Migrantes, Bassetti: “La cura di ogni persona migrante è sempre doverosa”

Migrantes: "Negli ultimi 15 anni gli italiani nel mondo hanno raggiunto la cifra di 5,5 milioni, con un aumento del 76,6%"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:55
Il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve

“Le ultime modifiche normative, in discontinuità con il recente passato, contribuiscono a restituire l’immagine di migranti e richiedenti protezione come persone in carne e ossa, vittime di un sistema globale di iniquità economica e politica, di ingiustizia sociale e non come criminali o minacce all’ordine pubblico. La cura di ogni persona migrante, qualsiasi sia la direzione del suo andare e il passaporto in suo possesso, è sempre doverosa“.

15 anni Migrantes

Lo ha detto il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, dopo il ringraziamento al premier Giuseppe Conte per la sua presenza alla presentazione del Rapporto di Migrantes sugli italiani all’estero. Oggi è stato presentato il Rapporto Italiani nel Mondo 2020 della Fondazione Migrantes, con il card. Bassetti, alla presenza del premier Conte e del presidente dell’Inps, Tridico e mons. Di Tora.

Questo progetto editoriale e culturale della Chiesa italiana si presenta, quest’anno, nell’edizione speciale 15 anni. Coinvolgendo circa 60 autori dall’Italia e dall’estero, il Rapporto Italiani nel Mondo 2020 si misura con il dettaglio territoriale provinciale unendo l’analisi dei dati più recenti a quella degli ultimi quindici anni. E’ stato possibile seguire la conferenza in diretta streaming, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana.

Bassetti: “Chiesa non si tira indietro”

“Auspichiamo – ha aggiunto il presidente della Cei – la stessa cura per i migranti italiani in mobilità, per chi è già all’estero da tempo, per chi è nato all’estero, per chi è partito da poco o per chi ha intenzione”.

“Sono giornate intense, in cui tutti siamo chiamati a quel senso di responsabilità, che è parte essenziale del bene comune. Come Chiesa che è in Italia non ci tiriamo indietro. L’impegno, la cura, la custodia – ma anche la sofferenza per quanto avviene – delle nostre parrocchie sono una testimonianza viva, impastata con l’ascolto concreto delle ferite e dei drammi. Ascolto che, come comunità cristiana, rivolgiamo a tutti, nessuno escluso!“.

Facendo riferimento all’emergenza sanitaria determinata dal Covid, ha aggiunto: “Mi sono tornate alla mente – ha continuato Bassetti – le parole che il Presidente Mattarella pronunciava un anno fa: ‘Le innumerevoli iniziative di diocesi, parrocchie, realtà associative, in favore dei più deboli, degli emarginati, di chi chiede ascolto e accoglienza, sono concrete ed evidenti; e costituiscono un richiamo costante all’esigenza di aiuto reciproco nella vita quotidiana’, per rafforzare la coesione della comunità”.

“Un contributo, questo – ha aggiunto -, che la pandemia ha reso ancora più manifesto nelle sue dimensioni spirituali, ma anche sociali. Nel fratello sofferente abbiamo riconosciuto il volto del Cristo sofferente, che si fa Eucaristia, cioè dono per tutti, rendendoci fratelli. In questo momento della nostra storia siamo chiamati, ancora di più, a essere ‘Chiesa in uscita‘”.

Il rapporto Migrantes

“Negli ultimi 15 anni gli italiani nel mondo hanno raggiunto la cifra di 5,5 milioni, con un aumento del 76,6%”. È questa la fotografia del fenomeno “emigrazione” scattata dal Rapporto “Italiani nel mondo” 2020, diffuso oggi dalla Fondazione Migrantes. Il rapporto è stato pubblicato per la prima volta nel 2006 e oggi traccia un bilancio di questi 15 anni in una edizione speciale. Un incremento pari “a quello registrato nel secondo dopoguerra”, si legge nel rapporto, presentato stamattina on line con la partecipazione del premier Giuseppe Conte e del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei . Nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni. Le donne sono passate dal 46,2% sul totale degli iscritti nel 2006 al 48,0% del 2020. Una collettività che, rispetto al 2006, si sta ringiovanendo grazie alle nascite all’estero (+150,1%) e alla nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3% della classe di età 0-18 anni) sia dai giovani e giovani adulti da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni).

Nel 2019 hanno lasciato l’Italia ufficialmente 131mila cittadini verso 186 destinazioni del mondo, da ogni provincia italiana. Contrariamente a quanto si pensa non sono solo “cervelli” italiani in fuga. La maggioranza di chi si sposta è in possesso di un diploma e va alla ricerca di un lavoro “generico” all’estero. È quanto emerge dal Rapporto “Italiani nel mondo” 2020 (edizione speciale, 15 anni), presentato oggi dalla Fondazione Migrantes, riassunto dal Sir.

Complessivamente, le nuove iscrizioni all’Aire nel 2019 sono state 257.812 (di cui il 50,8% per espatrio, il 35,5% per nascita, il 3,6% per acquisizione cittadinanza). Secondo le analisi del rapporto, nel 2006 il 68,4% dei residenti ufficiali all’estero aveva solo licenza media o elementare o addirittura nessun titolo, mentre il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato).

Dal 2006 al 2018 cambia il trend: nel 2018, infatti, il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo. Se, però, rispetto al 2006 la percentuale di chi si è spostato all’estero con titolo alto (laurea o dottorato) è cresciuta del +193,3%, per chi lo ha fatto con in tasca un diploma l’aumento è stato di ben 100 punti decimali in più (+292,5%).

“Viene così svelato – si legge nel report – un costante errore nella narrazione della mobilità recente raccontata come quasi esclusivamente composta da altamente qualificati occupati in nicchie di lavoro prestigiose e specialistiche quando, invece, a crescere sempre più è la componente dei diplomati alla ricerca all’estero di lavori generici”.

Americhe ed Europa

Sono state le Americhe e l’Europa, negli ultimi 15 anni (2006-2020), le principali mete della presenza degli italiani all’estero. Anche in Paesi meno consueti: le “nuove frontiere” della mobilità sono infatti Malta (+632,8%), Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%).

L’area latino-americana è cresciuta grazie alle acquisizioni di cittadinanza (+123,4% dal 2006) coinvolgendo soprattutto il Brasile (+221,3%), il Cile (+123,1%), l’Argentina (+114,9%). Oltre il 70% (+793.876) delle iscrizioni totali in America dal 2006 ha riguardato l’Argentina (+464.670) e il Brasile (+329.206).

L’Europa, invece, negli ultimi quindici anni, è cresciuta grazie alla nuova mobilità (+1.119.432 di presenze, per un totale, a inizio 2020, di quasi 3 milioni di residenti totali). I valori assoluti fanno risaltare i Paesi di vecchia mobilità come la Germania (oltre 252mila nuove iscrizioni, +47,2%), il Regno Unito (quasi 215mila), la Svizzera (più di 174mila, +38%), la Francia (quasi 109mila, +33,4%) e il Belgio (circa 59mila, +27,3%).

Per il Regno Unito, invece, e soprattutto per la Spagna, gli aumenti sono stati molto più consistenti, rispettivamente +147,9% e +242,1%.

Nuove frontiere della mobilità

Le crescite più significative, dal 2006 al 2020, caratterizzano Paesi europei definiti “nuove frontiere” della mobilità: Malta (+632,8%), Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%).

Gli italiani si sono spostati anche a Oriente, soprattutto Emirati Arabi e Cina. Nel rapporto vengono presi in esame 46 contesti provinciali. Si scopre così che l’emigrazione italiana non è solo dal Sud verso il Nord: “Il vero divario è tra città e aree interne. Sono luoghi che si trovano sia al Sud che al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita, verso il settentrione e verso l’estero”. I curatori del Rapporto chiedono perciò di prestare attenzione ai piccoli centri, “a quei pezzi di territorio spesso abbandonati che diventano luoghi dove, invece, è possibile intervenire per ridare loro vita”.

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