Piantare olivi per far fiorire una cultura di pace in Palestina

Al via un gemellaggio tra olivicoltori del Mediterraneo per sostenere i contadini della Cisgiordania

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Foto di Nazar Hrabovyi su Unsplash

La pace fiorisce nei campi. In un contesto sempre più critico per le comunità rurali palestinesi, nasce “Olivi–Cultura di Pace in Palestina”, una nuova alleanza tra olivicoltori del Mediterraneo per rafforzare i legami di solidarietà tra produttori, cooperative e territori. Promosso da associazioni e organizzazioni contadine italiane e palestinesi, il progetto prende il via in concomitanza con l’inizio della stagione della raccolta delle olive. E intende sostenere attivamente la resilienza agricola in Palestina. Nei mesi scorsi, tecnici agronomi, cooperative, produttori biologici, amministrazioni locali e realtà della società civile si sono confrontati in una serie di incontri con rappresentanti delle comunità agricole palestinesi. L’ obiettivo è costruire un’alleanza concreta, fondata sull’idea del gemellaggio tra olivicoltori del Mediterraneo, con l’obiettivo di creare relazioni stabili e paritarie tra territori e produttori. La campagna è coordinata dall’ong padovana Acs (Associazione di cooperazione e solidarietà) e dall’organizzazione palestinese Arab Agronomists Association. A sostenerla è una rete ampia e articolata di realtà italiane e palestinesi impegnate nella cooperazione internazionale, nell’agricoltura responsabile e nella promozione della giustizia economica e sociale.

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La potatura degli ulivi (© Cooperativa Sociale Ortovolante)

Iniziativa di pace

I promotori della campagna sono organizzazioni, cooperative e aziende che da molti anni sostengono concretamente le filiere agricole palestinesi. Promuovendo attività quotidiane di supporto tecnico alle comunità rurali, campagne etiche e prezzi solidali. Con lo scopo di garantire reddito dignitoso ai produttori, pratiche agricole conservative e trasparenza ai consumatori. Quindi non si tratta soltanto di commercio equo e solidale, ma di un impegno concreto per l’autodeterminazione delle comunità palestinesi. L’adesione all’iniziativa si traduce in azioni reali. Gli agricoltori danno vita a iniziative di solidarietà nei loro territori. E dove possibile, viene applicato un sovrapprezzo solidale ai prodotti. I fondi raccolti vengono destinati direttamente alle organizzazioni agricole palestinesi impegnate nella difesa del territorio e nella ricostruzione degli oliveti danneggiati. Per ampliare la rete di solidarietà e coinvolgere un maggior numero di cittadini, associazioni e territori, è stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso (https://www.produzionidalbasso.com/project/olivi-cultura-di-pace-sostieni-gli-olivicoltori-palestinesi-nella-difesa-della-loro-terra/). Uno strumento concreto per chiunque voglia contribuire al sostegno diretto al lavoro delle comunità agricole palestinesi.

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@ Couleur da Pixabay

Campagna solidale

La campagna, spiegano i promotori, porterà avanti anche un’importante azione di sensibilizzazione e denuncia pubblica. Attraverso la diffusione di report, testimonianze, materiali video e fotografici. Con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sugli attacchi e le violenze sistematicamente documentati nei villaggi agricoli di almeno quattro province della Cisgiordania – Ramallah, Jenin, Nablus e Hebron – in cui si sta svolgendo la raccolta delle olive. Già prima del 7 ottobre 2023, il settore agricolo, e in particolare olivicolo, palestinese era messo a dura prova, con un accesso all’acqua e alla terra limitato, danneggiamenti e confische delle proprietà. Negli ultimi mesi, tuttavia, la situazione è peggiorata in modo drastico. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), durante la scorsa stagione di raccolta delle olive, tra ottobre e novembre 2024, si sono verificati oltre 225 attacchi da parte dei coloni israeliani, con più di 2.500 ulivi distrutti, aggressioni ai contadini e furti di attrezzi agricoli. Issa Al-Shatleh è il vicepresidente dell’Arab Agronomists Association.

Cisgiordania- foto di daniel baylis su Unsplash

Sos Cisgiordania

“In Cisgiordania l’esercito israeliano ha moltiplicato posti di blocco e chiusure, superando il migliaio, isolando i villaggi e spezzando la libertà di movimento dei palestinesi – racconta Issa Al-Shatleh-. Gli attacchi contro le comunità palestinesi sono aumentati non solo in numero, ma anche in violenza, come parte di una strategia di lungo corso che oggi ha raggiunto la sua fase più estrema. Lo scopo è costringere i contadini ad abbandonare la terra. È per questo che la campagna olivi-cultura di Pace in Palestina è fondamentale. Non solo offre un sostegno materiale concreto agli agricoltori palestinesi nel duro lavoro quotidiano, ma perché l’albero di ulivo è il simbolo stesso della resilienza del popolo palestinese“. E aggiunge: “È un simbolo di pace politica, economica, socio-culturale e ambientale. Per questo dobbiamo proteggerlo. La campagna contribuisce a rafforzare le comunità rurali grazie anche a un intenso lavoro di monitoraggio e denuncia delle violazioni israeliane, in particolare contro il settore agricolo e olivicolo”.

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