Lamorgese: “Controlli rigorosi per evitare il lockdown nazionale”

Sileri: "Lockdown? Non ne vedo all'orizzonte, aspettiamo 14 giorni per vedere l'effetto delle misure adottate da ordinanze regionali e Dpcm"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:01
Covid

“È in atto un confronto continuo e costruttivo con i sindaci delle aree metropolitane e con l’Associazione dei Comuni. Il ministero è pronto a rispondere alle richieste”. E’ quanto assicura il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in un’intervista al Corriere della Sera.

Alcuni sindaci, a suo avviso, “hanno sentito sulle loro spalle un peso eccessivo” e insieme con i governatori “sono in prima linea, ma il collante che ci tiene uniti non può che basarsi sullo spirito di collaborazione tra istituzioni. Se ogni sindaco volesse un ulteriore contingente fisso anche nelle città più piccole, non sarebbe possibile. Il momento di sintesi non può che essere nei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

Reparti mobili

Lamorgese, ripresa da Ansa, spiega che i reparti mobili “non sono utilizzabili per questo tipo di controlli” e sottolinea che “stiamo facendo e faremo di tutto per evitare” il lockdown, perché “sarebbe un colpo durissimo all’economia e per la tenuta sociale del Paese. Divieti e chiusure limitate sono necessari proprio per prevenire situazioni e restrizioni peggiori, perciò i controlli devono essere rigorosi e i cittadini devono guardare alle forze dell’ordine come alleati, non come controparte”.

Sugli eventuali errori fatti commenta: “Sicuramente stiamo scontando atteggiamenti disinvolti che, soprattutto durante le vacanze estive, hanno fatto abbassare la guardia a molte persone. Ora però il richiamo al senso di responsabilità deve riguardare anche tutti coloro che operano nelle istituzioni”.

Sul versante politico “è il momento della condivisione e della responsabilità di tutti, al di là dell’appartenenza. Mi sembra che ci sia troppa conflittualità. Di fronte alle grandi emergenze sarebbe bene che le forze di opposizione e di governo lavorassero insieme, seppure con ruoli e responsabilità distinte”.

Sileri: “No corsa al tampone”

“Vedo una corsa troppe volte ingiustificata al tampone. Se hai avuto un contatto stretto devi metterti in quarantena per 10 giorni e poi fare il test. Prima si rischia di non rilevare il virus che è ancora in incubazione e di infettare i propri familiari”.

E’ quanto afferma in un’intervista alla Stampa il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri che mette in guardia anche dalle code ai drive in e negli ospedali “dove si rischia anche di contagiarsi sul serio”.

Sull’ipotesi di lockdown nazionali afferma: “Sinceramente non ne vedo all’orizzonte, aspettiamo ancora 10-14 giorni per vedere l’effetto delle misure adottate da ordinanze regionali e Dpcm”.

“Ora – prosegue – la cosa più importante è limitare la crescita dei contagi, far sì che la curva pur salendo lo faccia lentamente, senza far collassare le terapie intensive. Intanto dobbiamo anche evitare il ricorso al ricovero quando non è necessario”.

E’ necessario “potenziare il trasporto pubblico, ad esempio utilizzando i bus turistici. Ma servirà anche potenziare i controlli sui mezzi, dove non è possibile far viaggiare persone senza mascherina”.

Anziani

“E poi dobbiamo stendere una rete protettiva per i più anziani e le persone fragili: se diciamo loro di restare a casa poi dobbiamo assicurarci che abbiano qualcuno che faccia loro la spesa, monitori lo stato di salute. Gli enti locali devono coinvolgere volontariato, parrocchie, centri anziani in questo porta a porta”.

Blocco della mobilità

Rispetto alle restrizioni, “chiusure chirurgiche come quelle attuate a Genova saranno ancora necessarie. Certo, se poi non basta devi adottare il blocco della mobilità in tutta la Regione”. “Abbiamo un monitoraggio che settimanalmente indica il livello di rischio delle regioni. In base a quello si deciderà”, conclude Sileri.

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