che ha accompagnato tutto il suo pontificato e che oggi è divenuto ancora più urgente in un contesto di crescente ostilità globale verso l’immigrazione”. Il Papa argentino “si distingueva tra i leader mondiali per la sua ostinata insistenza sull’azione per il clima”, ricorda ancora la testata newyorkese, più volte critica rispetto all’approccio trumpiano alle questioni climatiche. Anche il comitato editoriale del Washington Post tocca l’argomento, ponendo l’accento sulle trasformazioni operate dal pontefice nella Chiesa e nel papato. “Francesco ha incarnato un’aria nuova, iconoclasta e modernizzatrice. Ha abbracciato battaglie sociali globali: il cambiamento climatico, la difesa dei migranti, delle minoranze religiose perseguitate e dei poveri del Sud del mondo”, scrive il quotidiano americano. Evidenziando che all’inizio del suo pontificato “oltre metà dei cardinali erano europei, alla sua morte erano meno del 40%”.

Papa Francesco per la Benedizione Urbi et Orbi (foto: Vatican Media)

Questioni aperte

Si sottolineano anche le questioni lasciate “irrisolte”, tra cui la condanna dell’aggressione russa in Ucraina o il ruolo delle donne nella Chiesa. Infine, il Wall Street Journal, più vicino alle posizioni conservatrici, guarda con occhio più critico al retaggio di Francesco, a partire da un articolo del suo comitato editoriale dal titolo esplicito: “Sosteneva i poveri ma favoriva idee che li mantengono tali”. Pur elogiandone l’impegno pastorale e la semplicità, gli autori ritengono che il pontefice abbia adottato ideologie dannose come l’ambientalismo radicale, citando la sua enciclica Laudato Si’ in cui l’uso dell’aria condizionata viene indicato tra le “abitudini di consumo dannose”. Il giornale critica inoltre la sua visione anti-capitalista, ritenendola figlia del contesto peronista argentino, e definisce “imperdonabile” l’accordo con Pechino che ha concesso al Partito Comunista un ruolo nella nomina dei vescovi, mentre il Vaticano tace sul caso del cardinale di Hong Kong Jimmy Lai. Il pontefice viene descritto come un progressista che ha emarginato i tradizionalisti, favorendo invece una visione che “è più popolare in aree dove le chiese sono vuote, come l’Europa, mentre la Chiesa cresce in Africa e tra i giovani cattolici ortodossi in Occidente. Saranno ora i cardinali scelti da Francesco a determinare quale futuro attende la Chiesa e i suoi 1,3 miliardi di fedeli“.

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