L’impegno solidale come vocazione del Vicario di Cristo. Magistero è tutto l’insegnamento della Chiesa. Con esso la Chiesa conserva e trasmette attraverso i secoli il deposito della Fede, ossia il contenuto della Rivelazione. Tutto il popolo di Dio è chiamato a conoscere, custodire e propagare il deposito della Fede, essendo compito della Chiesa intera annunciare il Vangelo della salvezza a tutti. I principi della fede non devono mai trasformarsi in motivo di conflitto e di contrapposizione all’interno della convivenza civile. Anzi possono e devono risultare vivibili e appetibili anche per gli altri, nel maggior consenso e concordia possibili e motivare in profondità l’impegno per la giustizia e per la solidarietà. L’Opera omnia del cardinale Carlo Maria Martini evidenzia la lezione del Concilio Vaticano II negli ultimi sessant’anni di Magistero pontificio. L’atteggiamento nei confronti del mondo è lo stesso della Gaudium et Spes. Il Vicario di Cristo (da Giovanni XXIII a Leone XIV) testimonia riconoscenza, gratitudine, apprezzamento per la lezione conciliare. Al contempo offre una parola autenticamente profetica, capace di sottolineare le sfide e la responsabilità di tutti e di ciascuno.

L’enciclica “green” Laudato si’ di Francesco è un esempio di vocazione solidale del Magistero. A dimostrarlo è stato anche lo straordinario impatto che ha avuto, anche, se non soprattutto, al di fuori della Chiesa. Non per niente il “dialogo”, termine che ha caratterizzato profondamente il Concilio Vaticano II, è stato al centro dei processi che Francesco ha voluto aprire e dello stile che ha portato avanti. Significativa è poi l’insistenza degli ultimi pontefici sulla collegialità, sulla sinodalità. Camminare insieme è un’espressione ricorrente, sia che il Vicario di Cristo ne parli ai leader del G20 o ai movimenti popolari o ancora di più alla Chiesa nel suo insieme. Ed è quello che Francesco ha messo in pratica particolarmente nei due Sinodi sulla famiglia. Evidenziando che ci sono sempre punti di vista diversi e bisogna cercare spazi per ascoltare lo Spirito Santo e permettergli di operare in profondità. Il Sinodo non è un parlamento, dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si occorre al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi, Ma l’unico metodo del Sinodo è quello di “aprirsi allo Spirito Santo, con coraggio apostolico, con umiltà evangelica e con orazione fiduciosa“.

Sotto il profilo dei contenuti il riferimento principale è il Patto delle catacombe, sottoscritto da quei padri conciliari che ritenevano indispensabile una maggiore enfasi sul tema della povertà. Molti tra i promotori di questo documento erano latinoamericani, inclusi alcuni argentini con cui certamente il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio e l’agostiniano statunitense-peruviano Robert Francis Prevost erano in contatto. Questo Patto esprimeva anche l’impegno a esercitare in modo rinnovato il ruolo di pastore, compresi stile di vita e segni esteriori. Non possiamo dimenticare tutta la ricchezza e la varietà delle elaborazioni teologiche e pastorali latinoamericane in materia di opzione preferenziale per i poveri. Ma anche su questo punto occorre compiere un passo in avanti. Lo si vede molto bene nell’Evangelii Gaudium. Francesco scriveva di desiderare “una Chiesa povera per i poveri”. E subito dopo aggiungeva che “essi hanno molto da insegnarci. È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro“.

Una sottolineatura che appare come il frutto del percorso della Chiesa latinoamericana dopo il Concilio, ma anche dell’esperienza personale di Jorge Mario Bergoglio nelle periferie di Buenos Aires. La misericordia è innanzi tutto l’attuazione del Vangelo. Per questo è inevitabilmente anche l’attuazione del Concilio e la manifestazione del Dna della Chiesa, che “vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva” (Evangelii Gaudium). Questo desiderio spinge con tutte le sue forze ad andare incontro ai poveri, agli afflitti, ai bisognosi. Così, proprio l’esercizio della misericordia diventa il criterio di verità della fedeltà al Vangelo, nella comunità primitiva come nella Chiesa di oggi. In questa chiave va letto anche il Giubileo della Misericordia, che Francesco aveva indetto esattamente a “sette settimane di anni” dalla chiusura del Vaticano II. A tutti gli effetti si è trattato di un Giubileo del Concilio, di cui è stato riaffermato il carattere di evento della storia della salvezza.

