La donna secondo Pietro: da Francesco a Leone la Chiesa al femminile. Dialogando a braccio in Aula Paolo VI con i partecipanti al Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione, Leone XIV ha descritto il rapporto uomo-donna. Invocando la valorizzazione della donna nella società e nella Chiesa a partire da un cambio di paradigma culturale. Racconta Robert Francis Prevost: “Ho vissuto in una famiglia cattolica, dove mia madre e mio padre erano molto attivi in parrocchia. A mia madre, negli anni Settanta, quando si parlava molto di uguaglianza tra uomo e donna, è stato chiesto: ‘Volete essere uguali agli uomini?’. E lei ha risposto: ‘No, perché noi siamo già migliori’. E non lo diceva scherzando”. Un secondo riferimento personale risale al suo lungo servizio missionario in Perù. Dove “ci sono congregazioni religiose il cui carisma è lavorare dove non ci sono sacerdoti. Fanno battesimi, sono testimoni ufficiali ai matrimoni. Svolgono un lavoro missionario stupendo che è di esempio a molti sacerdoti”.

Donna e società
Prosegue il Pontefice: “Non è che non esistano opportunità nella Chiesa per le donne ma sicuramente esistono ostacoli culturali. Non tutti i sacerdoti vogliono permettere che le donne esercitino quello che può essere il loro ruolo. Ci sono culture dove ancora le donne soffrono perché non hanno gli stessi diritti degli altri cittadini”. Nella visione di Leone XIV “la sfida per la Chiesa, per tutti noi, è vedere come promuovere insieme il rispetto per i diritti di tutti e di tutte. Come promuovere la compartecipazione di tutti secondo la loro vocazione. Individuando dove si possono esercitare ruoli di responsabilità nella Chiesa“. Aggiunge Robert Francis Prevost: “Culturalmente non in tutti i Paesi le donne hanno lo stesso posto che hanno in Europa o negli Stati Uniti. Noi tutti possiamo essere forza, ispirazione, invito alle nostre nazioni e culture a riflettere sulle differenze che esistono, non solo fra uomo e donna. In molti Paesi ci sono ancora differenze secondo la classe o il rango nella società, esistono pregiudizi e discriminazioni che vanno contro il Vangelo, e noi molte volte siamo impotenti davanti a queste realtà. C’è molto da fare”. “La Chiesa già offre spazi per continuare questo cammino”, ha concluso il Papa: “Dobbiamo essere coraggiosi e accompagnare queste situazioni, queste realtà, perché pian piano si possano introdurre cambiamenti, trasformazioni delle culture, affinché possano essere eliminate autentiche discriminazioni e si possa dar vita a comunità dove i doni e il carisma di ogni persona siano veramente rispettati e valorizzati”.

Empatia e peculiariatà
Anche il rapporto di papa Francesco con le donne era del tutto alieno da antichi pregiudizi e da moderni conformismi. Ed era fondato su una forte attitudine empatica, nata probabilmente dal rapporto con le figure femminili incontrate nella sua vita familiare e dal suo ministero di prete e di vescovo. La sua empatia, infatti sapeva manifestarsi nella schiettezza di un richiamo scherzoso alle suore. Come nella capacità di descrivere in modo toccante, ma pieno di realismo, la vita delle famiglie nelle gioie e nelle difficoltà. Più volte egli ha rimarcato la necessità che le donne assumano un ruolo più attivo nella vita ecclesiale e sociale. Un desiderio che nasceva dalla constatazione, profondamente teologica, che “la Chiesa è donna“. I doni e le peculiarità proprie del femminile sono un elemento essenziale del ministero della misericordia, che per Francesco era il compito più urgente. Su questa scia Jorge Mario Bergoglio aveva rilanciato ai membri della Commissione Teologica internazionale la proposta di “una teologia evangelizzatrice, che promuova il dialogo con il mondo della cultura”. Una necessità di cui i teologi sono chiamati a farsi carico “in sintonia con il Popolo di Dio”. Coè “dal basso” con “uno sguardo privilegiato per i poveri e i semplici” e al tempo stesso anche “in ginocchio”, perché “la teologia nasce in ginocchio, nell’adorazione di Dio”.

