Vendite in calo del 20% per il Made in Italy

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:22

Aun mese dall’avvio dei dazi Usa sui prodotti europei sono calate del 20% le vendite dei prodotti agroalimentari Made in Italy negli Stati Uniti direttamente interessati”. Lo stima la Coldiretti tracciando un bilancio degli effetti delle misure scattate il 18 ottobre scorso contro una lista di beni europei, che hanno colpito molte delle più note specialità tricolori, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dall’Asiago al Gorgonzola fino alla Fontina ma anche salumi, agrumi, succhi e liquori.

Black list

Nella black list decisa dalla Rappresentanza Usa per il commercio (Ustr) nell’ambito della disputa nel settore aereonautico tra l’americana Boeing e l’europea Airbus – ricorda Coldiretti – “ci sono complessivamente beni alimentari italiani per un valore all’esportazione di circa mezzo miliardo di euro, colpiti da aumenti tariffari aggiuntivi che hanno provocato il rincaro dei prezzi al consumo e una preoccupante riduzione degli acquisti da parte dei cittadini e ristoratori statunitensi”. “Il dazio per il Parmigiano Reggiano e per il Grana Padano ad esempio è passato – spiega l’associazione – dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo. Il risultato è che il consumatore americano lo dovrà acquistare sullo scaffale ad un prezzo che sale dagli attuali circa 40 dollari al chilo a oltre i 45 dollari”. “In attesa della sentenza del Wto sui sussidi americani a Boeing e degli sviluppi del negoziato in corso è sempre più urgente l’attivazione di aiuti compensativi ai settori più duramente colpiti come richiesto per prima dalla Coldiretti e successivamente condiviso a livello nazionale e comunitario”, afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, sottolineando la necessità di “rafforzare i programmi di promozione dei prodotti agricoli nei paesi terzi e concedere sostegno agli agricoltori”.

L'affaire Boeing

Come spiega Matteo Gianola su In Terris, “Il mercato mondiale dell'aeronautica è spartito, infatti, soprattutto, tra due grandi competitor: l’americana Boeing, appunto, e l’europea Airbus. È evidente che se i problemi individuati sul 737 Max non fossero di facile soluzione, obbligando quindi a un blocco prolungato di produzione e consegne, le varie compagnie aeree si vedrebbero costrette, in caso di necessità di ampliare il parco veicolo o di sostituzione degli aerei obsoleti, a rivolgersi al modello concorrente, l’A320 di Airbus. Questa possibilità ha fatto alzare il tiro del governo americano che, fin dall’insediamento della presidenza Trump, brandisce la minaccia di nuovi dazi alle importazioni come arma per ricontrattare tutti gli accordi commerciali a oggi esistenti con i principali partner. Nel mirino, ufficialmente, ci sarebbero i sussidi che l’Unione Europea concederebbe a Airbus per aumentarne la competitività sui mercati, creando una presunta distorsione che avrebbe come principale danneggiato proprio Boeing”. Ma, avverte Gianola, “la politica dei dazi è distorsiva e poco produttiva, visto che va a penalizzare soprattutto il consumatore finale”.

 

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