Lamorgese: ancora troppo presto per riaprire il Paese. Tolleranza zero contro trasgressori

Gli scienziati contro la proposta di Renzi di aprire fabbriche prima di Pasqua. Ecco le storie dal Paese reale: un bimbo sano nasce da mamma positiva. Ancora un morto tra gli operatori sanitari

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:17

“Sono seriamente preoccupata della situazione generale che si sta man mano delineando – ha dichiarato il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese all’Intervista su SkyTg24 commentando alcuni episodi di rivolta che si sono verificati nel sud Italia e sottolineando che il Governo ha già “fatto tanto mettendo a disposizione 11 miliardi per la cassa integrazione”. “Spero – aggiunge – che queste risorse arrivino quanto prima perché sono un segnale importante. Però, allo stesso tempo, non si tollereranno azioni criminali per la sicurezza della popolazione“. “Questo è il momento di far sentire l’unità di un’Europa che tante volte – ha aggiunto la Lamorgese – anche su altri versanti, non è stata del tutto solidale. Oggi abbiamo un’opportunità da non perdere, che è quella di essere tutti uniti per un solo fine”. “Inoltre se andiamo a vedere i dati di ieri – ha concluso il Ministro dell’Interno –  dobbiamo pensare che il 3 aprile sia una data troppo ravvicinata per riaprire tutto“.

Sulla riapertura è polemica tra Renzi e gli scienziati

“Ora bisogna stare tappati in casa per non vanificare sacrifici fatti fino a questo momento. La situazione è “ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve – così su Fb il virologo Roberto Burioni, dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in merito alle ipotesi sulla tempistica per la riapertura di aziende e scuole -. Dobbiamo cominciare a pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo continuare a rimanere chiusi al fine di rimanere in casa per sempre. Però – afferma Burioni – dobbiamo anche sapere in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve“. La proposta, definita “una follia” dagli scienziati, arriva da Renzi. “Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire“. Così aveva dichiarato il leader di Italia Viva in un’intervista ad Avvenire. Anche per quanto riguarda le scuole, Renzi sostiene la necessità che “si torni a scuola il 4 maggio. Almeno i 700 mila studenti delle “medie” e i duemilioni settecentomila delle “superiori”. Tutti di nuovo in classe dopo aver fatto un esame sierologico: una puntura sul dita e con una goccia di sangue si vede se hai avuto il virus”. “Bisogna garantire gli esami”, osserva ancora: ” il sei politico fa male. I ragazzi hanno il diritto di essere valutati e il governo ha il dovere di permetterlo”.

Mentre la politica discute, la vita va avanti

Si chiama Noha ed è un bel bimbo di 3 chili e 300 grammi nato giovedì mattina al Gemelli da una mamma positiva al coronavirus. Il primo tampone naso-faringeo di Noah, effettuato subito dopo la nascita, è risultato negativo. Ne verrà ripetuto un altro, come da protocollo, a cinque giorni dalla nascita, cioè lunedì. Anche la mamma di Noha è in buone condizioni, nonostante presenti una polmonite da Covid. Per motivi di sicurezza il piccolo è stato separato dalla mamma subito dopo la nascita perché “in questi casi – spiega il professor Vento – non è consigliato il bonding (il contatto ‘pelle a pelle’) e nemmeno il ritardato clampaggio del cordone ombelicale, che sono due pratiche normalmente eseguite in tutti i parti, spontanei e cesarei. E’ preferibile evitarli, per minimizzare il rischio di trasmissione dell’infezione. Noha sta bene – assicura Vento- e beve dal biberon il latte raccolto dalla mamma, visto che non c’è evidenzia di trasmissione del virus attraverso il latte materno”.

Medici e sanitari: i nostri eroi morti sul campo

A Foggia invece purtroppo è morto un altro operatore del 118. L’uomo era di Rodi Garganico ed è deceduto al Policlinico Riuniti di Foggia dove era ricoverato dal 4 marzo. Aveva 48 anni A.R e, a quanto si apprende, non aveva patologie pregresse. La notizia è stata confermata da fonti interne all’azienda. Il 48enne, a quanto si apprende, avrebbe contratto il virus  dopo aver soccorso un paziente positivo al Covid-19 lo scorso 2 marzo. Dopo questo stesso intervento, altri nove operatori del 118 sono stati messi in quarantena e ora sono tutti rientrati in servizio. Tra il personale del 118 della Sanità service, c’è un altro operatore contagiato e le sue condizioni non sarebbero preoccupanti.

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