La lotta al bagarinaggio online si fa con il biglietto nominale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:08

In tutta Europa si cerca di contrastare il cosiddetto bagarinaggio online, cioè l'acquisto e la rivendita a prezzi maggiorati dei biglietti per eventi – tipicamente concerti di artisti famosi – sapendo che i fan sono disposti a spendere qualsiasi cifra per assistere a un'esibizione live del loro artista preferito. Ma facendosi un giro sui canali per la vendita dei biglietti ufficiali e su quelli secondari, si può osservare come in questi ultimi i prezzi schizzino verso l'alto. Questo nonostante siano entrate in vigore dal 1° luglio delle norme, previste dalla legge di bilancio, che tra le altre cose introducono il biglietto nominale per gli eventi che ospitano più di 5.000 persone.

In Europa

Il Parlamento europeo è intervenuto lo scorso 17 aprile per bagnare le polveri da sparo dei cannoni dei bagarini digitali. Questi ultimi sfruttano i bot, dei software che consentono di fare una vera e propria razzia di biglietti di un evento in pochissimo tempo e in un orario stabilito in anticipo. Un 'ausilio' che consenteva di superare il limite massimo di biglietti acquistabili. Recenti stime dicono che con i bot era possibile comprare rapidamente fino al 42% dei biglietti disponibili. Si costringono così gli acquirenti veri, in carne e ossa, ad andare sul mercato secondario per accaparrarsi i biglietti introvabili, pagando più del prezzo effettivo. Con l'introduzione di questa direttiva, si vieta la rivendita di tagliandi di eventi, partite di calcio come concerti, comprati con questi programmi automatizzati.  

Legge Battelli

In Italia da scorso gennaio si è fatto qualche passo nel contrasto al secondary ticketing. L'Autorità garante per le comunicazioni e l'Antitrust insieme alla magistratura hanno iniziato a oscurare i siti-bagarini. Poco prima era stata inserito nella manovra del 2019 un emendamento di un parlamentare del Movimento 5 Stelle che è diventato legge ed è ribattezzato con il suo nome dell'onorevole, Sergio Battelli. Dal 1° luglio poi è entrata pienamente a regime la cosiddetta legge Battelli, che introduce il biglietto nominale con il nominativo dell'acquirente stampato sopra per eventi che ospitano oltre 5.000 persone. Da queste regole restano tagliati fuori spettacoli come l'opera lirica, la danza e il balletto, la musica sinfonica, il jazz e il circo. Al momento di varcare i cancelli d'ingresso, oltre al biglietto si dovranno mostrare i documenti per consentire di controllare che il possessore del biglietto sia chi la stessa persone che lo ha comprato. Inoltre, la norma rende possibile rivendere il tagliando in caso di contrattempo, ma solo passando dalla piattaforma autorizzata e pagando un piccolo sovrapprezzo. Sempre con una commissione aggiuntiva, si può anche cambiare il nominativo del biglietto. Parziale soddisfazione da parte delle associazioni dei consumatori, che sperano la norma sia applicate sul serio e in tutte le sua parti soprattutto quelle della 'prevenzione' digitale piuttosto che quelle della cura nel mondo reale (ovvero la multa se il biglietto e il documento non corrispondono). “Aspettavamo una legge di questo tipo, speriamo non venga edulcorata” ha dichiarato il presidente dell'Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona. Mentre Assomusica, l'associazione dei produttori e degli organizzatori di spettacoli dal vivo, teme che se le regole non verranno fatte rispettare a rimetterci ci saranno solo gli appassionati, per la maggior scomodità – dal punto di vista burocratico –  del biglietto nominale.

Le assoluzioni

Solo di recente le istituzioni si sono messe a scrivere le leggi, ma il 'bubbone' del bagarinaggio online è scoppiato già da qualche anno in Italia.Tutto è cominciato dall'esposto presentato nell'aprile 2016 presentato dal promoter di concerti e fondatore della Barley Arts Claudio Trotta, manager con una carriera quarantennale e  con un elenco di celebrità portate sui palchi italiani non indifferente. Le date del luglio di quell'anno a Milano del suo assistito Bruce Springsteen erano andate a ruba con una velocità impressionante e poco dopo i biglietti si trovavano sul mercato secondario a prezzi molto più alti. Stessa dinamica con i concerti italiani dei Coldplay in autunno, così il Codacons decise di presentare un esposto. L'inchiesta e il processo sul secondary ticketing ha visto come imputati, tra gli altri. Roberto De Luca di Live Nation Italia, società che si occupa di organizzare eventi, Antonella Lodi di Live Nation 2 e l'amministratore del sito Viagogo Charles Stephen Roest. Le accuse erano quelle di aggiotaggio e truffa per una serie di live show tra il 2011 e il 2016 he avrebbero fruttato almeno un milione di euro. Il giudice per le indagini preliminari di Milano ha assolto chi aveva scelto il rito abbreviato – De Luca, Lodi e le due società Live Nation – con formula assolutoria. Sono stati assolti con sentenza di non luogo a procedere gli altri imputati, tra cui Roest. Lo scorso 26 agosto poi l'Antitrust ha 'risparmiato' a Viagogo una multa da un milione di euro. Quando si alza il polverone in seguito all'esposto di Trotta, alla società svizzera vengono contestati dall'Autorità garante delle concorrenza e del mercato “contenuti pubblicitari ingannevoli o comunque omissivi” in merito a “la natura del professionista, le caratteristiche principali del servizio offerto, il prezzo finale, nonché la scarsità del bene”. Viagogo si appella al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, che blocca la sanzione. Un secondo controllo riscontra problemi simili e parte una nuova procedura. Fino alla salvifica pronuncia del Consiglio di Stato dello scorso giugno, in cui si sostiene che gli svizzeri non avrebbero messo in atto pratiche commerciali scorrette perché si tratta di un hosting provider passivo. Non spetta a loro, insomma, fornire informazioni come prezzo originario del biglietto o l'indicazione del posto a sedere, se previsto. Così l'Antitrust si deve fermare di nuovo.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.